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Divorziati risposati: penitenza e comunione solo a Pasqua?

© Hermine CLERET / CIRIC

Celebración con divorciados vueltos a casar, en la parroquia de Saint Michel, en Evreux (Francia)

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 23/07/15

E' la proposta che emerge da alcuni teologi riuniti dal Pontificio consiglio per la Famiglia

In vista della seconda parte del Sinodo dei vescovi sui temi della famiglia, ogni segnale che proviene dal Vaticano va letto con attenzione, senza per questo ritenere che sia definitivo. Il vaticanista di Repubblica, Paolo Rodari, riporta la notizia della pubblicazione degli atti di un seminIario internazionale che si è svolto a porte chiuse tra diversi teologi chiamati a raccolta dal Pontificio Consiglio per la Famiglia tra febbraio e marzo scorsi. I risultati non hanno nessun valore vincolante per i vescovi, ma rendono ragione della discussione tra i teologi e di una proposta concreta. Quello che emerge sarebbe un percorso penitenziale ad-hoc, chiamato "via discretionis", che consenta di far accedere i divorziati-risposati ai sacramenti dell'eucarestia e della riconciliazione.

Edito dalla Libreria Editrice Vaticana la proposta appare nel volume intitolato "Famiglia e Chiesa. Un legame indossolubile" e curato da Andrea Bozzolo, Maurizio Chiodi, Giampaolo Dianin, Pierangelo Sequeri e Myriam Tinti. Al seminario – riporta Rodari – hanno partecipato teologi, moralisti, giuristi ecclesiastici e laici italiani ed esteri che da sempre si dedicano agli studi del matrimonio e della famiglia. Nessun vescovo, dunque, ma soltanto studiosi

che hanno espresso posizioni eterogenee e insieme concrete, molte in difesa dell'indissolubilità del matrimonio e, in scia alle ultime udienze generali di Francesco, dell'importanza della famiglia fondata sul matrimonio stesso. Insieme, anche posizioni più aperte, con l'ipotesi di una strada che possa andare a lenire, per quanto possibile, le sofferenze di chi ha fallito. Il tutto assecondando quanto già emerso nella sessione straordinaria del Sinodo dello scorso ottobre quando Francesco, chiudendo i lavori, chiese di "trovare soluzioni concrete a tante difficoltà e innumerevoli sfide che le famiglie devono affrontare".

Scrivono i teologi: "Si tratta di una via che non potrà che riguardare coloro che hanno forti motivazioni legate alla fede e che non può essere frainteso come un cedimento di fronte all'indissolubilità del matrimonio, ma che, proprio per la serietà del percorso proposto, potrebbe diventare una sottolineatura forte dei valori in gioco a cominciare dal valore dell'indissolubilità".

La via "via discretionis", che in sostanza svolge una mediazione fra i testi del teologo Xavier Lacroix (apre all'eucaristia ma non al riconoscimento delle seconde nozze) e del teologo Paul De Clercl (ipotizza il riconoscimento delle nuove nozze sulla scia della Chiesa ortodossa), segue regole precise. Ogni diocesi dovrà dotarsi di un prete incaricato soltanto di seguire questi casi. Se necessario questo sacerdote potrà essere affiancato da équipe esperti. Andranno quindi verificate le intenzioni della coppia e le motivazioni che l'hanno portata a chiedere la riammissione all'eucaristia. Il prete valuterà anzitutto la strada della nullità matrimoniale, inviando la coppia al tribunale ecclesiastico: spesso, a monte delle separazioni, vi sono matrimoni di fatto nulli. Qualora la nullità non sia percorribile, si porterà la coppia a iniziare un percorso penitenziale. Questo non sarà breve e seguirà alcune tappe: "Capire i motivi che hanno portato al fallimento del matrimonio; prendere coscienza di aver tradito un comando del Signore; arrivare a riconciliarsi con il proprio passato".

Il percorso "potrebbe richiedere il carattere pubblico della penitenza e dimostrerebbe alla coscienza comune dei cristiani come la riconciliazione della persona che ha fallito il suo matrimonio non significhi leggerezza da parte della Chiesa nell'interpretare il precetto evangelico, ma piuttosto volontà di verificare concretamente l'obbedienza attuale al precetto medesimo". Infine, la riammissione ai sacramenti "potrebbe essere piena o anche parziale". Per alcuni, infatti, l'accesso all'eucaristia potrebbe essere limitato al precetto pasquale.

C'è spazio anche per una riflessione sulla questione più dibattuta, cioé quale valore dare alle seconde nozze. Molti teologi hanno infatti spiegato come non sia possibile parlare di “sacramento” poiché il sacramento è unico, tuttavia si potrebbe riconoscere "l'alto valore umano e spirituale del nuovo legame". Qualcosa di simile alla posizione del cardinale Kasper: "Là dove è presente una fede che diventa operosa nell'amore e si fa sentire nella penitenza per la colpa che c'è stata nella rottura del primo matrimonio, un secondo matrimonio entra a far parte anche della dimensione spirituale della vita ecclesiale".

Ora si attende soltanto la risposta dei padri sinodali e quella del Papa.

Tags:
matrimoniosinodo famiglia

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