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Il Papa interviene all’incontro interreligioso al Ground Zero Memorial di New York

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“Qui in mezzo al dolore lacerante, possiamo toccare con mano la capacità di bontà eroica”

Alle ore 11.30 di questa mattina, il Santo Padre Francesco si è recato al Ground Zero Memorial di New York dove ha avuto luogo l’Incontro Interreligioso. Dopo i discorsi del card. Timothy M. Dolan e le riflessioni del Rabbino e dell’Imam Khalid Latif, il Santo Padre ha recitato la Preghiera per la Pace.

O Dio d’amore, di compassione e di guarigione, volgi il tuo sguardo su di noi, persone di fedi e tradizioni religiose diverse, riunite oggi in questo luogo consacrato, teatro di indicibile violenza e dolore. Ti chiediamo, nella tua bontà, di donare luce e pace eterne a tutti coloro che sono morti in questo luogo: chi ha fornito eroicamente i primi soccorsi: i nostri pompieri, gli agenti della polizia, gli operatori dei servizi d’emergenza e il personale dell’Autorità Portuale, insieme a tutti gli uomini e le donne innocenti vittime di questa tragedia semplicemente perché il loro lavoro o il loro servizio li ha portati qui l’11 settembre 2001. Ti chiediamo, nella tua compassione, di guarire quanti continuano a soffrire per ferite e malattie a causa della loro presenza qui quattordici anni fa. Guarisci anche il dolore delle famiglie ancora in lutto e di tutti coloro che hanno perso delle persone care in questa tragedia. Dà loro la forza di andare avanti nella vita con coraggio e speranza. Ricordiamo anche quanti hanno trovato la morte, sono stati feriti o hanno subito delle perdite quello stesso giorno al Pentagono e a Shanksville, Pennsylvania. Il nostro cuore è una cosa sola con il loro mentre la nostra preghiera abbraccia il loro dolore e la loro sofferenza. Dio di pace, dona la tua pace al nostro mondo violento: pace nel cuore di tutti gli uomini e di tutte le donne e pace tra le Nazioni della terra. Indirizza verso la tua via d’amore coloro il cui cuore e la cui mente sono consumati dall’odio e che giustificano l’assassinio in nome della religione. Dio di comprensione, schiacciati dalla grandezza di questa tragedia, cerchiamo la tua luce e la tua guida mentre ci confrontiamo con questi eventi terribili. Fa’ che coloro la cui vita è stata risparmiata possano vivere di modo che le esistenze perse in questo luogo possano non essere state perdute invano. Confortaci e consolaci, rafforzaci nella speranza e donaci la saggezza e il coraggio per lavorare instancabilmente per un mondo in cui la vera pace e l’amore regnino tra le Nazioni e nel cuore di tutti.

Successivamente, dopo la lettura di 5 meditazioni sulla pace (indù, buddista, sikh, cristiana, musulmana) e la preghiera ebraica per i defunti, papa Francesco ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:

Cari amici!

Diversi sentimenti, emozioni provoca in me il trovarmi qui a Ground Zero, dove migliaia di vite sono state strappate in un atto insensato di distruzione. Qui il dolore è palpabile. L’acqua che vediamo scorrere verso questo centro vuoto, ci ricorda tutte quelle vite che stavano sotto il potere di quelli che credono che la distruzione sia l’unico modo di risolvere i conflitti. E’ il grido silenzioso di quanti hanno sofferto nella loro carne la logica della violenza, dell’odio, della vendetta. Una logica che può produrre solo dolore, sofferenza, distruzione, lacrime. L’acqua che scorre giù è simbolo anche delle nostre lacrime. Lacrime per le distruzioni di ieri, che si uniscono a quelle per tante distruzioni di oggi. Questo è un luogo in cui piangiamo, piangiamo il dolore provocato dal sentire l’impotenza di fronte all’ingiustizia, di fronte al fratricidio, di fronte all’incapacità di risolvere le nostre differenze dialogando. In questo luogo piangiamo per la perdita ingiusta e gratuita di innocenti, per non poter trovare soluzioni per il bene comune. E’ acqua che ci ricorda il pianto di ieri e il pianto di oggi.

