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Clima: Conferenza di Parigi ultima chance

© Kim Seng-CC

This is the sugarcane refinery factory in Belle Glade, Florida release large plums of smoke pollution into the environment. Single exposure HDR image tone mapped in Photomatix Pro.

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 16/09/15

Gaudioso (Ispra): “Clima problema etico, non scientifico: la rivoluzione di papa Francesco”. Anche la guerra in Siria provocata dai cambiamenti climatici

La presa di consapevolezza è stata lenta e la risposta politica inadeguata, ma qualche mese fa il presidente degli Stati Uniti Obama è stato chiaro: “Forse siamo l’ultima generazione in grado di invertire la rotta”. I cambiamenti climatici corrono più velocemente di quanto gli stessi scienziati si aspettassero e l’aumento della temperatura minaccia di cambiare irreversibilmente il nostro pianeta, oltre che amplificare i conflitti. I cambiamenti del clima e la siccità in Medio Oriente sono già tra le cause del conflitto in Siria. La Conferenza sul clima che si svolgerà a Parigi a fine anno – da molti ritenuta l’ultima chance per delle decisioni significative da parte di tutti i Paesi del mondo – si avvicina e, come ha ricordato papa Francesco ai ministri dell’ambiente dell’Unione europea ricevuti in udienza il 16 settembre, “c’è ancora tanta strada da fare” di fronte alla grande sfida di una “ecologia integrale” da affrontare attraverso i principi di “solidarietà, giustizia e partecipazione per rispetto della nostra dignità e per rispetto del creato”. E’ in gioco la responsabilità di tutti, ha ripetuto papa Francesco che all’argomento ha dedicato l’enciclica “Laudato sì”: “anche perché – spiega ad Aleteia Domenico Gaudioso, dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) – non c’è dubbio che la responsabilità dei cambiamenti in atto è da attribuire alla mano dell’uomo”.

Quanto è grave la situazione?

Gaudioso: Le concentrazioni in atmosfera di anidride carbonica (Co2), metano e protossido d’azoto sono aumentate a livelli mai raggiunti in 800 mila anni.Ciascuno degli ultimi tre decenni è stato più caldo del precedente e più caldo di qualsiasi decennio precedente dal 1850 sulla superficie terrestre. Anche nei mesi più recenti si sono verificati dei record climatici particolarmente significativi. Se il trend delle emissioni fosse confermato, entro la fine del XXI secolo la temperatura sarà probabilmente di 1,5 gradi centigradi in più rispetto ai valori attuali.

Con quali conseguenze?

Gaudioso: Questo livello di temperatura conduce a una frequenza crescente di eventi climatici estremi: tempeste, siccità, alluvioni, ondate di calore, incendi forestali.

Quali gli effetti sui paesi e le popolazioni?

Gaudioso: I cambiamenti climatici costituiscono un potente fattore di amplificazione di tutti i rischi esistenti e stanno già influenzando le produzioni agricole e in particolare quelle sulle quali si basa la sussistenza di molti popoli, come il mais, il grano, la soia ma anche il caffè. La crescita dei prezzi a seguito di scarsità dei raccolti colpisce di più i popoli che spendono una percentuale più elevata del proprio reddito in cibo: il 78% per gli abitanti del Malawi, il 75% per quelli del Pakistan, il 74% per il Vietnam. Nel 2030 si prevede che le rese agricole si ridurranno notevolmente in molti luoghi e questo colpirà particolarmente i piccoli produttori che dipendono da una sola coltivazione e da un raccolto in una sola area: il Nord-est del Brasile, l’America centrale, l’Africa dell’est.

Dai cambiamenti climatici può dipendere lo scoppio di conflitti?

Gaudioso: Uno studio scientifico ha dimostrato come gli aumenti di temperatura e le diminuzioni delle precipitazioni nell’area del Medio Oriente hanno reso più probabile il verificarsi di siccità disastrose e questo ha causato una migrazione di massa dei contadini verso le città siriane, contribuendo alla rivolta contro il regime di Assad e a tutti i problemi degenerati nel conflitto in atto. Gli autori dello studio concludono che l’influenza umana sul sistema climatico è tra le cause del conflitto siriano. 

Quali sono gli scenari che possono emergere dalla conferenza di Parigi?

Gaudioso: Non c’è da attendersi dalla conferenza una soluzione definitiva del problema. Non è prevista una riduzione concordata delle emissioni decisa dall’alto in funzione delle necessità climatiche, ma ciascun paese dichiarerà ciò che è in grado di fare per raggiungere l’obiettivo del contenimento dell’aumento della temperatura non superiore a 2 gradi centigradi entro la fine del secolo. Il processo delle dichiarazioni dei cosiddetti Incd – Intended national determined contributions – non è ancora concluso, ma le valutazioni fatte sulla base degli impegni già dichiarati, dicono che la temperatura dovrebbe attestarsi a più 3,5-4 gradi centigradi. Molto al di là dell’obiettivo che la comunità internazionale si è prefissata.

Significa tornare al punto di partenza, anzi peggio…

 Gaudioso: L’importanza dell’incontro di Parigi è innanzitutto ribadire che è necessario un impegno multilaterale: non si tratta di un problema che può essere risolto unilateralmente dai singoli paesi. In passato gli Stati Uniti su questo punto sono stati molto scettici, mentre le ultime decisioni di Obama rappresentano un cambio di rotta rispetto alla politica precedente. E’ importante, inoltre, prevedere all’interno del nuovo accordo un meccanismo di revisione, cioè la possibilità per la convenzione di analizzare, appena saranno disponibili gli impegni dei diversi paesi, l’effetto possibile sul clima e decidere un nuovo target più severo degli impegni da assumere. Dobbiamo arrivare a delle soluzioni che siano fondate sulla buona volontà e rispettino il principio di responsabilità comuni, ma differenziate.

Cioè non si può far pagare ai paesi poveri le conseguenze dello sviluppo altrui?

 Gaudioso: E’ un punto fondamentale. I paesi veramente poveri – Estremo Oriente asiatico, Africa – non dovranno fare niente perché non si possono imporre sacrifici a quelli che hanno poche responsabilità e sono anche i più danneggiati. Eppure oltre ai paesi industrializzati, è necessario anche il contributo dei paesi in via di sviluppo. La Cina, che nel 2013 ha superato le emissioni degli Usa, ha accettato di assumere degli impegni importanti: la riduzione delle emissioni dal 2030 e l’aumento della quota di consumo di energia da fonti non fossili di circa il 20% entro lo stesso anno. Una svolta analoga dovrebbe riguardare tutte le economie emergenti: Russia, Brasile e India.

Papa Francesco sottolinea la necessità per salvaguardare l’ambiente di comportamenti individuali corretti oltre agli impegni dei governi a livello macro: cosa ne pensa?

Gaudioso: La “rivoluzione” dell’enciclica sta nell’affermare che la lotta alle conseguenze del cambiamento climatico non è un problema scientifico, ma etico. Ci eravamo illusi che la scienza avesse la forza di imporsi ai governi e alle strutture economiche per operare i cambiamenti necessari. Non è così. Occorre parlare direttamente alla coscienza delle persone. Niente di quanto si potrà decidere a Parigi si potrà fare senza le persone.

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