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Cara Madonna, le suore spogliarelliste non ti rendono interessante

John Shearer/Invision

David Mills - pubblicato il 27/08/15

Anche se parli di “giustapposizione” e “decostruzione”

Onestamente non riconoscerei Madonna quando canta, e non sono sicuro di aver mai ascoltato una delle sue canzoni, ma un lettore di quotidiani – anche di quelli più posati e snob come era il New York Times – ha imparato molto su di lei nel corso degli anni. Sono certo che sia bravissima in ciò che fa, ma a giudicare da quello che dice riferendosi al suo lavoro è noiosa.

Ci si trova di fronte a una donna che sul palco indossa meno delle altre cantanti e che ha portato le tecniche degli strip club nelle grandi arene e nei teatri. Si rende un oggetto sessuale, e si accerta anche che chiunque la veda ammiccargli mentre lo fa. Canta direttamente di sesso, senza gli eufemismi e il linguaggio indiretto che vengono usati di solito.

Lo fa da molto tempo, e ormai ha quasi sessant’anni, ma alla gente questa cosa piace, soprattutto se il cantante è dotato come si dice che sia Madonna. Questo dovrebbe essere abbastanza per un intrattenitore, ma Madonna deve avere un’idea dietro le sue provocazioni. Sta per apparire in un nuovo show, intitolato Rebel Heart(Cuore ribelle), che ha pubblicizzato con trailer che includono, secondo un articolo osannante uscito sul Entertainment Weekly, “suore danzanti su aste da spogliarellista”. Le suore danzanti a quanto pare (non guarderò i trailer) indossano bikini e altri capi di abbigliamento succinti.

Suore. Spogliarelliste. Aste da spogliarellista… Wow, è così…

Stupido. Spogliarelliste vestite da suore. Davvero? Voglio dire, siamo seri, chi pensa oggi che sia interessante, intelligente o trasgressivo? Fa tanto anni Ottanta.

Madonna non è solo “cattivella”, vuole anche che gli altri lo sappiano. Ha un motivo per le suore spogliarelliste. Lo ha spiegato a Entertainment Weekly: “Mi piace la giustapposizione. Sono immersa nella decostruzione del concetto di sessualità e religione e nel modo in cui in teoria non dovrebbero procedere mano nella mano, ma nel mio mondo lo fanno”.

A qualcuno deve sembrare impressionante ciò che dice sulla giustapposizione e sulla decostruzione. Da un lato le suore, dall’altro le spogliarelliste. Suore: religiose, pie, sante, conformiste. Spogliarelliste: non religiose, né pie, sante o conformiste. Bianche, nere. O nel mondo di Madonna forse nere, bianche.

E forse, come sospetto sia spesso il caso dei fan di Madonna, suore: il mondo dei tuoi genitori; spogliarelliste: non è il mondo dei tuoi genitori.

Prendete suore e spogliarelliste e mettetele insieme. Questa giustapposizione decostruirà la religione e la sessualità in un modo che rivela… non so cosa, e sono quasi certo che non lo sappia neanche Madonna. Non ci dice niente. Non decostruisce niente. È solo una trovata.

Sapete quale giustapposizione è davvero decostruttiva? Il matrimonio e la morte. Soprattutto il buon matrimonio e la morte prematura. Ci sono persone che hanno costruito una vita insieme, hanno allevato una famiglia, si sono sacrificate l’una per l’altra, si sono perdonate a vicenda, sono diventate dipendenti l’una dall’altra, hanno modellato una vita che richiede entrambe e all’improvviso vengono divise, e il sopravvissuto viene separato dall’altro per tutta la durata della sua vita.

Pensate alla moglie che siede al capezzale del marito quando la macchina che monitora il battito cardiaco dell’uomo smette di suonare. Pensate al marito accanto alla tomba della moglie mentre la bara viene messa nella fossa. Questa è una giustapposizione. Sono due cose che dovrebbero andare insieme anche meno di suore e aste da spogliarellista. Questa giustapposizione decostruisce molto. Rivela quanto siano false e sciocche le storie dell’“e vissero tutti felici e contenti” che la nostra cultura ci ha raccontato sul matrimonio. Le storie romantiche e sentimentali che trattano il matrimonio come una via semplice per la felicità e l’autorealizzazione, come parte della buona vita alla quale abbiamo diritto. Rivela anche quando siano false e sciocche le storie contro l’“e vissero tutti felici e contenti” della nostra cultura. Le storie, romantiche e sentimentali come le prime, che trattano il matrimonio come una restrizione, come qualcosa che lega e limita, e in cui si entra, se lo si fa, solo perché se ne può uscire in caso di bisogno.

Decostruendo le false storie, cosa ci dice la giustapposizione di matrimonio e morte? Ci dice che il matrimonio richiede cambiamento e sacrificio, che non garantisce la felicità, che è sempre un rischio e un azzardo che potrebbe finire in un cuore spezzato – e tuttavia che possiamo trovare la vita gioiosa e il cuore spezzato un prezzo ragionevole da pagare per la vita vissuta insieme. Ci dice che le restrizioni non legano e non limitano, e ci guidano e ci indirizzano verso un luogo che possiamo raggiungere solo se le accettiamo, un luogo quasi infinitamente migliore di quello che raggiungeremo da noi.

Le giovani donne in bikini e abiti succinti che ballano su aste da spogliarellista sono una cosa troppo banale per arrabbiarcisi, anche se il cantante lo riveste di linguaggio pseudointellettuale. I vedovi sono un segno di contraddizione ben più interessante. Vale la pena guardare loro.

David Millsex direttore esecutivo di First Things, è senior editor di The Stream, direttore editoriale di Ethika Politikae scrive per numerose pubblicazioni cattoliche. Il suo ultimo libro è Discovering MarySi può seguire su @DavidMillsWrtng.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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