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Perché devo farmi il segno della croce con l’acqua benedetta?

© Flickr/Daniel Jolivet/Creative Commons

Liturgia "Culmen et Fons" - pubblicato il 18/05/15

Conviene riprendere questo uso o lasciar perdere?

Ormai si entra in chiesa con molta disinvoltura e pochi fanno il segno della croce. Ancor meno ci si ricorda di attingere alle pile dell’acqua ‘santa’. I sacerdoti non ne parlano più. Domando: riprendere questo uso o lasciar perdere?

Il fedele entra in chiesa facendosi il segno della croce con l’acqua benedetta. Questo gesto elementare, se fatto bene e, con spirito di fede, è una bella testimonianza per tutti i presenti e un proficuo ricordo del Battesimo. Esso coinvolge l’anima e il corpo ed è l’esordio e l’epilogo di ogni vera ‘ars celebrandi’. Dal modo con cui si fa il segno della croce all’inizio della preghiera si valuta la qualità della preghiera stessa e da come lo si fa al termine di essa si verifica la sua fruttuosità. Infatti ‘chi ben comincia è alla metà dell’opera’ e ‘il valore di un uomo si riconosce veramente alla fine’ (Libro dei Proverbi). Fatto all’entrata della chiesa, il segno di croce ricorda che col battesimo il cristiano è entrato a far parte del popolo di Dio e, ripetuto eventualmente all’uscita della chiesa, invita ad essere nel mondo testimoni della vita nuova ricevuta nel Battesimo e alimentata nell’Eucaristia. Anche la conservazione in casa dell’acqua benedetta può aiutare a proseguire quel culto che si celebra in chiesa e a riconoscere nella famiglia la ‘Chiesa domestica’.

Tags:
liturgia
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