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Cosa pensa papa Francesco degli attacchi del demonio?

© Giulio Napolitano / Shutterstock.com
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Ripercorriamo il pensiero di papa Francesco da quando era Jorge Mario Bergoglio

Credi nell'esistenza di Satana? Forse ti saranno di aiuto queste parole veementi di papa Francesco: “A questa generazione – a tante altre – hanno fatto credere che il diavolo fosse un mito, una figura, un’idea, l’idea del male. Ma il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui. Lo dice Paolo, non lo dico io! La Parola di Dio lo dice” (omelia a Santa Marta, 30 ottobre 2014).

Non c'è dubbio che nella vita ci troviamo di fronte a male e tentazione, sofferenza e divisione, e in molte occasioni vacilliamo davanti alle prove.

Francesco ha parlato dell'angelo caduto in varie occasioni, come pontefice, arcivescovo di Buenos Aires e ancor prima come semplice sacerdote, mettendo in guardia i fedeli sull'influenza che i poteri maligni possono avere su di noi se glielo permettiamo. In che modo il demonio prova a degradarci e a distruggerci?

I suoi obiettivi principali sono due: farci perdere la fede e la speranza e farci perdere l'unità.

Perché la speranza e la fede si diluiscano o addirittura scompaiano, non c'è niente di meglio che sostituire nel cuore il Signore con idoli secolari, il che si può raggiungere attraverso due strategie.

La prima è incoraggiare la vanità, o come ha detto Bergoglio: “[il demonio] ci lusinga per non farci avere speranza”, invitandoci a evitare il combattimento di ogni giorno, lo sforzo di fronte alle difficoltà quotidiane, e spingendoci a cercare altre vie lontane da Gesù Cristo: “Anziché procedere nel cammino, ci presenta la scorciatoia, il sentiero. Ci seduce, vuole strapparci la speranza, quella che non delude” (omelia del 2 giugno 2007).

La seconda strategia è offrirci un'alternativa che, anche se sappiamo che alla fine si infrange sulla barriera della morte, è immediata. Si tratta dei piccoli beni di questo mondo, del consumismo, dell'ascesa sociale, in definitiva di sostituire Dio, rimanendo intrappolati “nei rumori alienanti di proposte passeggere o bugiarde. (…) False promesse di luce del demonio, che Gesù chiama 'padre della menzogna'” (omelia della Messa di Mezzanotte del 2003). Sarebbero molte le citazioni dall'enciclica Laudato si’ che potremmo trascrivere e che aiuterebbero a sottolineare questa idea.

Il nemico vuole anche divisione, perché sa che la testimonianza dell'amore che si dà nell'unità tra i cristiani rende evidente la Presenza di Cristo ai battezzati e ai non battezzati. L'Eucaristia ci porta a formare un solo Corpo e ad essere un solo popolo, un'unità, e il diavolo vuole distruggerla: “Il demonio non resta tranquillo, è il padre della menzogna, è il padre della discordia, il padre della divisione, il padre della violenza. E questo padre non lo vogliamo perché non ci rende fratelli, ci divide” (omelia del 1° ottobre 2006).

La tattica è sempre la stessa: inizia con la tentazione, e se non la rifiutiamo immediatamente questa inizia a crescere, ad acquisire importanza, e arriva a contagiare gli altri fino a riuscire, inoltre, a giustificarsi usando la menzogna, le calunnie, le ideologie e tutti i metodi con i quali riusciamo a ingannare noi stessi non appena ci esortano. Basta pensare alle chiacchiere: se abbiamo “un po’ di invidia per quella persona o per l’altra”, non la teniamo dentro ma finiamo per condividerla, parlandone male in giro. È così che la chiacchiera “cerca di crescere e contagia un altro e un altro ancora…”. “Anche io sono stato tentato di chiacchierare! È una tentazione quotidiana”, che “comincia così, soavemente, come il filo d’acqua” (omelia dell'11 aprile 2014).

Dobbiamo essere consapevoli del fatto che la nostra fedeltà al Vangelo e alla Chiesa sarà motivo di maggiori attacchi, perché Satana aborre l'amore per Dio e quello tra gli uomini. Non siamo ingenui né codardi: camminiamo attenti, con timore e tremore, e anche e soprattutto consapevoli che Cristo ha già vinto e ci accompagna sempre. Può essere che in certi momenti troveremo lo scoraggiamento che ci tenterà, ma ci sono molti motivi potenti per sostenere la speranza.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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