Qualche minuto fa ho incontrato alcune famiglie dei primi soccorritori caduti in servizio. Nell’incontro ho potuto constatare ancora una volta come la distruzione non è mai impersonale, astratta o solo di cose; ma che soprattutto ha un volto e una storia, è concreta, possiede dei nomi. Nei familiari, si può vedere il volto del dolore, un dolore che ci lascia attoniti e grida al cielo.

Ma, a loro volta, essi mi hanno saputo mostrare l’altra faccia di questo attentato, l’altra faccia del loro dolore: la potenza dell’amore e del ricordo. Un ricordo che non ci lascia vuoti. Il nome di tante persone care sono scritti qui dove c’erano le basi delle torri, e così li possiamo vedere, toccare e mai più dimenticarli.

Qui in mezzo al dolore lacerante, possiamo toccare con mano la capacità di bontà eroica di cui è anche capace l’essere umano, la forza nascosta a cui sempre dobbiamo fare appello. Nel momento di maggior dolore, sofferenza, voi siete stati testimoni dei più grandi atti di dedizione e di aiuto. Mani tese, vite offerte. In una metropoli che può sembrare impersonale, anonima, di grandi solitudini, siete stati capaci di mostrare la potente solidarietà dell’aiuto reciproco, dell’amore e del sacrificio personale. In quel momento non era una questione di sangue, di origine, di quartiere, di religione o di scelta politica; era questione di solidarietà, di emergenza, di fraternità. Era questione di umanità. I pompieri di New York sono entrati nelle torri che stavano crollando senza fare tanta attenzione alla propria vita. Molti sono caduti in servizio e col loro sacrificio hanno salvato la vita di tanti altri.

Questo luogo di morte si trasforma anche in un luogo di vita, di vite salvate, un canto che ci porta ad affermare che la vita è sempre destinata a trionfare sui profeti della distruzione, sulla morte, che il bene avrà sempre la meglio sul male, che la riconciliazione e l’unità vinceranno sull’odio e sulla divisione.

Mi riempie di speranza, in questo luogo di dolore e di ricordo, l’opportunità di associarmi ai leader che rappresentano le molte religioni che arricchiscono la vita di questa città. Spero che la nostra presenza qui sia un segno potente delle nostre volontà di condividere e riaffermare il desiderio di essere forze di riconciliazione, forze di pace e giustizia in questa comunità e in ogni parte del mondo. Nelle differenze, nelle discrepanze è possibile vivere in un mondo di pace. Davanti ad ogni tentativo di rendere uniformi è possibile e necessario riunirci dalle diverse lingue, culture, religioni e dare voce a tutto ciò che vuole impedirlo. Insieme oggi siamo invitati a dire: “no” ad ogni tentativo uniformante e “sì” ad una differenza accettata e riconciliata.

Per questo scopo abbiamo bisogno di bandire i nostri sentimenti di odio, di vendetta, di rancore. E sappiamo che ciò è possibile soltanto come un dono del cielo. Qui, in questo luogo della memoria, ciascuno nella sua maniera, ma insieme. Vi propongo di fare un momento di silenzio e preghiera. Chiediamo al cielo il dono di impegnarci per la causa della pace. Pace nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nelle nostre comunità. Pace in quei luoghi dove la guerra sembra non avere fine. Pace sui quei volti che non hanno conosciuto altro che dolore. Pace in questo vasto mondo che Dio ci ha dato come casa di tutti e per tutti. Soltanto, pace.

Così la vita dei nostri cari non sarà una vita che finirà nell’oblio, ma sarà presente ogni volta che lottiamo per essere profeti di ricostruzione, profeti di riconciliazione, profeti di pace.

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