Ricevi Aleteia tutti i giorni

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Che cos’è la parresia?

© Giulio Napolitano / Shutterstock.com
Condividi

Quando e dove nasce questo termine?

I vescovi che hanno partecipato al Sinodo straordinario dello scorso ottobre hanno apprezzato la libertà e la franchezza con cui hanno potuto discutere dei temi in questione. Erano stati sollecitati e incoraggiati a farlo da papa Francesco, il quale non aveva posto alcuna pregiudiziale ai lavori del Sinodo, anzi, nel discorso di apertura aveva chiesto esplicitamente a tutti di “parlare chiaro”: «Nessuno dica: “Questo non si può dire; penserà di me così o così…”. Bisogna dire tutto ciò che si sente con parresia. […] E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli». 

Nel descrivere i due atteggiamenti necessari alla sinodalità – dire apertamente ciò che si pensa e ascoltare umilmente quello che gli altri hanno da dire – il Papa ha fatto riferimento alla parresia, il modo diretto e franco con cui i primi cristiani annunciavano il Vangelo. Il Nuovo Testamento impiega spesso questo termine per connotare la predicazione degli apostoli e ne fa una delle chiavi del suo successo, nonostante le resistenze degli oppositori.

Il termine, però, non nasce nell’ambito della religione, ma in quello della politica: era uno dei pilastri della democrazia ateniese ed era impiegato dai filosofi per descrivere la ricerca e la comunicazione della verità per mezzo del dialogo privato e del dibattito pubblico. Pertanto, il richiamo del Papa, riletto alla luce dell’origine del concetto e della pratica a cui rimanda, può essere di ispirazione anche fuori dalla Chiesa, ovunque si tratti di costruire il bene comune nello spazio pubblico. 

Parresia e libertà 
La parresia, infatti, è una qualità del discorso che manifesta il rapporto personale di chi parla con la verità. Esprimersi con parresia significa dire apertamente ciò che si pensa e si ritiene vero, anche se questo è rischioso per la propria incolumità fisica o la propria reputazione, compromettendosi in prima persona, senza preoccuparsi delle conseguenze. 

La si può illustrare bene a partire da un episodio degli Atti degli apostoli. Pietro e Giovanni proclamano nel tempio a Gerusalemme di aver guarito un paralitico per la fede nella resurrezione di Gesù; vengono arrestati e interrogati dai sacerdoti, dagli scribi e dai capi del popolo e anche a loro fanno lo stesso discorso apertamente (cfr Atti 3,1-4,12). Il sinedrio resta sconcertato non tanto dalla risposta degli apostoli, quanto dalla loro parresia (termine tradotto con franchezza nella versione italiana della CEI) e cerca di impedire loro di continuare a predicare nel nome di Gesù, senza riuscirvi. 

Atti 4,13-20 

13 Vedendo la parresia di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, si meravigliavano e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù; 14 vedendo poi in piedi vicino a loro l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare. 15 Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro 16dicendo: «Che dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme e non possiamo negarlo. 17Ma perché non si divulghi di più tra il popolo, ordiniamo loro con minacce di non parlare più ad alcuno in quel nome». 18 E, richiamatili, ordinarono loro di non parlare assolutamente né di insegnare nel nome di Gesù. 19 Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se è giusto innanzi a Dio obbedire a voi più che a Dio, giudicatelo voi; 20 noi non possiamo non parlare di quello che abbiamo visto e ascoltato». 

Il discorso di Pietro e Giovanni non è forbito, costruito secondo le regole della retorica per convincere gli ascoltatori: tutti si rendono conto che sono persone semplici e senza istruzione. Eppure le loro parole sono portatrici di un’evidenza che spiazza e rende quasi impossibile replicare, come quando ci si trova davanti a un dato di fatto, in questo caso la guarigione del paralitico che stava in piedi davanti a tutti: non possiamo negarlo. Viene, invece, rifiutata la spiegazione dell’evento prodigioso per le possibili conseguenze: il discredito presso il popolo delle autorità religiose ebraiche, colpevoli di non aver riconosciuto Gesù come messia e di averlo fatto crocifiggere, mentre Dio gli ha reso testimonianza resuscitandolo. Sentendosi messo in discussione, il sinedrio aggredisce e minaccia gli apostoli, ricevendo da loro una risposta altrettanto diretta e franca: noi non possiamo non parlare

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni