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Esiste un fondamentalismo cattolico?

Massimo Introvigne, direttore Centro Studi Nuove Religioni, autore de “Preti pedofili. La vergogna, il dolore e la verità sull’attacco a Benedetto XVI”
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Intervista al sociologo Massimo Introvigne

Il professor Massimo Introvigne, sociologo, Presidente del Cesnur (Centro Studi sulle Nuove Religioni) nel 2011 rappresentante dell’OSCE per la lotta alla discriminazione religiosa, ha dedicato diversi saggi allo studio del fenomeno religioso, l’ultimo in ordine pubblicazione (Il fondamentalismo. Dalle origini all’Isis, Sugarco) è dedicato al fenomeno del fondamentalismo islamico. Tuttavia nella parte generale, l’autore si è soffermato sul tema del fondamentalismo in generale e ha dedicato alcuni passaggi molto interessanti sul fondamentalismo nel cristianesimo in generale e nel cattolicesimo in particolare. Se per le chiese rette dall’assioma “sola scrittura” (quelle protestanti) è una lettura rigida e letterale della Bibbia, per il cattolicesimo il rischio è quello di una interpretazione “fissista” della Tradizione. Aleteia lo ha raggiunto per un approfondimento. Professor, può spiegarci meglio?

Introvigne: Come Papa Francesco ha ribadito nella Messa di apertura del Sinodo, nella Chiesa la Tradizione è concepita come «vivente». Non è un codice normativo fisso, un manuale con cui andare a confrontare i comportamenti – compresi quelli del Papa – per vedere se sono ortodossi o no. Non si può comprare in libreria un libro chiamato «La Tradizione» che la contenga tutta. Si può comprare il «Catechismo della Chiesa Cattolica», certo, ma quello di San Giovanni Paolo II non è uguale a quello del Concilio di Trento. La Tradizione è un deposito vivo e per sapere che cos’è la Tradizione oggi occorre rivolgersi al Magistero. Il fondamentalismo cattolico invece pensa che la Tradizione sia un insieme chiuso di tesi, sulla base del quale si può giudicare anche il Papa di oggi e semmai dichiararlo eterodosso. Poiché appunto non esiste il libro della Tradizione, il fondamentalista alla fine si costruisce la Tradizione che preferisce e sostituisce se stesso al Papa come istanza ultima deputata a definire che cos’è la Tradizione.

In generale come definirebbe il fenomeno del fondamentalismo?

Introvigne: Mi sembra che la metafora dell’aereo di San Giovanni Paolo II, all’inizio della «Fides et ratio», sia accettabile anche per i sociologi. Per volare abbiamo bisogno di due ali, la fede e la ragione. Se l’ala della fede diventa ipertrofica e la Fede si mangia la ragione l’aereo si schianta: è il fondamentalismo. Se l’ala della ragione diventa ipertrofica e si mangia la fede abbiamo il laicismo, e l’aereo si schianta lo stesso.

Oggi, anche grazie alla diffusione dei social media e quindi di una più trasparente ma anche caotica “opinione pubblica” cattolica, si sentono attacchi pesantissimi al Santo Padre come mai nella recente storia della Chiesa con toni – a volte – molto sopra le righe che superano il mero dissenso e sfociano addirittura in accuse di compromissione col mondo, sedevacantismo addirittura si dice “il Papa non è cattolico”. Minoranze rumorose, retroguardie “fissiste” o cos’altro?

Introvigne: Direi che assistiamo alla manifestazione aperta e senza infingimenti del fondamentalismo cattolico. Esisteva anche prima, e criticava anche San Giovanni Paolo II (pensiamo all’incontro di Assisi) e Benedetto XVI. Ma avanzava mascherato, mentre ora con Papa Francesco si manifesta apertamente. Il Magistero ci dice tutto quello che abbiamo bisogno di sapere sul fondamentalismo: è una perversione della religione e della fede. È anche tecnicamente sovversivo, nel senso che sovverte il modo di funzionare, divinamente istituito, dell’autorità della Chiesa: toglie l’autorità al Papa e, con il pretesto di dare tutta l’autorità alla Tradizione, la dà al caporione di turno di questa o quella conventicola fondamentalista.

Uno dei tratti del fondamentalismo è l’uso della violenza fisica, legale o semplicemente non punita, come vediamo purtroppo in molti paesi – per lo più asiatici, ma non solo – a maggioranza islamica (Pakistan, le aree sottoposte al Califfato, l’Arabia Saudita, l’Iran) ma anche nei luoghi della preponderanza indù o buddhista. In linea di massima nel cristianesimo – naturalmente parliamo di quello più “rigorista” – oggi questa violenza è assai meno forte ed è quasi completamente assente nel cattolicesimo. E’ una semplificazione o corrisponde ad un dato reale?

Introvigne: Il dato è reale. Il cattolicesimo ha in sé gli anticorpi alla violenza. Si può pensare ogni male dei fondamentalisti cattolici ma non li si può accusare di essere violenti: non lo sono.

Come si esce dai fondamentalismi? C’è un tratto unitario oppure ogni fede ha – o dovrebbe avere – un suo modo per superare questa chiusura?

Introvigne: Il tratto unitario è stato indicato da San Giovanni Paolo II ed è stato il tratto dominante del Magistero di Benedetto XVI: né separazione né confusione, ma collaborazione – nella distinzione – fra fede e ragione. Ogni religione però ha le sue specificità e deve trovare le vie di critica e di uscita dal fondamentalismo al suo interno.

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