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Cosa cambierai oggi per essere fedele ai tuoi sogni?

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padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 11/05/15

Le ferite, gli insuccessi, le solitudini possono aver lasciato un segno sulla nostra anima appassionata

Gli anni passano, e può essere che siamo diventati più brontoloni, meno flessibili, con più pregiudizi, meno ricettivi di fronte alla vita. Può essere che abbiamo perso l’innocenza e quel cuore da bambino con cui prima affrontavamo la vita. Un cuore pieno di stupore, che assorbe tutto come una spugna.

Può essere che il nostro modo di amare sia più timoroso, senza dare tanta fiducia, senza aprire tanto l’anima. Le ferite, gli insuccessi, le solitudini possono aver lasciato un segno sulla nostra anima appassionata.

Non so, ma il tempo non ci permette sempre di trasformare in realtà quello che un giorno abbiamo sognato, e forse l’amarezza riempie lo spazio lasciato dall’illusione. La fretta, l’efficacia, l’impazienza. Il tempo vale oro. I giorni passano e pesano.

Siamo più brontoloni di qualche anno fa? Più rigidi di fronte ai cambiamenti? Più nervosi perché non riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati? Ci costa accettare che gli imprevisti occupino il nostro tempo quando non contavamo sul fatto che si presentassero.

L’altro giorno ho visto un video che ha richiamato la mia attenzione. Un uomo d’affari, nel 2032, riceve un pacchetto nel suo ufficio, tra mille angosce e preoccupazioni. Risponde molto infastidito alla segretaria perché gli secca di essere stato interrotto a metà del lavoro.

Il mittente del pacchetto è lui stesso. Si tratta di un video che ha registrato vent’anni prima in cui egli appare all’età di vent’anni in Perù e gli mostra come sta vivendo in quel momento.

Vuole ricordargli le cose che lo facevano vibrare da giovane, i suoi sogni di cambiare il mondo, il desiderio di vivere gli istanti della vita in modo appassionato. Gli ricorda le cose che erano importanti in quel momento e non quelle a cui il mondo ci fa dare più valore.

Gli mostra in immagini e atteggiamenti i valori che muovevano il suo cuore, e chiede a quell’uomo di vent’anni più vecchio, chiede a se stesso, di non dimenticare ciò che era da giovane. Teme che abbia perduto l’innocenza, l’allegria, la passione per la vita.

Teme che gli anni abbiano mandato in malora la sua anima sognatrice e che si sia imborghesito lentamente. Lo spaventa che il peso della vita, il lavoro, le preoccupazioni abbiano minato la sua voglia di vivere e di amare intensamente.

L’uomo di quarant’anni si emoziona vedendo se stesso nel video. Si commuove vedendo che con il passare degli anni ha perso tante cose. Tante cose che un giorno riteneva irrinunciabili. Quando pensava che fosse possibile cambiare il mondo. Decide di chiamare la moglie e le chiede: “Sei mai stata in Perù?”

A volte il tempo fa sì che dimentichiamo le cose importanti. Fa sì che le cose in cui credevamo un giorno, quando eravamo giovani, cadano nel dimenticatoio. Se io mi fossi mandato un video così vent’anni fa, come reagirei oggi vedendolo?

Mi emozionerebbe e cambierebbe qualcosa nella mia vita? Resterebbe tutto uguale? O smetterei di vivere come sto facendo ora? Invertirei l’ordine dei miei valori e le mie priorità? O penserei di essere stato fedele a tutto ciò che ha mosso la mia vita in gioventù? C’è coerenza tra quel ragazzo di vent’anni e l’adulto nel quale mi sono trasformato?

Gli anni passano e lasciano segni nell’anima. A volte questi segni sono pieni di dolore e amarezza, altre volte di fuoco che trasforma tutto. Di saggezza, di maturità. La realtà è che siamo diversi da come eravamo vent’anni fa. Non so se siamo migliori o peggiori, ma siamo diversi.

Di questo sono certo. Se oggi ricevessi un video registrato da me vent’anni fa, mi commuoverei vedendo la freschezza della mia anima, i sogni che allora mi facevano vibrare.

E mi chiederei: cosa devo cambiare per essere fedele ai miei sogni, per essere coerente con ciò che Dio vuole da me? Il mio modo di vivere e di amare è quello che desideravo quando ero giovane?

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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