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Mio zio, Papa Francesco

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Luis Badilla - Terre D'America - pubblicato il 18/08/15

“E’ capace di prendere decisioni e se un giorno sente che non è in grado di continuare può prendere quella necessaria: dimettersi”

“Papa Francesco è capace di prendere decisioni e perciò se un giorno sente che non è in grado di continuare può prendere quella necessaria: dimettersi. Per ora però penso che lui ha la forza per continuare”: così il nipote di Papa Francesco, José Ignacio Bergoglio, figlio dell’unica sorella viva del Pontefice, Maria Elena, in un’ampia articolata intervista rilasciata al quotidiano spagnolo ABC.

José Ignacio Bergoglio, sotto l’incalzare di molte domande della giornalista Josefina Giancaterino Stegmann, oltre a descrivere il suo rapporto personale con il Papa, traccia un approfondito ritratto del Pontefice con non pochi particolari inediti. ”A lui è sempre piaciuta la cucina, far da mangiare, così come il cibo italiano. Sa fare diversi piatti di pasta. A lui piaceva far da mangiare per gli amici, prepararsi la colazione e farsi il letto. Oggi, certo non fa più il cuoco, ma si alza presto, alle quattro, fa il suo letto, prega e si mette a lavorare presto”. Ricordando la nascita della vocazione sacerdotale del giovane Jorge Mario Bergoglio, il nipote racconta: «È stata una sorpresa. Sua madre (Regina Sívori) in un primo momento non ha preso bene questa decisione (di diventare prete) perché ha pensato che avrebbe perso il figlio maggiore. E’ stato difficile per lei, però una volta accettata la situazione ha provato felicità. Per la verità mio zio aveva promesso a mia nonna che stava per iniziare studi di medicina, ma alla fine ha scelto di guarire le anime. Un giorno, mamma Regina è andata alla stanza di mio zio e con grande sorpresa ha scoperto che stava facendo un corso per entrare in seminario. Ha trovato libri in latino, di teologia. Mia nonna disse: “Jorge mi hai mentito”. E lui rispose: “No, mamma, studio medicina, medicina per l’anima”».

La nostra è stata sempre una famiglia religiosa, ricorda José Ignacio, e poi osserva: “E’ stata nonna Rosa a insegnare a mio zio a pregare e i suoi genitori (Regina e Mario) hanno trasmesso a tutti valori che poi sono tramandati a tutti noi. Ecco le premesse della vocazione di mio zio”. (…) “Un giorno di primavera doveva andare ad un pic-nic con degli amici. Quello stesso giorno pensava di dichiarare il suo amore a una ragazza che gli piaceva molto, ma passò davanti alla chiesa di San Jose del quartiere Flores (Buenos Aires) e cambiò la sua decisione. Entrò nella chiesa per pregare, poi si confessò e parlò a lungo con un sacerdote e in questo colloquio scoprì che il suo amore vero si rivolgeva a Dio”.

Jorge Ignacio ricorda che Jorge Mario Bergoglio è stato sempre per lui uno zio premuroso e attento, «che dava sempre buoni consigli. Abbiamo avuto sempre rapporti ottimi e ci ha sempre sostenuto da vicino e da lontano. Lo ricordo come una persona scherzosa. La notte della sua elezione chiamò a mia madre (sua sorella Maria Elena) e alla sua domanda, “come stai?”, rispose: “Bene mia paffutella”, e poi ha aggiunto: “Non potevo rifiutare”. “Lui non voleva essere (Papa)”, precisa José Ignacio e osserva: “Come ogni gesuita lui era ed è una persona distaccata e poi si sentiva molto legato alla sua Buenos Aires. Alla domanda se voleva diventare Papa ovviamente rispondeva “no”, ma nel momento dell’elezione non aveva scelta: doveva accettare. Sapeva che era un piano di Dio. A mio avviso in lui lavora lo Spirito Santo perché lo vedo ringiovanito, sciolto, libero, felice, per le cose che sta portando avanti. Quando entrò nella Compagnia di Gesù, si sa, voleva fare il missionario ma problemi di salute bloccarono il suo proposito. Oggi invece lo fa e si può permettere questo grandioso lusso”.

QUI L’ORIGINALE

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