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Sinodo famiglia. Pubblicato Instrumentum laboris: comunicare la speranza

© Sabrina Fusco / ALETEIA
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Linee guida per il prossimo appuntamento dei Vescovi previsto in ottobre

La misericordia è legata alle verità fondamentali di fede
L’ottica, conclude la seconda parte, deve essere quella misericordia che “nulla toglie alla verità”, ma è “essa stessa verità rivelata, strettamente legata alle fondamentali verità della fede”, in quanto “rivelazione dell’identità di Dio” e “dimostrazione dell’identità cristiana”.

Comunicare la speranza, senza moralismi. Obiezione di coscienza per gli educatori
La terza parte si apre evidenziando la necessità di “preparare, formare e responsabilizzare” le famiglie in ambito missionario, incoraggiando ad esempio la missio ad gentes, anche grazie ad un “linguaggio che susciti speranza”, capace di raggiungere tutti, soprattutto i giovani, e lontano da moralismi, giudizi, pregiudizi e controlli. Perché, in fondo, “non si tratta di presentare una normativa, ma di proporre valori”, “verità di fede”. Magari, scrive l’Instrumentum, ci si può avvalere di equipe specializzate in comunicazione, che sappiano tener conto delle problematiche familiari odierne. E ciò è tanto più valido quanto più si guarda alla “pluralità religiosa e culturale” in cui si vive oggi e per la quale il Sinodo auspica la “sinfonia delle differenze”. Di fronte, poi, all’imposizione di modelli contrari alla visione cristiana della famiglia, come accade nel campo della sessualità, bisognerà offrire percorsi formativi adeguati, affermando “con decisione il diritto all’obiezione di coscienza” per gli educatori.

Cristiani si impegnino in politica e società per tutelare la famiglia
In sostanza, le famiglie devono interagire con le istituzioni, anche se tale collaborazione non sempre è agevole, portando all’attenzione della politica le loro istanze reali e “denunciando quelle pratiche che ne compromettono la stabilità”. “I cristiani – si legge – devono impegnarsi in modo diretto nel contesto socio-politico”. Su tutto emerge l’esigenza di rinnovare la pastorale familiare creando una migliore sinergia con gli altri ambiti pastorali (giovani, catechesi, associazioni), così da “abbracciare tutte le fasi della vita con una formazione completa”.

Accompagnare coppie conviventi perché raggiungano la pienezza sacramentale
L’Instrumentum torna poi a ribadire “il dovere e la missione della Chiesa” di annunciare il sacramento del matrimonio come unione fedele e indissolubile tra un uomo ed una donna, ma anche la sua capacità di “accompagnare quanti vivono il matrimonio civile o la convivenza” così che possano, gradualmente, giungere fino alla pienezza dell’unione sacramentale che va presentata non come “un ideale difficile da annunciare”, bensì come “un dono che arricchisce e fortifica la vita coniugale e familiare”. Quindi, il documento si sofferma sul perdono, “esperienza fondamentale” in famiglia, e ricorda che in caso di tradimento coniugale “è necessaria un’opera di riparazione” perché “un patto infranto può essere ristabilito”. Occorrono, dunque, “scelte pastorali coraggiose” nei confronti delle famiglie ferite, facendo sperimentare loro “l’infinita misericordia di Dio”.

Fallimento matrimoniale: occorre discernimento prudente e misericordioso
Su questo punto, tuttavia, l’Instrumentum riporta due atteggiamenti differenziati: incoraggiare chi vive unioni non matrimoniali ad intraprendere “la strada del ritorno”, oppure invitare tali persone a guardare avanti ed a rimettersi in cammino. Tale accompagnamento andrà comunque fatto con “discernimento prudente e misericordioso”. Il fallimento matrimoniale è sempre “una sconfitta per tutti”, si legge nel testo, perciò “tutti hanno necessità di dare e ricevere misericordia”, soprattutto per il bene dei figli, ai quali vanno risparmiate ulteriori sofferenze. “Alcuni – prosegue ancora il documento – richiedono che anche la Chiesa dimostri un analogo atteggiamento nei confronti di coloro che hanno infranto l’unione”. In quest’ottica, si insiste sull’adeguata preparazione dei sacerdoti a “questo ministero di consolazione e cura” delle famiglie ferite. Allo stesso tempo, la Chiesa deve esprimere “apprezzamento e sostegno” a coloro che non intraprendono una nuova unione, rimanendo fedeli al vincolo.

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