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Cosa dirà papa Francesco agli americani?

© Antoine Mekary / ALETEIA

Russell Shaw - pubblicato il 08/09/15

Un sondaggio Gallup ha mostrato un calo della sua popolarità

I giornalisti amano comprensibilmente il conflitto. Dopo tutto, dà loro qualcosa di cui parlare. La copertura e i commenti dei media sul calo del tasso di popolarità di papa Francesco riferito da un recente sondaggio Gallup ne sono stati una dimostrazione.

La Gallup ha scoperto che il papa ha ora un tasso di gradimento del 59% rispetto al 76% di cui godeva agli inizi del 2014. La percentuale degli sfavorevoli è ora del 16% contro il 9% dello scorso anno, mentre quelli che non si esprimono sono aumentati, passando dal 16% al 25%. Tra i cattolici, il 71% vede Francesco con favore, mentre nel 2014 era la percentuale era dell’89%.

Il Religion News Service ha dato voce a una lettura comune di questi numeri tra i giornalisti dichiarando che la “popolarità una volta di teflon” del papa ha subito una batosta.

Quello che i media non hanno detto – ma che i numeri mostrano – è che Francesco resta enormemente popolare negli Stati Uniti.

Sì, il papa ha infastidito vari gruppi. Tra questi, gli scettici sui cambiamenti climatici, i difensori ideologici del capitalismo di libero mercato, i sostenitori dei diritti dei gay che pensano che non abbia fatto abbastanza per loro, i conservatori sociali che ritengono che abbia invece fatto troppo per i diritti dei gay, i cubano-americani implacabilmente anti-Castro e probabilmente pochi altri.

In un certo senso, le reazioni negative non sorprendono. Francesco è notoriamente un pontefice “a oscillazione libera”. Alla vigilia della visita negli Stati Uniti del 22-27 settembre prossimi, però, la domanda ovvia è: che differenza fa per il successo del suo viaggio? La risposta: probabilmente non molta.

Le folle saranno ancora oceaniche ed entusiaste. Ci saranno gesti pubblici toccanti come una visita alla prigione di Philadelphia e a un centro delle Catholic Charities a Washington, D.C. Ci saranno liturgie che colpiranno, grande pompa ed eventi di circostanza quando il papa incontrerà il Presidente Obama alla Casa Bianca, si rivolgerà al Congresso e parlerà al mondo attraverso le Nazioni Unite.

E al centro di tutto questo ci sarà la stessa figura carismatica vestita di bianco che si è dimostrata uno dei leader più amati dalle folle in tutto il mondo da molto tempo.

Cosa dirà il papa durante questa visita? Certi temi sono ovvi: difendere l’ambiente e intraprendere azioni urgenti a livello dei cambiamenti climatici, pace mondiale, aiuto ai poveri e agli emarginati, inclusi gli immigrati, i molteplici mali del consumismo e di una cultura che valorizza la tecnologia più di quanto si preoccupi delle persone, la necessità di difendere il matrimonio e la vita familiare.

Probabilmente Francesco parlerà anche della crescente persecuzione dei cristiani in Medio Oriente, in alcune zone dell’Africa e dell’Asia e in altri luoghi, ma la persecuzione, più sottile ma non per questo meno reale, è in aumento anche negli Stati Uniti, e si spera che il papa si esprima con vigore anche contro di questa.

Sarà il primo viaggio di Francesco negli Stati Uniti. Come molte persone di altre Nazioni, può condividere l’immagine storica dell’America come bastione della libertà e della tolleranza religiose, perché è stato così e lo è ancora in gran parte.

Accanto alla libertà religiosa e al rispetto per i valori e le convinzioni altrui basati sulla coscienza, tuttavia, un nuovo spirito di intolleranza si sta diffondendo attualmente negli Stati Uniti. Guidato dall’ideologia secolare, è diretto contro le istituzioni e gli individui religiosi con l’intenzione di costringerli ad allinearsi a politiche e pratiche pubbliche che confliggono con valori profondamente radicati delle loro tradizioni religiose.

Le parole del papa al riguardo potranno non suonare bene a un altro gruppo – i veri secolaristi tanto importanti nei media americani. Ma anche se questo dovesse costare a Francesco un altro paio di punti nel prossimo sondaggio di popolarità della Gallup, ne varrebbe la pena.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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