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La mappa dei “luoghi del pianto” tracciata da papa Francesco

© Sabrina Fusco / ALETEIA
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Luca Saraceno in “La saggezza delle lacrime” racconta le parole di conforto del pontefice per le popolazioni afflitte

Jorge Mario Bergoglio da sempre ha concepito il suo ministero come un’uscita verso le periferie d’umanità: le ha scorte, incontrate e conosciute, ha convissuto con loro, ascoltato i gemiti dei corpi, alleviato le ferite, raccolto le lacrime, ha parlato per loro e in loro difesa alle coscienze spesso sorde dei potenti.

SGUARDI SUI LUOGHI DEL PIANTO

Lo sostiene don Luca Saraceno, rettore della basilica santuario Madonna delle lacrime di Siracusa, in “La saggezza delle lacrime. Papa Francesco e il significato del pianto”,  (Edizioni Dehoniane Bologna). Da papa, prosegue Saraceno, non ha certamente modificato il suo stile. Esistono luoghi del pianto, spazi dove la dignità umana viene calpestata, umiliata, territori dove si consumano drammi e all’interno dei quali papa Francesco ha chiesto di fermare i nostri sguardi assai distratti, fissando un appuntamento per la storia e domandando un’onesta revisione di vita.

IL MEDITERRANEO

Il primo di questi luoghi di lacrime che invocano lacrime è il Mar Mediterraneo: La breve permanenza di papa Francesco sull’isola di Lampedusa ha suscitato una fortissima impressione nella memoria collettiva: profondamente commosso il papa gettava una corona di fiori sulla superficie del mare, volendo quasi accarezzare con la preghiera di silenziosa compassione e le lacrime d’impotente tenerezza i corpi adagiati sui fondali del disinteresse e avvolti da lenzuola liquide di omertosa irresponsabilità.

IL MEDIO ORIENTE

Il secondo luogo di pianto che domanda consolazione è il martoriato Medio Oriente con i suoi figli perseguitati, non solamente quelli di confessione cristiana ma chiunque abbia deciso di professare la propria fede. Con vibrante preoccupazione, il papa parla spesso delle drammatiche notizie che giungono in particolare dalla Siria e delle lacrime versate dai suoi figli: «Il mio pensiero va subito ai fratelli e alle sorelle della Siria, che patiscono da lungo tempo», ha più volte ribadito il pontefice.

LO SRI LANKA

Cambiano i luoghi, il pianto resta. Così il suono del pianto che si ode nello Sri Lanka: «Purtroppo, molte lacrime sono state versate negli ultimi anni, a motivo del conflitto interno che ha provocato tante vittime e causato tanti danni. Non è facile – ha detto Bergoglio – guarire le ferite e collaborare con l’avversario di ieri per costruire insieme il domani, ma è l’unica strada che ci dà speranza di futuro, speranza di sviluppo e speranza di pace».

LO ZIMBABWE

Un dramma che non si discosta molto da quello dello Zimbabwe, in cui Bergoglio ha ricordato il supporto della Chiesa cattolica al popolo martoriato: «La Chiesa è stata accanto alla sua gente sia prima sia dopo l’indipendenza, anche in questi anni di immensa sofferenza in cui milioni di persone hanno lasciato il Paese per la frustrazione e la disperazione, in cui molte vite sono andate perse, in cui tante lacrime sono state versate».

IL PIANTO E L’ANIMA

Dai luoghi delle lacrime alle lacrime come luogo, il passo è significativamente breve, sentenzia l’autore di “La saggezza delle lacrime“. Il pianto diventa luogo epifanico di un vissuto a singhiozzo, di un desiderio interrotto e di una libertà spezzata. Il pianto è lo spazio dove incontrare l’uomo nella sua vera ed essenziale umanità, è corpo liquido che più di altri rammenta lo stato d’interesse della sua anima.

Intervista di Radio Vaticana a don Luca Saraceno

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