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Ladri di autorevolezza

Luis Badilla - Terre D'America - pubblicato il 02/09/15

A proposito delle “fotografie rubate” per coinvolgere il Papa in intenzioni o propositi che lui non conosce o non condivide…

La fotografia, amplificata in un account Twitter di un avvocato argentino, in cui si vede Papa Francesco che regge un cartello con la scritta “E’ tempo di dialogo tra l’Argentina e il Regno Unito per le Malvinas” ha provocato un certo sconcerto sottolineato da numerosi media in diverse lingue. In particolare, questo sconcerto è nato soprattutto da alcune dichiarazioni degli artefici dell’operazione, e di alti funzionari di governo, destinate, volutamente, a far apparire il Papa quale sponsor delle loro intenzioni e dei loro propositi.

Si è arrivato ad attribuire al Papa frasi mai pronunciate nel momento in cui sono stati fatti gli scatti fotografici mercoledì scorso nell’Aula Paolo VI. Perciò il Vicedirettore della Sala stampa vaticana, padre C. Benedettini, dopo un primo intervento l’altro ieri (citato da Bloomberg) e poi ieri ha contestualizzato la questione così: Si tratta di una foto “scattata nel contesto di un’udienza generale (mercoledì 19 agosto) in cui molti fedeli porgono al Papa vari oggetti, spesso per farsi fotografare”.

Ciò significa che “dedurre” una certa sponsorizzazione da parte del Papa (di una causa seppure nobile) è un comportamento almeno arbitrario nonché bizzarro e sarebbe opportuno che gruppi e settori dell’opinione pubblica, in particolare dell’America Latina, assumessero una condotta più seria e rispettosa nei confronti di Papa Francesco, evitando di strumentalizzare la sua generosa disponibilità, senso dell’ascolto e buona fede.

Non è la prima volta che accade una cosa simile. In passato, forse con meno clamore pubblico ma con non poca perplessità in alcuni ambienti, un altro gruppo, guidato da un senatore di un Paese latinoamericano, consegnò al Papa, a Santa Marta – era l’11 novembre 2014 – mentre le macchine fotografiche erano pronte, anzi prontissime, una t-shirt sulla quale si leggeva “No al fracking”. Giorni fa in Europa un gruppo di “cristiani per l’indipendenza” (di una regione spagnola) ha utilizzato un’immagine e una frase per far credere di avere il sostegno del Pontefice.

Nel primo e nel secondo caso si è trattato di fotografie abusive che, né ieri né oggi, è corretto interpretare diversamente da quello che sono: una strumentalizzazione o sfruttamento abusivo della persona, dell’autorevolezza e della missione del Papa. Non abbiamo dubbi che queste persone e gruppi amano molto il Papa e il servizio al quale è stato chiamato. Ora occorre però rispettare la missione che lui svolge e che ovviamente non s’identifica con interessi particolari, di parte, e tantomeno con campagne o crociate. E’ noto che il Papa è il Pastore universale della Chiesa e che la sua alta missione, come Vescovo di Roma, non ha i confini delle bandiere o dei passaporti o delle cause politiche che i laici, legittimamente possono sostenere, senza però trascinare indebitamente, in questi loro propositi, il Papa e la sua missione.

Il 5 agosto scorso, durante l’incontro con il Movimento Eucaristico Giovanile (Meg), ad un certo punto un ragazzo argentino ha tentato di mettere sulle spalle di Papa Francesco la bandiera argentina, e come è molto visibile nel filmato, il Santo Padre con tenerezza e garbo ha bloccato il tentativo seppure affettuoso. Un gesto più che eloquente da ricordare oggi e anche domani.

QUI L’ORIGINALE

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