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Oggi sarà beato. Ma chi fu veramente Romero?

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Morozzo Della Rocca ripercorre la vita di un sacerdote scomodo e molto amato

Oscar Romero fu ucciso il 24 marzo 1980 da uno squadrone della morte, mentre celebrava all’altare. Da tre anni era arcivescovo di San Salvador, la capitale del Salvador. A lungo la sua figura è rimasta controversa. Romero è stato trasformato da una parte politica in un simbolo rivoluzionario, mentre la parte avversa lo vedeva come un agitatore comunista. Già all’indomani della morte esisteva un mito politico di Romero, accostato messianicamente a personaggi come Camilo Torres, «Che» Guevara o Salvador Allende. Questo produceva una reazione negativa in chi non si riconosceva in tale pantheon politico.

Le contrapposizioni sul nome di Romero sono state vivissime soprattutto all’epoca della guerra civile del Salvador, durata dal 1980 al 1992, con un saldo di 80.000 morti su quattro milioni di abitanti. Oggi si riconosce che Romero, sebbene uomo pubblico determinante per le sorti del suo Paese, era un personaggio della Chiesa prima che della politica, e che le sue visioni e amicizie si muovevano molto al di là delle divisioni fra conservatori e progressisti. Finché Romero visse, il Salvador non precipitò nella guerra civile. Questa iniziò proprio all’indomani della morte, venendo meno il suo impegno di pacificatore al di sopra delle parti. La beatificazione di Romero nella Chiesa cattolica, a seguito del riconoscimento del martirio in odium fidei, avviene allorché molti animi sono rasserenati, essendo ormai lontane le tensioni della guerra civile salvadoregna e del cruento scontro, in America Latina, fra regimi militari e guerriglie. Le strumentalizzazioni del vescovo martire sono molto ridotte. In tutto il mondo Romero riceve onori imparzialmente decretati. A lui sono dedicati monumenti, piazze, università, aeroporti, ospedali. Lo rievocano libri, film e opere teatrali. Ma chi fu veramente Romero?

Oscar Arnulfo Romero y Galdámez era nato il 15 agosto 1917 a Ciudad Barrios, cittadina dell’«Oriente» del Salvador, a 900 m di altitudine, non lontano dalla frontiera con l’Honduras. Il padre, Santos Romero, era il locale telegrafista. Non aveva un buon carattere ed era facile all’ira. Un podere, dote della madre Guadalupe de Jesús Galdámez assieme alla casa sulla piazza del paese, aiutava la famiglia a vivere con dignità. Vi lavoravano dei braccianti. Rispetto al loro ambiente, i Romero non potevano dirsi poveri. Come tutti a Ciudad Barrios, non avevano elettricità. I bambini dormivano insieme in letti comuni. Le foto della famiglia Romero mostrano volti dai tratti meticci come la stragrande maggioranza dei salvadoregni. A 4 anni Oscar fu colpito da una poliomielite che incise a lungo sulla capacità di movimento e di parola. L’infermità avrà conseguenze sul suo carattere, accentuandone l’intelligenza riflessiva. Oscar aveva il gusto delle parole e dei loro significati, era avido di sapere. Debole fisicamente, giocava poco con i coetanei. A scuola non era interessato alla matematica ed era bravo in lingua spagnola. L’infanzia, a parte la malattia, fu serena.

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