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<a href="http://www.shutterstock.com/pic.mhtml?id=197905676&amp;src=id" target="_blank" />Father and son walking out on a dock at sunset</a> © Suzanne Tucker / Shutterstock

&lt;a href=&quot;http://www.shutterstock.com/pic.mhtml?id=197905676&amp;src=id&quot; target=&quot;_blank&quot; /&gt;Father and son walking out on a dock at sunset&lt;/a&gt; &copy; Suzanne Tucker /&nbsp;Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 22/07/15

Non meritiamo l'amore, né la salute o che ci vengano bene certe cose, né la vita. È un dono

Credo che ci siano momenti nella vita in cui dobbiamo fermarci a prendere aria, ad analizzare la nostra storia, ciò che abbiamo vissuto, e a tornare alle fonti che ci danno vita.

Gesù ci dice: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. È un padre che veglia e si prende cura dei suoi.

Le vacanze sono giorni per andare con coloro che amiamo dall’altro lato della riva, in un luogo appartato. Per guardare la riva da lontano, in prospettiva. Per smettere di andare da una parte all’altra e vivere il momento. Un momento per stare con i miei, con Gesù.

Gesù mi guarda anche quando sono stanco, e si commuove. Vuole portarmi in un posto tranquillo, perché recuperi le forze, perché riposi con Lui. Per stare con me.

Le vacanze sono un’opportunità per fermarci e guardare come stiamo vivendo. Fare le vacanze non è sinonimo di perdere tempo o di non fare nulla. Fare le vacanze è un’opportunità per fermare il nostro ritmo frenetico e ringraziare Dio per quanto abbiamo vissuto durante l’anno.

Un momento per cambiare attività. Per fare quelle cose che mi costa maggiormente fare durante l’anno. Un momento per stare con Dio, non per lasciarlo ancorato alla routine. Un tempo per rendere grazie alla vita e a Dio per essa. Quanto ci costa ringraziare!

Diceva qualche giorno fa papa Francesco inEcuador ai sacerdoti e ai religiosi: “Tutti i giorni ritornate, fate questo camino di ritorno alla gratuità con cui Dio vi ha scelti… Tutto gratuito… La gratuità. Siamo oggetto della gratuità di Dio. Se dimentichiamo questo, lentamente ci andiamo facendo importanti”.

Ci soffermiamo a pensare ai doni che abbiamo ricevuto durante quest’anno. Guardiamo la ricchezza della nostra vita e ci rendiamo conto del regalo che viviamo continuamente.

Non meritiamo l’amore, né la salute, né che ci riescano bene certe cose. Non meritiamo la vita. È un dono.

Vogliamo anche accogliere i momenti difficili con la pace. Dio mi parla nei momenti di croce. Non ci piace il dolore, né soffrire. Sicuramente ricordiamo momenti difficili, croci, cadute.

Diceva padre Josef Kentenich: “Quando Dio vuole che qualcuno sia interamente suo, lo conduce per il cammino della croce, per il cammino del Calvario. Questo non è possibile senza essere sminuiti, senza disonore, senza aridità interiore”.

La croce e il dolore ci trasformano. Ci rendono più di Dio. Per questo ringraziamo anche per il dolore.

La croce non si tinge solo di malattia, di morte. Spesso può essere una croce nella nostra vita il lavoro che svolgiamo, o l’educazione di uno dei nostri figli, o la vita matrimoniale in questo momento concreto, o lo studio che ci costa, o il fatto di non avere un lavoro stabile.

Egli non mi toglie la croce, anche se glielo chiedo, ma mi dà la forza per sorridere in mezzo alla tormenta, per tacere quando mi mancano le forze. Diceva padre Kentenich: “Il dolore e il male possono essere fonte di gioia solo se riusciamo a scoprire anche nel male un bene”.

Il dolore può essere anche fonte di gioia. Per questo dobbiamo vedere la finestra quando si chiude una porta. Il giardino verde in mezzo al deserto. Vedere la luce nell’oscurità della notte.

Trarre il bene dal male è un’arte. Gesù l’ha praticata ogni giorno, e mi insegna a vivere grato. Per questo vogliamo offrire la nostra gratitudine a Dio alla fine dell’anno. Gratitudine all’inizio delle vacanze. Perché fare le vacanze non è un diritto.

Ringraziamo per l’opportunità di avere dei giorni per riposare, per scollegarci dalla nostra routine. Ringraziamo per la nostra vita con un cuore di bambino. Ringraziamo per tutto ciò che Dio ci ha donato.

A volte ci sembra evidente averlo, ma non lo è. A volte ci lamentiamo della vita. Quando si smette di vivere la vita come dono, si diventa esigenti.

Ci lamentiamo delle persone che ci pesano. Del cibo. Della salute. Viviamo con la lamentela sulle labbra. Mi intristisco incontrando persone che anziché un sorriso come saluto ti lanciano uno sguardo pieno di amarezza.

Tutto può sempre essere migliore, è evidente, ma non possiamo vivere lamentandoci di ciò che non è come ci piacerebbe. La lamentela ci avvelena e avvelena chi la ascolta.

Il cuore povero vede tutto come un dono. Non si crede importante. Non si aspetta più di quanto riceve. Non vive lasciandosi trasportare dalla critica e dal giudizio. Ringrazia con l’anima piena di pace. Magari avessimo nell’anima più ringraziamento che lamentele!

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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preghiera
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