Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Preti e vescovi possono schierarsi a favore di un candidato alle elezioni?

© Public Domain/You Tube
Condividi

Il teologo don Piero Sapienza: occorre formare i fedeli per un giusto discernimento

Ha fatto rumore la presunta "raccomandazione" di un presule ad una candidata alle elezioni regionali in Veneto. Stiamo parlando della vicenda che ha coinvolto il vescovo di Verona, mons. Giuseppe Zenti, e una candidata iscritta alla Lega, Monica Lavarini, inserita nella lista civica di Luca Zaia, candidato alla rielezione come governatore del Veneto.

LA MAIL DEL VESCOVO A 400 DOCENTI
Al centro del caso una mail che l'alto prelato avrebbe prima inviato, e poi "stoppato", chiedendo a 400 insegnanti di religione (tra cui molti parroci) di prendere in esame una riflessione del progetto culturale diocesano sul tema del sociale debole, cioè i poveri, e sulla scuola paritaria di ispirazione cristiana. Con una nota finale, come riporta il quotidiano l'Arena (15 maggio), Zenti avrebbe caldeggiato, in particolare, la candidatura di Lavarini per l'attenzione nel suo programma alla difesa delle famiglie in stato di difficoltà socioeconomica ed educativa.

"SONO STATO FRAINTESO"
Successivamente è giunto il chiarimento del vescovo: «Chiedo scusa se sono stato frainteso: mi sono appellato al mio senso di pastore che si interessa delle famiglie in difficoltà, in particolare delle realtà socialmente deboli», ha detto il presule (Corriere del Veneto, 16 maggio).  Ma in realtà un sacerdote, un vescovo, un cardinale può esporsi e appoggiare dei candidati politici? Può annunciare pubblicamente di preferirne uno o l'altro? Se ciò non è possibile, ammettiamo che prenda comunque una posizione, incorre in qualche procedimento disciplinare/richiamo?

FEDELI E PARTECIPAZIONE POLITICA
«Il Vangelo di Gesù Cristo ci insegna a prenderci cura del bene integrale di ogni persona umana – commenta ad Aleteia il teologo e scrittore don Piero Sapienza – perciò la missione evangelizzatrice della Chiesa tocca anche le frontiere del sociale e del politico. Pertanto la formazione di fedeli laici, che siano consapevoli di non poter “abdicare alla partecipazione alla politica” (Christifideles laici, 41), diventa un compito irrinunciabile della comunità ecclesiale». 

DALLA CATECHESI ALLE OMELIE
L'educazione all'impegno sociale e politico, prosegue don Sapienza, che è anche direttore dell'Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro dell'Arcidiocesi di Catania, «deve attraversare tutta la catechesi di fanciulli, giovani, adulti, fino all'omiletica e alla istituzione delle scuole di formazione socio-politica». 

NESSUNA IMPOSIZIONE SUI NOMI DEI POLITICI
Ma ciò, precisa il docente dello Studio Teologico San Paolo di Catania, «non vuol dire che la Chiesa intende coinvolgersi “con alcuna scelta di schieramento politico o di partito” (vd Giovanni Paolo II al Convegno ecclesiale di Palermo), perché una tale opzione equivarrebbe a ritenere che una formazione politica o partitica possa corrispondere “completamente alle esigenze della fede e della vita cristiana”, producendo “equivoci pericolosi” (Compendio Dottrina sociale della Chiesa, 573)». 

NON DEVONO ESSERCI PREFERENZE
Di conseguenza, né vescovi, né parroci o preti, per il ruolo che ricoprono, «dovrebbero appoggiare l'uno o l'altro partito, oppure esprimere pubblicamente preferenze per questo o quel candidato, a prescindere da eventuali richiami, che non mi sembrano previsti». 

PUNTARE ALLA CAPACITA' DI DISCERNIMENTO
Nell'attuale contingenza storica, ragiona Sapienza, «dove è facile la tentazione della “diaspora” culturale dei cattolici», si deve piuttosto puntare «alla formazione di fedeli laici, capaci di esercitare un saggio discernimento personale e comunitario, allo scopo di compiere scelte politiche coerenti, per quanto possibile, con i valori professati». 

PROGRAMMI CHE GUARDANO AGLI "ULTIMI"
I criteri di discernimento «permetteranno di valutare i candidati, sia per la loro competenza e professionalità, come per la correttezza politica e la coerenza morale personale. Anche i programmi sono da valutare sulla base dei bisogni integrali di ogni cittadino, a partire dagli ultimi, come esige il vero bene comune della polis – conclude il teologo – che è “bene di tutti e di ognuno”». 

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni