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Un omosessuale dichiarato pro matrimonio gay, lettore alla Messa del Papa?

Courtesy of the Cooking Channel

FOR TV -- DO NOT PURGE -- Mo Rocca My Grandmother's Ravioli -Host Mo Rocca poses for a photo at the residence of guest Ki Sook Yoo, as seen on Cooking Channel's My Grandmother's Ravioli, Season 3. (CREDIT: Cooking Channel)

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 01/10/15

La partecipazione dell’attore e scrittore Mo Rocca a New York ha suscitato molto scandalo. Il commento di tre autorevoli voci

Una star del mondo omosessuale americano – lo scrittore satirico, attore e reporter televisivo Mo Rocca – è stato il primo “lettore” alla messa celebrata da papa Francesco al Madison Square Garden di New York. La sua presenza in quel luogo e in quel ruolo sta suscitando commenti e polemiche sui social media statunitensi, dal momento che Mo Rocca fino a questo momento è noto per la sua opposizione all’insegnamento cattolico sui rapporti omosessuali ed è favorevole alle nozze fra persone dello stesso sesso.

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Negli States la partecipazione di Mo Rocca ha destato scalpore e polemiche sui social network. Uno scalpore ingiustificato nell’era della Chiesa di Francesco, con la mano tesa verso tutti a prescindere dalle proprie convinzioni.

L’OPINIONISTA: NON SIAMO I SIGNORI DEL “NO”

«Sono sicuro – spiega un autorevole opinionista come don Filippo Di Giacomo– che quel signore andava sull’altare perché in quell’occasione come in altre, ha intorno a sé una comunità che, pur non condividendo le sue posizioni, l’accoglie da fratello, come avviene in ogni parrocchia del mondo cattolico».

Il sacerdote e giornalista evidenzia che la presenza di Mo «è l’eventuale conferma che quei valori che vengono indicati come frutto della secolarizzazione o della società post cristiana o multiculturale per la Chiesa cattolica del post concilio sono prassi quotidiana. Noi non siamo i signori del “no”», taglia corto don Filippo.

Che poi cita le parole dei pontefici. «Come diceva Papa Benedetto XVI, ci riuniamo a messa perché siamo una comunità di amici, e come ripete spesso Papa Francesco lo facciamo per condividere la gioia che proviene dalla coscienza di essere “peccatori perdonati”». Insomma, conclude, «chi si scandalizza, o è un malpensante o molto più semplicemente è uno che non mette piede in chiesa da molti anni».

IL PASTORALISTA: VISIONE PIU’ ACCOGLIENTE

C’è anche un altro aspetto che va sottolineato, come spiega il pastoralista don Dario Vivian, docente di Teologia Pastorale presso la Facoltà Teologica del Triveneto: «La scelta di far leggere ad un gay dichiarato e conosciuto una lettura alla messa del papa negli Stati Uniti conferma, in prima battuta, ciò che anche ilCatechismo della Chiesa Cattolica afferma: “Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione”(n. 2358)».

Va detto anche che «questa persona si è però dichiarata a favore dei matrimoni gay, quindi la questione non è la condizione omosessuale, ma il praticarla e farla diventare scelta di vita con un partner». Lo stesso Catechismo precisa: “La tradizione ha sempre dichiarato che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati. In nessun caso possono essere approvati”(n. 2357). Don Dario prova ad ampliare i confini di una riflessione che la Chiesa si avvia ad affrontare. «Si aprono interrogativi, che vedono teologi e pastori dubbiosi sul fatto che l’amore omosessuale vissuto in coppia vada giudicato in modo così negativo».

Nel Sinodo sulla famiglia dell’ottobre del 2014, che vedrà una seconda puntata dal 4 al 25 ottobre, «si era arrivati ad aperture significative. Nella relazione dopo la discussione in aula, si affermava: “Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accoglierle, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partner” (nn. 50 e 52)».

Il testo, ricorda il pastoralista, «non è stato accettato, perché una parte di vescovi ha ribadito la posizione tradizionale della Chiesa; ma la discussione è andata avanti, con posizioni di apertura ad esempio dei cardinali di Monaco e di Vienna. Papa Francesco ci sta abituando a segni concreti, che contribuiscono a plasmare un volto di Chiesa diverso. Un gesto vale talvolta più delle parole e smuove situazioni incrostate».

Senza «esagerarne» l’importanza, conclude don Dario, «ritengo che la scelta consapevole di chiedere ad un gay di fare il lettore alla messa del papa aiuterà la Chiesa a camminare verso una visione più accogliente dell’amore omosessuale; non per cedere alle richieste o peggio alle mode, ma per un modo più evangelico di accompagnare le storie di vita delle donne e degli uomini del nostro tempo».

IL MORALISTA: E’ REALMENTE IL COMPIMENTO DELLA SUA CONVERSIONE?

La visione del moralista don Leonardo Salutati, teologo e docente di Teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia centrale di Firenze, è prudente: «Non sono sufficienti le poche informazioni riportate dai quotidiani per formulare un giudizio morale sulla partecipazione di Mo Rocca, noto per la sua opposizione all’insegnamento cattolico su temi sensibili, come lettore alla Messa di Papa Francesco. Infatti se questa fosse il compimento del suo cammino di conversione all’insegnamento cattolico, chi potrebbe contestarla?Ricordiamo le parole di Gesù alla donna adultera: “Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più”».

Diverso il caso, prosegue don Leonardo, «se questa conversione non ci fosse stata». Infatti leggere durante la celebrazione dell’Eucaristia «è un vero e proprio ministero, che appartiene ai membri del Popolo di Dio, nell’esercizio del sacerdozio comune dei fedeli, in quanto corresponsabili della missione della Chiesa e compartecipi con i vescovi, i presbiteri e i diaconi alla sua azione liturgica e alla sua presenza nel mondo».

Per questo, «proclamare la Parola di Dio, pur una tantum, non può essere sminuito o come attribuzione onorifica, o come momento episodico nella vita di un cristiano, o come prestazione giustificata da motivi organizzativi. Esige piuttosto – sottolinea il moralista – ben precise predisposizioni, nel senso che il lettore non può non essere testimone dell’annuncio evangelico, con una coerente condotta di vita che riveli che conosce quel fa e imita quello che tratta».

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