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Cosa fare quando Dio sembra stare in silenzio?

Ross Gordon Henry / Shutterstock

Felipe Aquino - pubblicato il 27/08/15

A volte sembra che Dio sia muto di fronte alla nostra sofferenza, ma esiste un modo speciale per ascoltarlo

Molte persone restano sconcertate vedendo il male che abbonda nel mondo, senza che Dio sembri prendere parte all’angoscia di quanti sono vittima della violenza e dell’ingiustizia. A volte sembra che Dio sia muto di fronte alla nostra sofferenza, ma non è così.

Qualcuno ha detto che “Dio non parla, ma tutto parla di Dio”. Ciò significa che Dio parla attraverso la Rivelazione e attraverso la vita, ma questo linguaggio dev’essere decifrato. I suoi silenzi apparenti sono saggi e ci obbligano a esercitare l’orecchio dell’anima e a creare nuove antenne e orecchi interiori per ascoltare la sua voce. Non è che Dio non parli. Siamo noi che non captiamo la sua parola.

Dio non è indifferente agli eventi di questo mondo. L’apparente indifferenza di Dio di fronte agli eventi di questo mondo ha sempre pesato sulla mente degli uomini.

La gente si sente a volte scoraggiata e propensa a fare ciò che fanno tutti, visto che essere retti e degni sembra costare molto caro e non porta profitto. Perfino il salmista ha la tentazione di agire come i malvagi, ma poi ne capisce la triste sorte:

“Per poco non inciampavano i miei piedi, per un nulla vacillavano i miei passi, perché ho invidiato i prepotenti, vedendo la prosperità dei malvagi. Non c’è sofferenza per essi, sano e pasciuto è il loro corpo. Non conoscono l’affanno dei mortali e non sono colpiti come gli altri uomini.

Riflettevo per comprendere: ma fu arduo agli occhi miei, finché non entrai nel santuario di Dio e compresi qual è la loro fine. Ecco, li poni in luoghi scivolosi, li fai precipitare in rovina. Come sono distrutti in un istante,

sono finiti, periscono di spavento!

Ecco, perirà chi da te si allontana, tu distruggi chiunque ti è infedele. Il mio bene è stare vicino a Dio: nel Signore Dio ho posto il mio rifugio,

per narrare tutte le tue opere presso le porte della città di Sion” (Sal 73, 2-5. 16-19. 27-28).

La Bibbia ci mostra che proprio nei momenti di maggiore lotta, conflitto, disperazione e perplessità Dio prepara le sue azioni più belle.

La Pasqua cristiana e la gloria della Resurrezione di Gesù sono state precedute dalla crudele e dolorosa Passione del Signore, che ha lasciato gli apostoli attoniti e perduti. La mattina della domenica, però, è stato chiaro che il “fallimento” del Maestro si era trasformato nell’incredibile vittoria sulla morte.

È nel silenzio di Dio che il cristiano impara a crescere nella fede e nella fiducia nel Signore. Non siamo bambini nella fede.

In quel silenzio sacro siamo obbligati ad affinare gli orecchi interiori e a creare nuove antenne per cercare di comprendere la volontà di Dio.

È allora necessario non lasciarsi affondare al momento della tormenta, ma sperare con fede nella Provvidenza divina che non fallisce. Nel fuoco delle tribolazioni, è necessario continuare a camminare, pur se gemendo e piangendo, “come se vedesse l’invisibile” (Eb 11,27).

Questo avanzare nella fede può essere paragonato a un complicato rompicapo; all’inizio non abbiamo la minima idea dell’immagine che si compone, ma a poco a poco, con pazienza, uniamo i pezzi e inizia a emergere qualcosa. Combinando i pezzi inizia ad apparire l’immagine, e poi diventa tutto più facile, fino alla fine.

La volontà di Dio per noi è così; i fatti della vita, isolati, sembrano non avere senso, ma quando li uniamo nella fede e li analizziamo nella speranza vediamo il loro messaggio. A volte è necessario vedere pezzo per pezzo, senza sapere quale sarà il prossimo. Ma bisogna andare avanti, camminare con perseveranza.

La grande Edith Stein ha lasciato una notevole verità: “Non so dove mi porta Dio, ma so che Egli mi conduce”. Questo basta.

Non possiamo aspettare che il messaggio sia decifrato per iniziare a camminare. Così non inizieremmo mai il viaggio.

Non troveremo mai un discorso di Dio per noi, pronto e chiaro, e nessun cammino tracciato chiaramente. No. Dio ci conduce nell’oscurità della fede, in cui Egli continua a parlare nel cammino, come ha fatto con i discepoli di Emmaus. E se non camminiamo non sentiremo la sua voce.

Perché agisce così? Nella sua saggezza infinita ha motivi per agire così con noi, e quindi è necessario che non manteniamo il silenzio davanti a Lui, ma rispondiamo con fede e preghiera incessanti.

“Il giusto vivrà mediante la fede” (Rm 1,17; Gal 3,11; Eb 10,38). Più che la nostra vittoria, Dio aspetta la nostra lotta determinata, con fede e perseveranza.

Nessuno conosce le vie della Provvidenza divina, dove Egli passa, cosa vuole con quel colpo, cosa sta facendo con quel problema, con la morte, con quel fallimento, con la disoccupazione…

Molti ordini religiosi sono stati messi a terribile prova, ma i loro fondatori non si sono scoraggiati e non hanno desistito, e la Chiesa è diventata ricca e santa grazie a loro.

Dio non è un essere muto; Egli si è rivelato e si rivelerà; se a volte sembra tacere, lo fa in modo saggio e provvidenziale.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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