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Il figlio “extra” che ci ha portati alla Chiesa cattolica

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La saggezza e la bellezza degli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, il matrimonio e la sessualità continuano ad attirare

Assume quantità di latte sconcertanti. Sembra pensare che le porte non siano abbastanza chiuse se non si sbattono. Cammina come se stesse imitando il film Tyrannosaurus Rex. Non è particolarmente entusiasta di lavare i piatti. Passa ore nella doccia. Ha memorizzato tutta la serie di Calvin and Hobbes, nonché di Tintin Asterix, ed è a lui che chiediamo di aggiustare i computer in famiglia.

È il nostro figlio più piccolo, nato quando mia moglie ed io eravamo già adulti, grazie all’accettazione dell’insegnamento cattolico sul matrimonio quando eravamo ancora protestanti. Essere aperti alla vita produce vita (ora è una sorpresa), e se sei adulto ti puoi offrire un “bonus baby”, un “figlio extra”.

Siamo felici anche se i nostri amici lo sono meno, non perché pensavano a noi e a come potessimo sentirci, ma perché abbiamo fatto qualcosa che semplicemente non si doveva fare. Nessuno poteva pensare che conoscessimo gli insegnamenti cattolici (l’uso degli anticoncezionali artificiali è quasi universale, ne sono certo), e sicuramente nessuno lo immaginava. Non riuscivano a concepire che una coppia della nostra età potesse “rischiare” con una gravidanza.

Anche i nostri amici più sofisticati scherzavano dicendo cose come “Beh, com’è successo?” con falsa sorpresa, e “Sai come succede, vero?” Solo il loro essere sofisticati li ha trattenuti dal darmi un colpetto sulle costole e dirmi “Capisci?”

L’insegnamento e il frutto incarnato di questo insegnamento ci ha condotti alla Chiesa cattolica, come qualcosa di più di una mera fonte di idee utili. Il contrasto tra la gioia di avere un figlio e la convinzione dei nostri amici del fatto che non si potesse voler avere un figlio alla nostra età ci ha detto qualcosa sulla Chiesa, come una voce che dice una verità controcorrente. Amiamo il nostro piccolo e non riusciamo a immaginare la nostra vita senza di lui.

Una famosa frase di Chesterton tratta dal suo libro The Catholic Church and Conversion dice: “Non vogliamo una religione che abbia ragione dove noi abbiamo ragione. Vogliamo una religione che abbia ragione dove noi sbagliamo”. Anche se è vero in teoria, non sono sicuro che sia completamente giusto nella pratica, visti i modi complicati in cui la gente arriva alla Chiesa.

Nel nostro caso, volevamo una Chiesa che avesse ragione dove noi avevamo ragione, ma volevamo ancor di più una Chiesa che avesse ragione dove noi avevamo ragione e la nostra cultura aveva torto.

Con l’aiuto della Chiesa abbiamo visto qualcosa che nessuno nel nostro ambiente ha appoggiato. Quando ero più giovane pensavo che l’insegnamento della Chiesa cattolica sul matrimonio fosse incomprensibile come mangiare vermi o guardare una partita di cricket. Non sentivo che la natura dell’intimità sessuale avesse qualcosa a che vedere con la natura, e che questa avesse qualcosa a che vedere con Dio.

Non evitare di avere figli era una cosa che facevano anche altre persone – i WASP (white anglo-saxon protestants) di sinistra a favore dell’uguaglianza dei miei circoli, la classe operaia irlandese e gli italiani che facevano molte altre cose che non capivamo, come mettere grandi statue di Maria all’ingresso delle loro case e andare in chiesa a ore strane durante il giorno.

Avere grandi famiglie era una delle cose strane che facevano.

E ora mi trovo tra loro e vivo una vita che non riconoscerei se avessi ancora vent’anni, e mi sento a mio agio. È una delle ragioni per le quali ho firmato la Lettera aperta al Sinodo di più di 100 convertiti. Sono uno di quelli che sono arrivati alla Chiesa “in gran parte per ciò che propone sull’essere umano nel suo insegnamento sulla differenza sessuale, il matrimonio e la famiglia”, e trovo che la saggezza e la bellezza dell’insegnamento della Chiesa siano una fonte di attrazione continua.

Grazie a Dio, il tema dei divorziati risposati, l’insegnamento per il quale la lettera dei convertiti si preoccupa maggiormente, non ci riguarda, ma la parte degli insegnamenti che abbiamo vissuto è stata una benedizione, anche se non priva di difficoltà e dolore. Sono certo che la Chiesa abbia ragione sulla parte degli insegnamenti che non ci riguardano, e se la Chiesa riducesse il suo insegnamento in qualche modo questa parte si perderebbbe.

Se avessi qualche dubbio al riguardo, il suono di imitazione di un dinosauro, le porte sbattute e l’inizio di maratone di doccia mentre i piatti sporchi si ammonticchiano nel lavello me lo toglierebbe.

 

David Mills, ex direttore esecutivo di First Things, è senior editor di The Stream, direttore editoriale di Ethika Politika e scrive per numerose pubblicazioni cattoliche. Il suo ultimo libro è Discovering Mary. Si può seguire su @DavidMillsWrtng.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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