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Martire in odio alla fede? No, alla speranza!

© MissiOnline
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Suor Odette Dos Anjos uccisa venerdì in Brasile, è la prima martire della «Fazenda da Esperança» che in Brasile propone la «terapia spirituale» per la lotta alla droga.

È un sabato piovoso a Guaratinguetà, due ore a nord di San Paolo, poco oltre l’imponente santuario nazionale di Nostra Signora di Aparecida. Anche il cielo sembra piangere con i ragazzi della Fazenda da Esperança. Il corpo di Suor Odette Dos Anjos giace inerme nella piccola cappella della comunità per recupero tossicodipendenti per cui ha speso gli ultimi anni di vita. Il giorno prima, il 24 luglio, di buon mattino un pregiudicato di 53 anni, venuto da fuori, ha assaltato il piccolo convento del bairro Pedrinhas e le ha inflitto otto coltellate alla schiena. Cercava soldi sotto pressione da parte dello spacciatore con cui viveva.

"È morta dopo aver donato la sua vita agli altri" ha detto il vescovo ausiliare di Aparecida durante il funerale. Suor Odette si aggiunge alla lista sempre più lunga di operatori pastorali, religiosi e missionari uccisi dopo aver scelto di vivere in luoghi particolarmente insicuri. Nelle testimonianze seguite al servizio funebre, più cantato che recitato, qualcuno ha detto che ora anche la Fazenda da Esperança ha la sua martire e forse una santa.

Nelson Giovanelli Dos Santos non dice nulla al riguardo. Siede proprio accanto a me in chiesa e chissà cosa gli passa nella testa e nel cuore. Classe 1962, mamma milanese e perfetto italiano, è lui il giovane che nei primi anni Ottanta fa amicizia con i giovani tossicodipendenti di Guaratinguetà e se li porta a casa durante una trasferta di lavoro dei genitori in Mozambico. "Cosa ti hanno detto al ritorno?". "Nulla!", risponde senza aggiungere commenti. Più avanti negli anni anche il papà di Nelson fonderà una casa per giovani tossicodipendenti malati di Aids e sarà sepolto come ora suor Odette alla Fazenda da Esperança.

Ciò che cambia la vita di Nelson e della città di Guaratinguetà nei primi anni Ottanta però è l’arrivo come parroco del giovane francescano tedesco Frei Hans Stapel. Figura fisica abbastanza imponente, con una voce autorevole, un sorriso disarmante ed un cuore grande  fratel Hans ha anch’egli un forte interesse per i poveri e gli emarginati. Nelson ed Hans cammineranno nel solco del movimento dei Focolari aprendo una comunità di recupero dopo l’altra in Brasile e all’estero. La notizia della morte di suor Odette li coglie infatti a Capo Verde, in Africa, dove stanno per ripartire dopo aver gettato le basi di una nuova cellula di speranza.

In realtà Fratel Hans non ha in mente questo nome quando apre la prima fazenda a seguito della donazione di un terreno. Glielo ispira uno dei primi giornalisti a fargli visita. Come Nelson è solo convinto di una cosa: che la dipendenza da sostanze chimiche la si vince con un recupero di vita spirituale, con il lavoro che dà dignità ed aiuta a mantenersi e con la condivisione, la fraternità e lo spirito di famiglia. I ragazzi e le ragazze (ma vivono in tenute agricole distinte) che entrano alla Fazenda devono scrivere una richiesta personale di proprio pugno. Le famiglie vengono coinvolte ed aiutano poi a vendere i prodotti del lavoro dei loro figli. Una delle condizioni di fondo per essere accettati è che non esiste più nessun uso, neanche terapeutico, di sostanze stupefacenti una volta varcato il cancello della Fazenda da Esperança.

Nelson ed Hans di fatto credono nella terapia spirituale per la lotta alla droga, convinti appunto che essa è l’effetto e non la causa del disagio, che viene vinto tramite la cura individuale della persona come in una famiglia e la dignità conferita dal lavoro delle proprie mani. La giovane volontaria Adriana Martins dice che le suore Francescane di Siessen che vivono qui, una fondazione di origine tedesca a cui apparteneva anche suor Odette, hanno sì la loro comunità, ma la loro porta è sempre aperta e sono sempre disponibili a spendere tempo con le ragazze, lavorare con loro, parlare ed ascoltare, insegnare catechismo o altro. Cosa ancora più originale: la comunità di recupero di Guaratinguetà è l’unica al mondo con un monastero di vita contemplativa (clarisse) al suo interno.

Dopo la visita di Benedetto XVI nel 2007 alla Fazenda da Esperança, le richieste di apertura di nuove Fazende in Brasile (ora 131) e nel mondo si sono moltiplicate. Non fa eccezione l’Italia con un terreno recentemente tolto al‘ndrangheta in Calabria. Un giovane brasiliano recuperato ne è il responsabile. Le Fazende funzionano così: chi ce l’ha fatta si mette a disposizione degli altri ed ogni Fazenda è responsabile di se stessa e del proprio futuro. Proprio quello che si vuole dai ragazzi che qui a San Paolo chiamano recuperandos e recuperandas. E che ce la fanno, dice Nelson, nell’ottanta per cento dei casi.

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