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«Famiglia e maternità: miglioriamo la comunicazione e dialoghiamo con l’Onu»

© Andresr/SHUTTERSTOCK

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 24/05/15

Betancourt: facciamo un’autocritica su come pubblicizziamo le nostre idee, il mondo LGBT è molto forte sul web

E' sempre più raro di questi tempi che si faccia autocritica. Ana Cristina Villa Betancourt, Responsabile della Sezione Donna del Pontificio Consiglio per i Laici, invece la fa senza remore, schietta, diretta come ama sempre esprimersi nella vita. Se oggi l'ideologia gender, la mentalità anti-famiglia avanza è anche perché c'è un ritardo nella comunicazione sopratutto nel mondo cattolico. 

UN ARGINE CONTRO LA DERIVA DI VITA E FAMIGLIA
I gruppi e le lobby LGBT galoppano su portali e social network, laddove le tesi opposte alle loro faticano ancora a far presa. E' anche per questo motivo che probabilmente all'esterno, sopratutto nelle istituzioni, non arriva con forza e decisione il messaggio diffuso dalle organizzazioni cattoliche a difesa della vita e della famiglia. E così non c'è neppure troppo da meravigliarsi se tra gli "Obiettivi di sviluppo del millennio (Mdg) delle Nazioni Unite", il numero 5 titola "Permettere e potenziare il raggiungimento della parità di genere delle donne e delle ragazze", evitando di utilizzare concetti come famiglia e maternità che sono strettamente legati alla tutela della donna. 

LE SOLLECITAZIONI DELLE DONNE CATTOLICHE 
Nella Conferenza Internazionale "Donne verso l’agenda per lo sviluppo post-2015" organizzata a Roma dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, dall’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche e dal World Women’s Alliance for Life and Family, la Betancourt ha avuto il compito di riassumere le tante idee emerse nei tavoli di lavoro a cui hanno partecipato donne cattoliche di tutto il mondo. 

VALORIZZARE DI PIU' LE DOTI PROPRIE DELLE DONNE
Un lavoro che finirà dritto sulla scrivania dei Vertici delle Nazioni Uniti. «Ciò che è emerso nella conferenza – spiega la Betancourt – è che l'obiettivo 5 va rivisto. La nostra proposta è innanzitutto una sfumatura: fermo restando la differenziazione di genere, vogliamo puntare a conferire un maggior valore alle parole "pari opportunità". E non solo: vogliamo che nel dibattito si introducano la valorizzazione della femminilità, quella capacità di educare i bambini, di sviluppare una famiglia che sono tutte doti proprie della donna. Ciò che ci rattrista è poi l'assenza della parola "maternità". Viene il sospetto che sia una scelta ideologica, come fosse dettata da una mentalità anti-vita, anti-famiglia».

ANALISI PIU' COMPRENSIBILI ALLA MASSA
Con il Pontificio Consiglio per i Laici «da anni portiamo avanti approfondimenti antropologici sulla dignità della donna, sulla differenziazione tra uomo e donna. Forse anche noi dovremmo essere più bravi a tradurre le ottime analisi in concetti più comprensibili e alla portata di tutti. Ad esempio: organizziamo un focus sulla "complementarietà tra uomo e donna". In realtà la maggior parte delle persone si chiede: "e cos'è?". Il bagaglio teorico, dunque non manca, ma ora serve quello scatto che ci consente di renderlo comprensibile, facendolo arrivare a quante più persone possibili. Ecco direi che la sfida da lanciare è quella di diventare più bravi comunicatori». 

DIALOGO CON L'ONU PARTENDO DALLA DIGNITA'
Una svolta che deve iniziare anche attraverso un confronto con l'Onu, che non sia di rottura. «Dobbiamo dialogare con le Nazioni Unite. A noi va benissimo la promozione della donna e delle ragazze. La cosa positiva è partire da un riconoscimento della dignità della persona perché quando avviene tale riconoscimento, allora ogni persona porta avanti la propria vita con più frutto. Allora questa è la base di partenza sulla quale avviare il dialogo, e far comprendere che senza l'estensione dei concetti di famiglia e maternità si rischia di dare luogo ad una linea guida monca e che non comprende fino in fondo il valore della donna»

Tags:
famiglia
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