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“Sono cristiano e perseguitato”. E i jihadisti ottengono il pass per l’Italia

AFP PHOTO/BULENT KILIC

Members of Jihadist group Hamza Abdualmuttalib train near Aleppo on July 19, 2012. Rebels seized control of all of Syria's border crossings with Iraq on July 19, dealing a new blow to President Bashar al-Assad, as China and Russia dismayed the West by blocking UN action against his regime. AFP PHOTO/BULENT KILIC

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 28/04/15

L'inchiesta della Procura di Cagliari, dopo l'arresto di nove persone colluse con l'Isis

Così i jihadisti riescono ad avere il pass per lavorare in Italia e coltivare intanto i loro piani terroristici. È questo il quadro che emerge dall'inchiesta della procura di Cagliari che ha portato all'arresto di nove persone con l'accusa di terrorismo islamico (Il Giornale, 27 aprile). 

FINTA VITTIMA DEI TALEBANI
Tra questi qualcuno aveva lo status di rifugiato. Come nel caso di Yahia Ben Ridi, arrivato in Italia per gestire i proventi derivati dal traffico degli immigrati per conto di Al Qaeda. Ridi ha ottenuto il permesso di soggiorno spacciandosi per una vittima delle persecuzioni dei talebani di cui invece era un "collaboratore".

IN ITALIA PER "MOTIVI UMANITARI"
Caso diverso invece per Alì Zuliqar, cugino di Sultan Wali Khan capo della cellula di Olbia. Quando arriva al centro d'accoglienza di Lecce, si legge sempre su Il Giornale, contatta nuovamente il cugino che lo mette in contatto con un uomo dell'organizzazione in Puglia. È questo gancio che gli consiglia di farsi passare per un cristiano perseguitato dai musulmani: l'operazione riesce e nel 2011 Zuliqfar chiede e ottiene un permesso per motivi umanitari. Insomma per restare in Italia e prosperare tra le cellule del terrore basta dichiararsi cristiano.

FINANZIAMENTO A JIHAD E TERRORISTI
Quello che emerge è un altro drammatico aspetto della vicenda relativa alla cellula islamica in Sardegna. Già su Il Sole 24 Ore (25 aprile) era stato ricostruito come il finanziamento al terrorismo internazionale passasse dall’Italia proprio attraverso la cellula di Olbia. Tutto girava attorno al «sistema di trasferimento internazionale di valuta detto Hawala». Attraverso codici segreti le somme erano depositate in vari stati d’Europa e prelevate direttamente in Pakistan. In apparenza si trattava di contributi per missioni umanitarie ma in realtà servivano a foraggiare la guerra del terrore di matrice fondamentalista.

"MOVIMENTI DI MILIARDI"
Il quadro probatorio emerso dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Cagliari risulta ben saldo e basato su accurate indagini dell’Antiterrorismo della polizia di Stato. Gli investigatori della Digos hanno ricostruito ogni singolo movimento finanziario della «cellula» radicata a Olbia, nel Nord della Sardegna. Il «grande capo», Wali Khan – «amico del fondatore di Al Qaeda, Bin Laden» – era riuscito a fare «movimenti per miliardi». 

Tags:
isis

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