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Il Vescovo di Shanghai: sogno una stretta di mano tra il Papa e il presidente Xi Jinping

Jeffrey Bruno & Lianqing Li
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Thaddeus Ma Daquin diffonde un saggio sul possibile nuovo inizio del dialogo tra Cina e Santa Sede.

di Gianni Valente

 

Ci potrà essere almeno una «stretta di mano» tra Papa Francesco e il Presidente Xi Jinping, quando giovedì prossimo si troveranno tutti e due a Washington? L’incontro «americano» tra Papa Bergoglio e Xi Jinping, ipotizzato da qualche analista negli articoli «di scenario» pubblicati prima del viaggio papale a Cuba e negli Usa, a pochi giorni dalla grande occasione viene evocato a sorpresa da un «supporter» speciale: Thaddeus Ma Daqin, vescovo cattolico di Shanghai, ordinato nel 2012, a cui da allora gli apparati cinesi hanno impedito di esercitare il ministero episcopale. Ieri, nel suo seguitissimo blog, il vescovo Ma ha pubblicato un breve saggio sui rapporti tra Cina popolare e Santa Sede e sulla presenza della Repubblica popolare cinese sugli scenari internazionali. Un intervento denso e articolato, per lanciare un messaggio-chiave: «Negli Usa» scrive tra l’altro Ma Daqin «il nostro Presidente Xi Jinping e Papa Francesco avranno l’opportunità di incrociarsi, ma ci sarà la tanto attesa stretta di mano? Io non vedo l’ora che tra loro questa stretta di mano ci sia».

La vicenda personale di Thaddeus Ma Daqin è nota: ordinato vescovo nel giugno 2012, con il «consenso parallelo» della Santa Sede e del governo di Pechino – operazione riuscita grazie soprattutto al lavoro di tessitura del suo grande predecessore, il vescovo gesuita Aloysius Jin Luxian – Ma Daqin fin dal giorno della sua ordinazione era stato confinato dagli apparati cinesi nel seminario di Shanghai, per aver espresso l’intenzione di abbandonare le cariche fino ad allora ricoperte nell’Associazione patriottica dei cattolici cinesi. Il Collegio dei vescovi cinesi (organismo anch’esso orientato dal potere civile e non riconosciuto dalla Santa Sede) lo aveva anche punito con il ritiro dell’autorizzazione a svolgere il ministero episcopale e una sospensione di due anni dal pubblico esercizio del sacerdozio. Tale «punizione» è terminata già nel giugno 2014. Da allora, la diocesi di Shanghai vive una situazione di impasse, dove proliferano le divisioni nel clero diocesano.

Negli ultimi tempi, il controllo sul vescovo è stato in parte allentato. Gli è stato concesso di ricevere persone presso il seminario di Sheshan e di celebrare messe con gruppi di fedeli. Ma Daqin, anche quando la «stretta» nei suoi confronti era più rigida, ha continuato a diffondere le sue riflessioni pastorali e spirituali attraverso un blog personale. Lo stesso su cui ieri ha pubblicato il saggio sull’auspicata stretta di mano tra Xi Jinping e Papa Francesco. Considerazioni diffuse anche attraverso i suoi account personali su WeChat e Weibo, il seguitissimo sito cinese di microblogging.
Il «sogno» di Ma Daqin appare al momento di improbabile realizzazione: un eventuale incontro tra il leader cinese e il Successore di Pietro sarebbe stato forse ipotizzabile a New York, presso la sede dell’Onu, dove però il Papa e Xi si recheranno in giorni diversi. Nondimeno, l’intervento del vescovo Ma contiene molti spunti degni di nota, nei diversi passaggi in cui è articolato.

«Il nostro Presidente Xi Jinping» così comincia il testo pubblicato «ha iniziato una visita di Stato negli Stati Uniti. Anche il nostro Papa Francesco sarà lì, nello stesso periodo, per una visita apostolica di cinque giorni. Come cinese, mi piacerebbe vedere il nostro Presidente avere buon successo negli Usa. Come cattolico, ho gioito alla notizia che Papa Francesco andava anche lui negli Stati Uniti. E ha attirato la mia attenzione il fatto che i due capi si troveranno ambedue a Washington, il prossimo 24 settembre».

Il vescovo Ma, vestendo i panni dell’analista geo-politico, ripercorre poi la storia dei rapporti tra Usa e Cina, dalla visita del Presidente Richard Nixon a Mao Zedong (1972) fino all’allacciamento delle relazioni diplomatiche (1979). Da quel momento – si legge nel testo – «le relazioni sino-americane non sono sempre state una luna di miele, ma il rapporto complessivo è abbastanza stabile. Perché entrambe le parti sono consapevoli che nel mondo di oggi, prevale una comunanza di interessi, per lo sviluppo, ma anche si condividono i problemi riguardo alle risorse ambientali». Il vescovo Ma cita il suo professore Ni Shixiong, della Fudan University, che lo ha persuaso della necessità di adottare con gli Stati Uniti «una strategia “win-win”, che garantisca vantaggi per tutti, allarghi gli ambiti di collaborazione e favorisca lo spirito di pace nel mondo. Credo che possiamo tutti auspicare che tra il nostro presidente Xi Jinping e il Presidente Obama degli Stati Uniti, ci sia una stretta di mano amichevole».

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