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Qual è stato il rapporto dei papi con la Sindone?

© GERARD JULIEN / AFP
ITALY-TURIN-SHROUD Pope John Paul II prays with cardinal bishop Angelo Sodano (R) at the Turin Saint-John the Baptist cathedral before the controversial Turin shroud 24 May. The shroud is believed to to have been wrapped around the body of Christ after he was taken from the cross. The Pope was careful not to enter into the debate of the shroud's authenticity. (ELECTRONIC IMAGE)
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Da specchio del Vangelo a testimone silenzioso eppure eloquente: una reliquia circondata da straordinaria devozione

I pontefici nei secoli hanno sempre riconosciuto la Sindone come il panno su cui è riprodotto il volto e il corpo di Gesù Cristo? Come si sono espressi nei confronti del panno che nei secoli ha dato luogo alle interpretazioni più controverse?

"IL VERO SANGUE E L'IMMAGINE DI GESU'"
Anche se la Chiesa non ha mai preso una posizione ufficiale e definitiva sul mistero che avvolge il telo sindonico, va premesso che i papi hanno sempre avuto una speciale considerazione per la reliquia torinese a cominciare da Paolo II (1464-1471) e dal suo successore Sisto IV (1471-1484), che avevano eretto a Chambéry, a quel tempo capitale del ducato dei Savoia, una collegiata e avevano riconosciuto il titolo di santa cappella alla chiesa dove era custodita la Sindone. Inoltre, Sisto IV riconobbe che «il vero sangue e l'immagine di Gesù Cristo si vedono sulla Sindone». 

IL CULTO DELLA RELIQUIA
Sulla scia dei suoi predecessori e a fronte della imponente devozione popolare che la Sindone suscitava, attirando a sé frotte di pellegrini, nel 1506 Papa Giulio II (1503-1516) approvò la prima ufficiatura e messa della Sindone, e fissò per il 4 maggio la festa, autorizzandone così il culto come reliquia. 

I DUE OSSEQUI DI PIO VII
Il culmine delle manifestazioni di culto rese alla Sindone, si ebbe con il duplice ossequio di Pio VII (1800-1823): il 13 novembre 1804 – durante una ostensione privata, in occasione del suo passaggio a Torino alla volta di Parigi per l'incoronazione di Napoleone – e in quella solenne del 21 maggio 1815, quando ritornò nella capitale sabauda durante i tumultuosi "cento giornI" dell'imperatore francese. 

IL "TESORO" DI TORINO
Nella prima metà del novecento, due papi pronunciano parole chiarissime sul valore del lenzuolo. «Non sono proprio immagini di Maria santissima, ma del Divin Figlio suo: esse vengono proprio da quell’ancor misterioso oggetto, ma certamente non di fattura umana, questo si può dir già dimostrato, che è la santa Sindone di Torino», afferma Pio XI. E il suo immediato successore Eugenio Pacelli, Pio XII condivide la stessa venerazione: «Torino custodisce come prezioso tesoro la Santa Sindone che mostra l’immagine del corpo esanime e del Divino Volto affranto di Gesù». 

"E' LUI, E' IL SIGNORE"
E se Giovanni Paolo I rende omaggio alla devozione popolare dei «cultores Sanctae Sindonis», Paolo VI (1963-1978) nel messaggio che accompagnò l'ostensione televisiva della Sindone la sera del 23 novembre 1973 disse: «Qualunque sia il giudizio storico e scientifico che valenti studiosi vorranno esprimere circa codesta sorprendente e misteriosa reliquia, noi non possiamo esimerci dal fare voti che essa valga a condurre i visitatori non solo a un'assorta osservazione sensibile dei lineamenti esteriori e mortali della meravigliosa figura del Salvatore, ma possa altresì introdurli in una più penetrante visione del suo recondito e affascinante mistero». «Io guardo quel volto – conclude Paolo VI – e tutte le volte che lo guardo il cuore mi dice: è Lui. E' il Signore». 

IL LEGAME TRA WOJTYLA E LA SINDONE
Per Giovanni Paolo II era una provocazione all'intelligenza. Quando era ancora cardinale, Wojtyla, in occasione dell'ostensione del settembre 1978, si recò a Torino, ancavano poche settimane al Conclave che lo avrebbe eletto papa. Lo scrittore Pier Giuseppe Accornero nel suo libro "Sindone: storia,attualità e mistero" ricorda che Wojtyla stesso in quei giorni gli confidò: «Sono molto legato a questa reliquia da molti, anni, da quando, cioè, seminarista, lessi un libro in polacco che parlava della Sindone. E' una stupefacente testimonianza che ci parla, nel suo silenzio, in maniera meravigliosa. Finalmente ho avuto la grazia di poter vedere questa reliquia che ho sempre solo letta descritta sui libri, e da questa visita sono rimasto molto impressionato». 

