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Perché per salvare l’uomo era necessario che Gesù morisse?

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Toscana Oggi - pubblicato il 21/05/15

Da questo punto di vista il contrario della morte non è la vita, ma l'amore, perché l'amore in quanto capace di aggregare e unire è la sorgente stessa della vita. Dunque il peccato che è ribellione a Dio, porta morte e dolore, ma Dio dando se stesso fino alla morte in croce, con questo supremo atto d'amore riconcilia l'uomo a sé, rivitalizzandolo di vita abbondante (Gv 10,10). Così la sofferenza e il dolore che sono anch'esse conseguenze del peccato, vengono redente. In questo senso. Quando un ladro è messo in galera per 4 anni, essi sono anni di punizione e sofferenza, ma sono anche redentivi perché una volta uscito dal carcere egli non è più ladro. Dio morendo sulla croce ci vuol far capire che la morte e la sofferenza non sono più «punizioni» distruttive, ma sono esperienze redentive, poiché avendole Lui stesso assunte nella sua persona divina li ha rese «buone», perché tutto ciò che appartiene a Dio è buono. Così sofferenza e morte non sono più conseguenze del peccato, ma strumenti salvifici, perché, resi buoni dalla morte di Cristo, e possono essi stessi produrre vita e salvezza. Insomma Dio non ha eliminato la morte fisica e la sofferenza, perché una volta rese qualità buone per la vita dell'uomo, le ha trasformate in strumenti salfivici. In questo senso Gesù dice il vero, mentre prima della croce di Cristo morte e sofferenza erano i segni del peccato (cf. libro di Giobbe), dopo la morte di Cristo sono rivelazione dell'amore di Dio e  strumenti di salvezza (si pensi al desiderio di sofferenza dei santi cristiani).

Dunque il Cristo ha vinto la morte e il dolore, morendo e soffrendo, invece il peccato che non poteva assumere, perché è contraddittorio al suo essere, lo «assolve». Assolvere vuol dire che esso rimane una cosa cattiva, ma in ragione del grande amore verso l'uomo lo assolve, libera l'uomo da quel fatto. A conclusione possiamo allora dire che nell'opera salvifica di Dio c'è una «logica»: Dio poteva salvarci in molte maniere: con miracoli renderci buoni, facendoci entrare in paradiso lasciando perdere quello che abbiamo fatto in vita, ecc., ma sceglie la via della croce perché vuole che la salvezza, che ci concede, noi possiamo già viverla in questa vita, e perché noi stessi possiamo essere attori della nostra salvezza, e non solo spettatori delle opere divine. E la croce rivela benissimo il messaggio divino: la salvezza passa per l'amore radicale fino alla morte per gli altri. Messaggio questo che non avrebbe avuto alcun valore se fosse stato solo detto o scritto, andava vissuto, perché la morte e il dolore non appartengono a Dio, e perché potessero diventare cose buone dovevano entrare a far parte di Dio stesso. Cosa che Dio esattamente ha fatto, al punto da metter su un'opera salvifica complessa e intricata, com'è l'incarnazione, la vita, la morte e la resurrezione di Cristo.

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gesù cristopassione di cristo
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