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Accordo Palestina-Vaticano: cattolici finalmente liberi di professare la propria fede

© POOL/CATHOLICPRESSPHOTO

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 26/06/15

L'intesa sollecita anche la pace in Medio Oriente. Israele deluso. Monsignor Gallagher: buon esempio di dialogo e collaborazione

Il Vaticano e la Palestina hanno firmato l’accordo che riguarda le attività della Chiesa cattolica nei territori controllati dall’autorità palestinese. Nell’accordo si riafferma il sostegno a una «soluzione negoziata e pacifica della situazione nella regione» e si esorta a compiere «decisioni coraggiose» per mettere fine al conflitto tra Israele e Palestina con una soluzione dei due stati. Israele ha espresso il suo disappunto e ha avvertito che l’accordo «danneggerà gli sforzi per la pace» (Internazionale.it, 26 giugno).

RICONOSCIMENTO DIPLOMATICO
L’intesa sul testo dell’accordo era stata raggiunta il 13 maggio e già allora aveva sollevato le critiche del governo israeliano, che aveva minacciato di prendere provvedimenti. Si è trattato del primo documento ufficiale bilaterale tra il Vaticano e lo stato della Palestina e costituisce un riconoscimento diplomatico. L’accordo precedente, concluso nel 2000, portava infatti la firma dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). 

LA VISITA DI ABU MAZEN
L’accordo, in particolare era ulteriormente nell'aria dopo l’udienza concessa dal Papa al presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), il 16 maggio, che, il giorno dopo, aveva poi assistito alla Messa di canonizzazione delle prime due sante palestinesi dei tempi moderni, la carmelitana Maria di Gesù Crocifisso (Mariam Bawardi) e Marie-Alphonsine Ghattas, fondatrice delle Suore del Rosario, il 17 maggio a San Pietro (Vatican Insider, 26 giugno). 

IL VATICANO ESULTA, ISRAELE DELUSO
L’intesa, ha detto monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, ossia il "ministro degli Esteri" del Vaticano e firmatario del documento, può «in qualche modo costituire uno stimolo per porre fine in modo definitivo all’annoso conflitto israeliano-palestinese» e può offrire «un buon esempio di dialogo e di collaborazione» in un Medio Oriente dove i cristiani vengono non di rado perseguitati. Israele ha espresso «rammarico» per bocca di un portavoce del Governo per «la decisione del Vaticano di riconoscere ufficialmente l’Autorità Palestinese come Stato».

LA NOVITA' DELL'ACCORDO
«Qui – commenta il vaticanista Sandro Magister su L'Espresso (26 giugno) – la novità non consiste affatto, come molti hanno scritto, nella formula "Stato di Palestina", già regolarmente in uso in Vaticano dalla fine del pontificato di Benedetto XVI, ma piuttosto nel riconoscimento esplicito della libertà di religione e di coscienza, come pure della libertà della Chiesa non solo nei luoghi di culto ma anche nelle attività caritative e sociali, nell'insegnamento, nei mezzi di comunicazione, insomma nella vita pubblica».

PAROLIN IN ORIENTE
Da parte di un paese musulmano si tratta di un riconoscimento che non ha precedenti e che potrebbe aprire la strada ad analoghi sviluppi in altri Stati. «Non è un caso – prosegue Magister – che il cardinale Pietro Parolin si sia recato l'altra settimana ad Abu Dhabi, a inaugurare una nuova chiesa assieme alle più alte autorità degli Emirati Arabi Uniti: messaggio eloquente per la confinante Arabia Saudita, dove il solo possesso di una Bibbia continua ad essere un reato gravissimo».

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