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Francesca Pardi: Papa Francesco non mi ha mai detto "Vai avanti"

Marcin Mazur / catholicnews.org.uk / CC

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 28/08/15

La scrittrice ed editrice spiega ad Aleteia: le parole di Papa non sono un'apertura alle famiglie omogenitoriali ma certificano un cambiamento dei toni nel confronto

«Papa Francesco non mi ha scritto “Vai avanti”. La sua risposta non è un’apertura alle famiglie omogenitoriali. Ma è sicuramente un cambiamento di tono nel confronto. Ci restituisce il rispetto che meritiamo, come persone e come famiglia. E’ da un anno che siamo attaccati in maniera denigratoria per i libri che pubblichiamo con la casa editrice “Lo Stampatello“. Attacchi aggressivi, aspri».

Sgombra il campo dagli equivoci mediatici Francesca Pardi, scrittrice e direttrice de “Lo Stampatello”, che nel mese di giugno aveva inviato al Santo Padre una missiva per denunciare i ripetuti attacchi ricevuti, con la compagna Maria Silvia Fiengo, in particolare dal comitato “Difendiamo i nostri figli”, sostenuto da La Manif Pour Tous per la pubblicazione di fiabe che alimenterebbero l’ideologia gender, edite dalla sua casa editrice.

LA RISPOSTA DEL PAPA

Il 9 luglio Bergoglio le ha risposto. O meglio lo ha fatto attraverso monsignor Peter Brian Wells, Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede.

Nella missiva, monsignor Wells scriveva che Sua Santità è grato per il delicato gesto e per i sentimenti che lo hanno suggerito (l’invio della lettera da parte di Francesca ndr) e auspica una sempre più proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani, impartendo la benedizione apostolica alla famiglia.

DUE LETTURE AL MESSAGGIO DEL PAPA

«Ho una profonda stima del papa, ho avuto un’educazione cattolica – prosegue Pardi nella conversazione con Aleteia – e il messaggio privato del pontefice, a mio avviso, va interpretato in due direzioni: in primo luogo c’è il valore pastorale di andare verso quei valori, appunto cristiani, che la Chiesa diffonde; in secondo luogo parla di cristiani e non cattolici forse per aver come riferimento un orizzonte più ampio di religioni che riescono a dialogare maggiormente con il mondo omosessuale».

“NON C’E’ OMBRA DI GENDER”

Resta il fatto che sei delle trenta pubblicazioni di fiabe della casa editrice fanno riferimento a tematiche LGBT. E viene puntato l’indice contro di esse perché potrebbero propagandare l’ideologia gender nelle scuole che adottano tali testi. «Ma noi non noi non propagandiamo l’omosessualità, rivendichiamo diritto di esistere nel nostro pezzettino di mondo. Sui nostri libri non c’è neanche l’ombra di quella teoria del gender di cui questi libri sarebbero lo strumento principale: dov’è che diciamo ai bambini che possono scegliere il proprio genere? dove parliamo loro di sesso?».

“LE FAMIGLIE OMOGENITORIALI ESISTONO”

Eppure libri come il “Piccolo uovo“, fiabe come “Perché hai due papà” hanno spiazzato parecchi cattolici e non solo. «Penso che un genitore cattolico che non è d’accordo può spiegare al figlio il suo pensiero. Al contempo va preso atto che esistono anche famiglie così, omogenitoriali. Noi vogliamo semplicemente fermarci alla presa d’atto dell’esistenza di esse, nulla di più. E far capire che i figli di queste famiglie non devono essere isolati o trattati male dagli altri bambini perché sono bambini normalissimi».

“L’EQUILIBRIO TRA ME E MARIA SILVIA”

Francesca cita il suo caso, lei che è mamma di quattro figli insieme alla sua compagna Maria Silvia. «Se i miei figli hanno un disagio a non avere accanto la figura paterna? Non ne risentono. Certamente ci sono al loro fianco altre figure maschili come zii e figli. Quello che voglio far capire è che se una donna non fa figli con un uomo ed intraprende una relazione con un’altra donna è perché in quel modo entrambe hanno un loro equilibrio. Io e Maria Silvia sentivamo di avere tutte le carte in regole per avere dei figli».MULTIPAGE_SEPARATOR

“NON SIAMO UN PERICOLO”

Tutto questo però, evidenzia ancora la scrittrice, «va chiarito perché l’idea della famiglia è radicata e noi assolutamente non ci proponiamo come modello universale. Desideriamo però mostrare ciò che siamo dicendo che non siamo un pericolo con nessuno. Vogliamo semplicemente abbattere un pregiudizio, un tabù. Dare dignità alla nostra situazione».

LA NOTA DELLA SALA STAMPA VATICANA

Poco dopo la nostra conversazione con Francesca, la Sala Stampa Vaticana, attraverso il vicedirettore padre Ciro Benedettini, ha spiegato: «In risposta a una lettera al Santo Padre di Francesca Pardi, dai toni educati e rispettosi, la Segreteria di Stato – afferma padre Ciro – ha accusato ricezione della medesima con uno stile semplice e pastorale, precisando in seguito che si trattava di una risposta privata e quindi non destinata alla pubblicazione (cosa che purtroppo è avvenuta). In nessun modo la lettera della Segreteria di Stato intende avallare comportamenti e insegnamenti non consoni al Vangelo, anzi auspica una sempre più proficua attività al servizio delle giovani generazioni e della diffusione degli autentici valori umani e cristiani».

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