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"Mi manca il camminare per le strade"

© Filippo MONTEFORTE

L'Osservatore Romano - pubblicato il 30/05/15

È al corrente di tutto quello che si pubblica?
No, no. Leggo solo un giornale, «la Repubblica», che è un giornale per il ceto medio. Lo faccio la mattina e non ci metto più di dieci minuti a dargli un’occhiata. La televisione non la vedo dal 1990 (prende del tempo per rispondere). È una promessa che ho fatto alla Vergine del Carmelo la notte del 15 luglio 1990.

Per un motivo particolare?
No, no, mi sono detto “non è per me”.

Non vede le partite del San Lorenzo?
No, non vedo niente.

Come viene a sapere dei risultati?
C’è una guardia svizzera che tutte le settimane mi lascia i risultati e la classifica.

Lei, tra i Papi, sarebbe un Messi o un Mascherano?
Non saprei dirti, perché non so distinguere i loro due stili, non vedo le partite. Messi è venuto qui due volte ma niente di più, ma non l’ho mai visto giocare.

Naviga in internet?
No. E dare interviste, mai e poi mai. Ora ci sono riuscito, è lo stato di grazia. Prima provavo panico all’idea di affrontare un giornalista.

Come vede l’Argentina dal Vaticano?
Come un Paese con molte possibilità e tante opportunità perse. Come diceva il cardinale Quarracino. Ed è vero. Siamo un Paese che ha perso tante opportunità nel corso della sua storia. Qualcosa non va, con tutta la ricchezza che abbiamo. Come il racconto degli ambasciatori dei Paesi che andarono a lamentarsi con Dio perché agli argentini aveva dato tante ricchezze e a loro solo una, o l’agricoltura o le miniere. Dio li ascoltò e poi rispose: «No, scusate, per compensare ho dato loro gli argentini».

Segue la politica argentina?
No, per niente, ho smesso di ricevere politici perché mi sono accorto che alcuni hanno usato questo fatto e la foto con me, anche se è altrettanto vero che altri non hanno nemmeno detto di essere stati da me e non hanno fatto la foto. Ma per evitare tutto questo i politici in udienza privata no. Se vengono, vanno all’udienza generale, li saluto lì. Non so però come vanno le elezioni e neanche chi sono i candidati. Immagino quali sono i principali, ma non so nemmeno come vanno le tensioni. So che nelle Paso [Primarie aperte simultanee obbligatorie] di Buenos Aires, ha vinto la Pro [Proposta repubblicana] perché l’ho visto nel giornale, è uscito persino su «la Repubblica».

Le piace che la definiscano il Papa povero?
Se dopo mettono un’altra parola allora sì. “Pover’uomo” per esempio (ride nuovamente di gusto). La povertà è il centro del Vangelo. Gesù è venuto per predicare ai poveri, se togli la povertà dal Vangelo non capisci nulla, gli togli il midollo.

Non è un’utopia pensare che si possa sradicare la povertà?
Sì, ma le utopie ci fanno andare avanti. Sarebbe triste se un ragazzo o una ragazza non le seguissero. Ci sono tre cose che dobbiamo avere tutti nella vita: memoria, capacità di vedere il presente e utopia per il futuro. La memoria non bisogna perderla. Quando i popoli perdono la loro memoria, c’è il grande dramma di trascurare gli anziani. Capacità di ermeneutica di fronte al presente, interpretarlo e sapere dove occorre andare con quella memoria, con le radici che ho, come giocarmela nel presente, in questo sta la vita dei giovani e degli adulti. E il futuro, lì sta quella dei giovani soprattutto e quella dei bambini. Con memoria, con capacità di gestione nel presente, di discernimento e utopia verso il futuro, perché lì s’inseriscono i giovani. Perciò il futuro di un popolo si manifesta nella cura degli anziani, che sono la memoria, e dei bambini e dei giovani, che sono coloro che la porteranno avanti. Noi adulti dobbiamo ricevere questa memoria, lavorarla nel futuro e darla ai figli. Una volta ho letto una cosa molto bella: «Il presente, il mondo che abbiamo ricevuto, non è solo un’eredità degli anziani ma è piuttosto un prestito che ci fanno i nostri figli affinché lo restituiamo loro migliore». Se taglio le mie radici e perdo la memoria, mi succederà ciò che succede a ogni pianta, morirò; se vivo solamente un presente senza guardare in previsione al futuro mi accadrà quello che accade a ogni cattivo amministratore, che non sa fare progetti. L’inquinamento ambientale è un fenomeno di questo tipo. Le tre cose devono andare insieme; quando una manca un popolo inizia a decadere.

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papa francesco
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