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Gesù Cristo non è un “valore” da difendere

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Aleteia - pubblicato il 23/09/15

Gesù non ha bisogno di difensori. Cerca testimoni. E non è la stessa cosa...

di Samuel Pruvot e Raphaël Cornu Thénard

Traumatizzati dalla crisi dei migranti e dalla minaccia terroristica, i francesi temono di perdere la propria identità. E i cattolici francesi pure.

Ma Gesù Cristo è un “valore” da difendere? Il Congresso Mission, che si svolgerà nella basilica del Sacro Cuore di Montmartre dal 25 al 27 settembre, vuole rispondere a questa domanda.

Al giorno d’oggi, è comune sentire in Francia dichiarazioni come questa: “Sono francese e musulmano. [Lo scrittore] Houellebecq esagera nel suo libro ‘Sottomissione’, ma è vero che l’islam va col vento in poppa in Francia. Ogni giorno l’islam avanza nel nostro Paese. In breve saremo sicuramente la prima religione di Francia”.

Affermazioni di questo tipo possono spaventare i cattolici. La Francia, dall’identità così immersa nella cultura cristiana, può davvero scomparire? Un giorno le nostre chiese si trasformeranno in moschee? I nostri tesori dell’architettura sacra avranno lo stesso destino della basilica di Santa Sofia, trasformata in moschea dagli ottomani? E vogliamo agire senza sapere come. Come preserveremo questa antica civiltà per i nostri figli?

Subito dopo questa domanda sui mezzi, sorge la domanda sui fini: se ci pensiamo bene, questa difesa delle nostre radici cristiane è davvero giustificata? Se meno del 5% dei cattolici francesi “trova il tempo” per andare a Messa la domenica… Ridotte a musei o trasformate in moschee, le chiese francesi non scompariranno ad ogni modo?

La domanda da fare, in realtà, è un’altra: alla fine dei conti, la lotta dei cattolici è positiva? La tentazione di difendere il recipiente anziché il contenuto è grande. La tentazione di difendere più l’arte romanica che la Redenzione… Ma Gesù Cristo non ha bisogno di difensori. Cerca testimoni. E non è la stessa cosa. Se fosse così, avrebbe chiamato legioni di angeli e sarebbe sfuggito alla Passione. Strappati dalle loro radici, i valori più belli che hanno formato la Francia perdono significato. La nostra cultura non diventa altro che una lingua morta, compresa solo dagli esperti.

I martiri non sono mai morti per dei valori. I costruttori di cattedrali non hanno mai esercitato il proprio genio in nome di una morale, neanche di quella cristiana. Gli ospedali e le scuole non sono nati da buoni sentimenti, ma da un amore ardente per il Dio vivo, che si è fatto uomo nella persona di Gesù, morto per salvarci dal peccato. Se questa fede non ci esorta più, la nostra lotta non è solo destinata al fallimento, ma è priva di fondamento.

Cosa ancor più grave: se teniamo solo per noi quella fede che salva, non risponderemo all’aspirazione fondamentale dell’essere umano a un Dio d’amore.

Chi sono i terroristi “apprendisti” di oggi se non, tra quelli di maggior spicco, quei giovani francesi non credenti che hanno deviato verso l’errore assoluto dell’islam radicale? Hanno mai incontrato sul loro cammino un vero testimone cristiano dell’amore di Dio?

La fede cristiana non si può più ridurre al mero muro di protezione di una cultura in pericolo. Non è un vessillo contro l’islam. La croce non è una spada, ma uno strumento di tortura sul quale il Messia ha sofferto per libera scelta. La croce non va a caccia di “crescita” come se fosse un marchio commerciale alla ricerca di nuovi mercati. La fede è la nostra ragione di vivere come cattolici. Colui che dobbiamo proclamare, in modo opportuno e inopportuno, è Gesù Cristo. È stato per la fede in Gesù che sono morti i martiri.

E noi francesi, moriremo per la mancanza di questa fede?

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