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I vescovi africani dicono “no” al neocolonialismo e alla schiavitù ideologica

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Women in Bongouanou, C�d'Ivoire, during a prenatal medical consultation.

Jesús Colina - Aleteia - pubblicato il 16/09/15

Dichiarazione comune dei vescovi di Africa e Madagascar

Tenendo conto degli sviluppi attuali nel continente africano, in vista del summit che si svolgerà dal 25 al 27 settembre a New York per adottare uno “sviluppo post 2015 globale”.

Rispettate, amate e servite l’Africa nella verità!

1. Ai nostri Capi di Stato e Governi africani,

Al Segretario Generale delle Nazioni Unite,

Ai Capi di Stato e ai Governi con cui i nostri Paesi hanno celebrato accordi bilaterali o multilaterali,

Ai responsabili delle istituzioni panafricane,

Ai responsabili delle organizzazioni internazionali,

Ai partner della governance mondiale e ai finanziatori dello sviluppo,

Ai figli e alle figlie del nostro amato continente africano.

2. Noi, vescovi dell’Africa e del Madagascar, qui rappresentati dai presidenti delle nostre Conferenze Episcopali o dai vescovi da loro designati, animati da un grande amore per Dio e per tutti gli uomini, riponendo la nostra fiducia nella Provvidenza divina che fa concorrere tutto al bene di quanti cercano Dio, strettamente legati, insieme alla Chiesa universale, a tutta la famiglia umana, riteniamo sia nostro dovere di fronte all’Eterno, in questo momento critico della cooperazione internazionale, lanciare a tutti, e in particolare ai dirigenti politici e ai responsabili degli organismi internazionali, questo appello urgente:

3.Abbiate il coraggio e impegnatevi a rispettare, amare e servire l’Africa nella verità! Non abbiate paura di aprirvi al contributo umano e spirituale che il continente nero può offrire all’umanità in questo momento in cui in altri continenti la decadenza morale ha avuto come conseguenza mali che noi africani non vogliamo! Proteggete e difendete i valori ancestrali del nostro continente! Cercate e servite in primo luogo il bene dei vostri figli e delle vostre figlie! Rinunciate alla triplice seduzione del piacere, del denaro e del potere!

4. Siamo unanimemente feriti, nel più intimo del nostro cuore di pastori, dagli attacchi contro la vita, la famiglia, quello che è morale e sacro, il saggio sviluppo umano dei nostri giovani, futuro dell’Africa, la piena realizzazione delle donne, il rispetto per gli anziani, che nelle nostre culture africane è tanto forte. Interessi egoisti e perversi si impongono al nostro continente a una velocità che non smette di aumentare, com un’aggressività in continuo rafforzamento, in modo sempre più organizzato e finanziariamente potente, introducendo nelle nostre società un individualismo e un edonismo del tutto estranei a quello che siamo e che vogliamo essere.

5. Per questo motivo vi imploriamo di porre fine alle indecenti campagne di promozione della civiltà mondiale della morte nel nostro continente. Si tratta di una terribile recrudescenza dello spirito colonialista, camuffato sotto definizioni attraenti di libertà, uguaglianza, autonomia, democratizzazione e sviluppo. Preservativi, contraccettivi, programmi di educazione sessuale puramente tecnici, senza riferimento morale, aborto cosiddetto “sicuro” sono diventati più accessibili per gli africani delle istruzioni sullo sviluppo integrale di cui abbiamo una necessità fondamentale. Nessuno ignora più che dietro l’eufemismo “salute e diritti sessuali e riproduttivi” questi programmi siano semplicemente imposti come condizione di aiuto allo sviluppo. Lo stesso accade com la “prospettiva di genere”, in base alla quale la maternità e l’identità filiale e sponsale dell’essere umano e della famiglia, basata sul matrimonio tra un uomo e una donna, sarebbero “stereotipi discriminatori”. No! In Africa le donne e gli uomini non sono individui autonomi dai propri genitori, sposi, figli: donne, uomini, bambini, siamo tutti persone, create per amore e per l’amore, e tutti facciamo parte di una famiglia e di una comunità unita in modo vitale, ontologico e affettivo!

6. Ogni africano è consapevole della manipolazione in corso. L’Africa non si sviluppa in armonia con la sua anima. Gli agenti della civiltà della morte utilizzano un linguaggio ambivalente, seducendo i decision makers e le popolazioni per renderli partner nel perseguitmento dei loro obiettivi ideologici. Coinvolgono il maggior numero possibile di persone nelle partnership di cui sono in realtà i padroni. Approfittano della povertà, della debolezza e dell’ignoranza per sottomettere i poveri e i Governi al loro ricatto.

7. Noi, pastori africani, non vogliamo che gli africani siano ridotti a “partner servili”. Si tratta di una nuova forma di schiavitù! Vogliamo che la dignità dei nostri popoli venga rispettata. No, l’Africa non è un immenso mercato potenziale per l’industria farmaceutica dei contraccettivi e dei preservativi. Sì, l’Africa è popolata da uomini, donne e bambini dotati di una dignità trascendente, di una vocazione magnifica ed eterna. Il popolo africano ha oggi una missione insostituibile nei confronti dell’umanità. È amato da Dio! Oggi l’Africa è il “polmone spirituale” dell’umanità, ha dichiarato solennemente Benedetto XVI[1]. A oltre 50 anni dalla decolonizzazione dei nostri territori, non è ormai ora di permettere ai popoli africani di determinarsi liberamente e di offrire le proprie ricchezze culturali all’umanità?

8. Constatiamo com profonda tristezza che le nostre istituzioni panafricane, fin dalla loro creazione, sono state sotto il giogo di lobby neocolonialiste. Nel 2003, queste hanno fatto adottare dall’Unione Africana appena istituita il Protocollo alla Carta Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli sui Diritti delle Donne in Africa, l’unico trattato internazionale che riconosce vergognosamente l’aborto come un diritto delle donne. Così, pur se deputata a rappresentare, servire e far rispettare il popolo africano, l’UA ha venduto la sovranità dei popoli africani per alcuni sussidi e un miserevole “aiuto tecnico” giunto da fuori e altamente tossico per l’Africa. In dieci anni, 48 dei 54 Stati africani, sottoposti a un’incessante pressione esterna, hanno firmato il Protocollo di Maputo, e 36 lo hanno ratificato. Determinati ad applicarlo, questi stessi partner transnazionali della contraccezione e dell’aborto hanno esercitato la propria influenza a livello della Commissione Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli, “organo di supervisione” dell’applicazione dei trattati e dei protocolli da parte dell’Unione Africana e degli Stati membri.

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Tags:
abortoeducazione sessualeideologia gender
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