"INSOLITA E MISTERIOSA"
Nell'omelia durante la sua prima visita da pontefice alla Sindone il 13 aprile 1980, Giovanni Paolo II si espresse così: «Una reliquia insolita e misteriosa, singolarissimo testimone – se accettiamo gli argomenti di tanti scienziati – della Pasqua, della Passione, della Morte e della Risurrezione. Testimone muto, ma nello stesso tempo sorprendentemente eloquente». 

QUELL'ULTIMO "SALUTO" NEL 1998
Giovanni Paolo II fu poi nuovamente al cospetto della Sindone, in forma privatissima, durante un rapido passaggio a Torino e poi ancora, questa vita in pellegrinaggio ufficiale, nel 1998, Era il 24 maggio, e il papa era già sofferente; tuttavia ebbe la forza di pronunciare il discorso che rimane il più esteso e articolato insegnamento del suo pontificato sulla Sindone: «Questo è un documento che sembrava aspettasse i nostri tempi».

RATZINGER E LA CRUDELTA' DELLA CROCE
Invece nel 1998 il cardinale Ratzinger, futuro Benedetto XVI, venne a Torino come pellegrino. E l'immagine della Sindone è a lui tanta cara da essere stata citata anche in occasione della Via Crucis al Colosseo del 2005, quando, commentando l'undicesima stazione, disse: «Gesù è inchiodato sulla croce. La Sindone di Torino ci permette di avere un'idea dell'incredibile crudeltà di questa procedura».

IL VOLTO E LA BELLEZZA DELL'AMORE
Ancora più significativo è un passo tratto dal suo intervento al Meeting di Rimini del 2002, quando disse: «Colui che è la Bellezza stessa si è lasciato colpire in volto, sputare addosso, incoronare di spine – la Sacra Sindone di Torino può farci immaginare tutto questo in maniera toccante. Ma proprio in questo Volto così sfigurato appare l'autentica, estrema bellezza: la bellezza dell'amore che arriva sino alla fine e che, appunto in questo, si rivela più forte della menzogna e della violenza».

CINQUE MINUTI DI PREGHIERA
Il 2 maggio del 2010 il Papa teologo alzò gli occhi verso «il mistero che spinge a cercare il volto di Dio» e sussurrò a fior di labbra: «Pater noster». Per cinque interminabili, commoventi minuti Benedetto XVI si inginocchiò a pregare davanti al «simbolo dell’umanità oscurata del XX secolo». Nell’oscurità del duomo di Torino, Benedetto XVI confessò di essere diventato, con il passare degli anni, ancor più sensibile al «messaggio di questa straordinaria icona», simbolo del Sabato santo, del «nascondimento di Dio», ma anche prefigurazione della sua resurrezione.

I VANGELI E L'UOMO CROCIFISSO
Senza entrare nella disputa sulla datazione del lenzuolo donato dai Savoia alla Santa Sede, Benedetto XVI definì la Sindone «un telo sepolcrale, che ha avvolto la salma di un uomo crocifisso in tutto corrispondente a quanto i Vangeli ci dicono di Gesù, il quale, crocifisso verso mezzogiorno, spirò verso le tre del pomeriggio». Però se «l’immagine impressa è quella di un morto, il sangue parla della sua vita. Ogni traccia di sangue parla di amore e di vita. Specialmente quella macchia abbondante vicina al costato».

“UN CORPO TORTURATO CHE ESPRIME UNA SOVRANA MAESTA’”
Anche papa Francesco, nel suo messaggio in occasione dell’ostensione televisiva del 2013 si è soffermato sul paradosso della Sindone, testimone silenzioso eppure eloquente: “Questo Volto ha gli occhi chiusi, è il volto di un defunto, eppure misteriosamente ci guarda, e nel silenzio ci parla. Come è possibile? Come mai il popolo fedele, come voi, vuole fermarsi davanti a questa Icona di un Uomo flagellato e crocifisso? Perché l’Uomo della Sindone ci invita a contemplare Gesù di Nazareth. Questa immagine – impressa nel telo – parla al nostro cuore e ci spinge a salire il Monte del Calvario, a guardare al legno della Croce, a immergerci nel silenzio eloquente dell’amore. Lasciamoci dunque raggiungere da questo sguardo, che non cerca i nostri occhi ma il nostro cuore”.

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