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La riforma radicale della Chiesa cattolica viene dai nuovi centri di fede

L'Osservatore Romano/Pool Photo via AP
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L'influenza emergente del Sud e dell'Est

Papa Francesco viene spesso dipinto dai media dei Paesi in via di sviluppo come un riformatore radicale, ma uno degli aspetti più radicali del suo pontificato è lo spostamento dell’attenzione dagli Stati Uniti e dall’Europa all’America Latina e al resto del mondo in via di sviluppo.

I leader cristiani del Sud guardano alle Chiese ricche del Nord e dell’Occidente. Sentono gli appelli a ordinare le donne, a “sposare” gay e lesbiche e ad altre riforme radicali e sottolineano che le loro preoccupazioni riguardano il fatto che i loro figli abbiano una scuola da frequentare, che i loro anziani ricevano assistenza sanitaria e che la loro chiesa riesca a far fronte alle esigenze di una crescita senza precedenti.

I demografi indicano che la Chiesa sta già attraversando un rivolgimento radicale. Quando guardiamo al di là dei Paesi benestanti del Nord e dell’Occidente, vediamo che si sta verificando un’altra rivoluzione cristiana, piuttosto diversa da quella che viene richiesta nei circoli cattolici occidentali.

Il centro demografico del cristianesimo mondiale si è spostato, e i cristiani nel mondo sviluppato ne hanno a malapena preso nota. Nel 1900 l’Africa aveva appena 10 milioni di cristiani in un continente che contava 107 milioni di abitanti, ovvero circa il 9% della popolazione. Oggi i cristiani sono il 46%, ovvero 360 milioni. Questa percentuale continuerà ad aumentare perché i Paesi africani cristiani hanno alcuni tra i tassi più alti di crescita di popolazione. Allo stesso tempo, i Paesi industrializzati stanno sperimentando una drammatica diminuzione del tasso delle nascite.

Nei prossimi 25 anni, si pensa che il numero di cristiani in tutto il mondo aumenterà fino a raggiungere i 2,6 miliardi (rendendo il cristianesimo la fede più diffusa al mondo). Nel 2025, il 50% della popolazione cristiana vivrà in Africa e in America Latina, e un altro 17% in Asia. Tra 50 anni, solo un quinto dei cristiani del mondo sarà composto da bianchi non ispanici. Il cristiano tipico sarà una donna che vive in un villaggio nigeriano o in una bidonville brasiliana. Il totale dei Battesimi annuali per le Filippine è già più alto di quello di Italia, Francia, Spagna e Polonia messe insieme. I cattolici filippini potrebbero diventare 90 milioni nel 2025, e forse 130 milioni nel 2050.

È interessante che il futuro appartenga ai cristiani giovani, affamati e zelanti del Sud e dell’Est, ma ciò che è ancora più interessante è la loro versione della fede cattolica. Il cattolicesimo della nuova maggioranza tende ad essere teologicamente ortodosso. Si crede nella vecchia storia di un Dio che invia suo figlio nel mondo per redimere quest’ultimo dal peccato. Si preferiscono le devozioni antiche, sacramentali, su base visiva, e si è di gran lunga più rispettosi dell’autorità di sacerdoti e vescovi.

I cattolici che si rifanno alla religione pre-Concilio Vaticano II saranno delusi dalla Chiesa del Sud e dell’Est perché tende ad essere carismatica, vivace e centrata sulla gente. È una Chiesa semplice e missionaria – non la Chiesa altezzosa, barocca e distante dei tradizionalisti radicali.

La riforma radicale della Chiesa cattolica nel XXI secolo non sarà un capovolgimento delle tradizioni e delle dottrine dell’età dell’oro, ma un’ondata di cambiamenti provocata da uno spostamento schiacciante a livello demografico, dallo scontro di culture e dall’ascesa di una Chiesa cattolica giovane ed energica proveniente dai Paesi in via di sviluppo.

Il sito web di padre Dwight Longenecker è dwightlongenecker.com.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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