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Cosa significa oggi essere casti e controcorrente?

© Mazur/catholicnews.org.uk
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Il Papa a Torino ha parlato di molte cose, tra cui la castità e il coraggio….

A Torino l'invito fermo, a «vivere, non vivacchiare », secondo il motto del beato Pier Giorgio Frassati. Papa Francesco ha aggiunto: «Che tristezza i giovani che vanno in pensione a vent’anni! Se rimani fermo non farai niente nella vita. Andate controcorrente. Siate coraggiosi e creativi». E un dolce monito finale: «L’amore non è come nelle telenovelas. Non è un sentimento romantico, ma concreto. Mi permetto di parlarvi con sincerità, non per fare il moralista, ma per dirvi una parola che non piace, impopolare: in questo mondo edonista dove soltanto il piacere ha pubblicità, siate casti».

Ma cosa ha voluto dire Francesco? Una esegesi del valore profondo della castità, non come mera astinenza dalla sessualità, la propone Enzo Bianchi, priore della Comunità monastica di Bose:
 

“e la castità è l’arte di non trattare mai l’altro come un oggetto, perché in questo caso lo si “consuma” e lo si distrugge. Arte difficile e faticosa, che richiede tempo: non si nasce casti ma al contrario — va detto con chiarezza — si nasce incestuosi, e l’esercizio di separazione e di distinzione ci conduce verso una soggettività vera e autonoma. La castità conferisce alle relazioni umane una trasparenza che permette alle persone di riconoscersi nel rispetto del loro essere più intimo. Si pensi all’incontro sessuale dei corpi nella loro nudità e all’intimità che ne deriva. Quando i corpi nella nudità si incontrano e si intrecciano, si accende una conoscenza reciproca che non è comparabile a quella che possono avere l’uno dell’altro anche gli amici più intimi. Condividere il corpo e il respiro crea un’unione che è “conoscenza unica”, è — oserei dire, citando Giovanni Paolo II — “liturgia dei corpi”, è conoscenza penetrativa, di una profondità unica. Quando si tocca un corpo, non si tocca qualcosa, ma una persona, che non è un oggetto di piacere, che non può essere consumata, ma che è possibilità di comunione autentica. Senza questa comunione non è possibile la castità, ma solo l’obbedienza alla pulsione, all’estro, al possesso” (Repubblica, 1 luglio).

Ma questo impegno a non consumare l'altro come un oggetto aveva avuto già una eco in un'altra parte del discorso di Francesco a Torino, quando spronava tutti, giovani e anziani, lavoratori e disoccupati, a non perdere mai di vista l'amore per il prossimo: in un mondo dedito al consumismo, preservare l'altro dal proprio egoismo è un atto d'amore e di rispetto. E ricorda che nei tempi più bui nascono più santi e la Grazia agisce con più forza: quindi che fare per non scoraggiarsi e continuare a sperare? «Ho detto che si sta vivendo una terza guerra mondiale a pezzi – prosegue il Papa – . In Europa c’è la guerra e lo stesso in Africa, in Medio Oriente… Posso fidarmi dei dirigenti mondiali? E quando do il mio voto? Se tu ti fidi soltanto degli uomini, hai perso. Nel 1915 c’è stata la tragedia dell’Armenia, milioni di morti. Le grandi potenze guardavano da un’altra parte. Poi la Shoah: avevano le foto delle linee che portavano i treni ai lager come Auschwitz per uccidere gli ebrei, e anche i cristiani, i rom, gli omosessuali. Perché non hanno bombardato? L’interesse! E poi i lager in Russia, Stalin… Noi dobbiamo andare avanti con i nostri progetti: pensiamo ai bambini di strada, ai migranti, ai tanti che hanno bisogno». Come manifestare la nostra amicizia con Gesù? «Bisogna fare. E fare controcorrente. Nel sistema economico mondiale tutto si fa per denaro. In spagnolo c’è un detto: “Por la plata baila el mono”, per i soldi la scimmia balla. Ci vendono vetro per diamanti. Il segreto è capire dove si vive. In questa terra, a fine 800, c’erano le condizioni più cattive: massoneria, mangiapreti, satanisti. Era uno dei momenti più brutti e dei posti più brutti della storia d’Italia. Ma andate a cercare quanti santi e sante sono nati in quel tempo».  

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