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Educarsi al cibo nell’era dei fast food

Group of families enjoying outdoor meal at home © Monkey Business Images / Shutterstock
Monkey Business Images / Shutterstock
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Le domande legate al cibo sono “pane per la mente” su cui riflettere

Il cibo è parte integrante della nostra quotidianità, almeno di quella parte del pianeta che gode di un accesso non problematico all’alimentazione. Il ritmo dei pasti scandisce la giornata ed è normale fare la spesa e preparare dei piatti in modo più o meno accurato. Meno spesso si è portati a riflettere ai molti temi legati all’alimentazione, dal diritto ad accedervi, al suo valore simbolico, alla dimensione antropologica, ai problemi legati all’impatto ambientale delle coltivazioni agrarie, al potere di scela del consumatore. Sono alcuni degli aspetti affrontati nella pubblicazione “Nutrire il pianeta? Per un’alimentazione giusta, sostenibile, conviviale” (Bruno Mondadori 2015) a cura di Matteo Mascia e Chiara Tintori, redattrice di Aggiornamenti sociali. Il volume, che raccoglie gli interventi di esponenti del mondo dell’Università, della ricerca e dell’associazionismo nel corso di tre seminari tenuti in vista di Expo 2015, sarà presentato il 13 giugno a Milano nel corso di una tavola rotonda organizzata dai soggetti promotori del percorso: Fondazione culturale San Fedele, Aggiornamenti sociali, Caritas, Fondazione Lanza e WeWorld. Un cibo garantito per tutti, che non comprometta l’equilibrio ambientale e che non tradisca la sua natura di occasione di convivialità e fraternità, non si improvvisa sulla tavola del mondo: occorre educarsi a delle scelte piccole e grandi e a maturare degli stili di vita che si prendano cura della "casa comune", come afferma il titolo della prossima enciclica di papa Francesco "Laudato si'" che sarà resa nota il 18 giugno. Pubblichiamo di seguito un estratto della postfazione del volume.  
 

***
 
Un cibo conviviale

 
Un aspetto che non può certo darsi per scontato nell’attuale società dei consumi, è la dimensione antropologica del cibo, simbolo unico che coglie l’uomo nelle sue profondità più intime e lo situa nel legame con la società e con la terra. Mangiare è un’arte, che ci contraddistingue dagli altri esseri viventi; sa mangiare
chi è all’altezza della propria umanità, come argomenta Manicardi nel suo saggio. Ma mangiare richiede tempo e capacità di relazione e comunione.
 
Tale potenziale ricchezza è messa a rischio dall’omologazione culturale del cibo, laddove in tavola non si mescolano più i sapori –preservandone la particolarità e unicità –, ma li si riduce a un minimo comune denominatore che ne consente la propagazione ovunque nel mondo. Inoltre la diffusa modalità di mangiare in fretta e da soli (tipica dei fast food) rischia di far perdere al cibo il suo valore comunitario, dove invece la tavola è potenzialmente luogo di incontro, condivisione e fraternità. Impersonalità, individualismo, fretta, e anche perdita del gusto, stanno uccidendo l’arte del mangiare, del fare e dare da mangiare.
 
Non solo. Amartya Sen ritiene che la vera causa delle carestie non sia tanto la penuria di cibo, ma la rottura dei legami sociali, aspetto oggi più che mai evidente tanto su scala globale quanto su quella locale. A quest’ultimo livello ciascuno di noi avrà sperimentato almeno qualche volta come preparare da mangiare per altri significhi donargli del tempo, mostrargli il desiderio che stia bene, instaurare o rinsaldare relazioni di amicizia. In un contesto sociale multietnico e interreligioso il mangiare insieme può divenire anche espressione di un’etica della
fraternità, al di là di una diffusa e superficiale cultura dell’indifferenza e dello scontro (Albini). Pertanto, come espresso nel contributo di De Vecchi, si pone l’urgenza di educare le nuove generazioni e continuare a formare noi stessi, anche attraverso l’alimentazione e le occasioni di convivialità, a partire dagli ambienti più familiari (casa e scuola).
 
È infatti nel quotidiano, talora piccolo e banale, che si trasmettono e introiettano abitudini, valori, priorità. Educare(si) a una sana ed equilibrata alimentazione, pertanto, significa nel contempo educare(si) a una
serie di atteggiamenti, spesso impliciti o semplicemente evocati, che si riflettono poi in ogni contesto della nostra vita.
 
La questione dell’alimentazione è parte integrante di un modello sociale e culturale economicamente inefficiente e insostenibile dal punto di vista ambientale. Poiché si tratta di una consapevolezza per lo più ancora sconosciuta al di fuori dello stretto ambito degli addetti ai lavori, auspichiamo che il percorso compiuto in questo volume possa aiutare a riconoscerla.
 
La possibilità di assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione sufficiente, buona, sana e sostenibile ha bisogno di itinerari educativi – che probabilmente coprono l’arco dell’intera vita – volti a formare una progressiva maturazione di una coscienza comune eticamente fondata.

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expo 2015
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