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Da Enzo Ferrari a Fangio, le confidenze di Don Ruspa, parroco della Formula 1

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Il sacerdote modenese è entrato nella storia per essere stato il celebrante della santa messa per i piloti prima del Gran Premio d’Italia di Formula a Monza. Motori e poveri sono stati

Un prete con la passione delle corse? A Modena tutto è possibile. Soprattutto a giudicare dalla storia di Don Sergio Mantovani, 88 anni, soprannominato da Enzo Ferrari “Don Ruspa” perchè fece abbattere notte tempo una piccola pieve gotica nel modenese per far posto a una casa di riposo per anziani, dopo che la Sovrintendenza gli aveva negato l’autorizzazione (ModenaToday.it, 25 settembre).

CONFIDENTE DEI PIU’ GRANDI CAMPIONI

Cesare De Agostini gli ha dedicato un libro “Don Ruspa – Vita straordinaria del prete Formula 1”, che racconta la storia di questo straordinario personaggio, cappellano dei piloti di Formula 1. Una vita da confidente di alcuni tra i più grandi campioni, dagli anni ’50 in poi, da Fangio a Bandini, da Lauda a De Angelis. E poi quel legame così stretto con Enzo Ferrari. Entrambi modenesi, poiché Don Ruspa è originario di Formigine, in provincia di Modena, ma ha sempre svolto il servizio parrocchiale nel quartiere “Crocetta” del capoluogo emiliano (Gazzetta di Modena, 23 settembre).

LO “SCONTRO” CON ECCLESTONE

«Ho iniziato ad andare sulle piste con il bracciale della Foca questo il nome dell’organizzazione dei Gp, in cui c’era scritto che ero il cappellano dei piloti – spiegava Don Ruspa alla Gazzetta (26 agosto 2014) – Bernie Ecclestone è diventato padrone degli affari della F1 da molti anni e pretendeva di dettar legge anche a me, mandandomi fuori dalla pista. Me lo disse di persona più volte, ma tutti si mossero per lasciarmi girare liberamente. Io faccio il parroco, non il pilota».

Don Ruspa era il celebrante della Messa a Monza, in occasione del Gp d’Italia, benedicendo i piloti prima del via.

L’AMORE PER I POVERI

Ma nella sua vita accanto ai motori si è distinto per il suo amore per i poveri e gli anziani in difficoltà, piloti compresi. Don Sergio ha sempre avuto chiaro in testa un disegno: ricostruire, a Modena, la sua chiesa parrocchiale ma con annessa una casa di riposo, nuova di zecca, per gli anziani meno abbienti (formulapassion.it, 15 marzo).

QUEL RAPPORTO SPECIALE CON FERRARI

Cominciò a lavorare quasi 30 anni fa, immaginando di poter buttar giù pezzo per pezzo parte della sua antica chiesa, quella dove, a suo tempo, fu battezzato Enzo Ferrari, per costruirvi la «Casa della gioia e del sole». E il “Drake” quella parrocchia non l’ha mai scordata finché è campato. Ogni tanto passava e lasciava una busta: “C’erano sempre un paio di milioni“, commentava sorridendo Don Sergio. Ma la sovrintendenza, un bel giorno, bloccò i lavori. Era stato trovato un muretto, che secondo i responsabili di quell’ente statale era interessante sotto il profilo storico. Il prete protestò, secondo lui l’ edificio era pericolante e per di più ostacolava i lavori per la «Casa della gioia e del sole».

 

IN AIUTO A VILLORESI

Il disegno di quel sacerdote coincideva anche con la prospettiva di avere in casa Gigi Villoresi, il grande pilota della Maserati, malandato in arnese e reso povero dalla disonestà altrui. Don Sergio non ci pensò due volte, una notte prese una ruspa e buttò giù il rudere. Fu denunciato. In tribunale, il giudice gli chiese: “È pentito di quel che ha fatto?”. E lui: “Neppure per sogno”. Don Sergio si beccò una condanna a 10 mesi e 10 giorni di prigione con la condizionale. Ma ebbe, in più, il soprannome di «Don Ruspa» col quale oggi è familiarmente chiamato dai modenesi e dagli amici. “Quel giorno Enzo Ferrari mi telefonò – ricorda il prete – dicendomi che se fossi finito dentro mi avrebbe fatto avere tutti i giorni colazione, pranzo e cena serviti su una Ferrari”.

IL TRASFERIMENTO TRA I “SUOI ANZIANI”

Don Ruspa ebbe la sua casa di riposo nella quale Gigi Villoresi visse tempi sereni sino al 24 agosto 1997, giorno in cui questo piccolo grande prete lo accompagnò verso l’ultimo “Gran Premio”. Il 26 agosto 2014, don Ruspa ha dato le dimissioni da parroco, ha lasciato la chiesa di Santa Caterina trasferendosi vicino ai suoi 78 anziani, nella «Casa della gioia e del sole».

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