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Da dove nasce la parola “Sindon”?

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Il mistero della reliquia più famosa e venerata di tutta la cristianità comincia dal nome

Il sostantivo latino sindon (genitivo sindŏnis, dal greco σινδών – όνος) era una voce di origine semitica che stava a significare una lunga striscia di stoffa tessuta con cotone indiano o lino. Lo confermerebbero anche le etimologie più antiche: in ebraico sadin, in egiziano scenti o scend (tessuto di bambagia, mussolina), affine al copto shent (tessere) e a shento (tela, lenzuolo, veste).

Altri studi farebbero risalire la radice al termine indôn, a significare “tela indiana”, cioè proveniente dalla terra bagnata dal fiume Indo, in sanscrito Sindhu. In effetti, in origine, la sindone era una sorta di panno-lino con cui si coprivano gli indigeni dell’Egitto, dell’India e di altre regioni dell’Asia. La stessa stoffa, tessuta in modo più raffinato, veniva importata nella Magna Grecia e in Italia prima di Cristo, ma impiegata per usi diversi: tendaggi, zanzariere, copricapi.

Una ricca documentazione storico-archeologica risalente all’epoca pre-cristiana attesta che gli Ebrei avevano l’usanza di avvolgere i cadaveri in un drappo funebre con alcune bende e un sudario per la testa. Nel testo originale greco dei vangeli sinottici (Matteo 27,59; Marco 15,46; Luca 23,53), il lenzuolo portato da Giuseppe d’Arimatea per la deposizione del corpo di Gesù di Nazaret viene indicato con il sostantivo sindone. Inoltre, nella Vulgata latina, al capitolo 27 dell’Evangelium secundum Matthæum, si legge: «Et accepto corpore, Joseph involvit illud in sindone munda»

I racconti della tradizione sembrano testimoniare che solo nel VII secolo fu aggiunto l’aggettivo sacra e, come tale, la storia del santo lino – per antonomasia Sacra Sindone – viene fatta iniziare a Gerusalemme, dove sarebbe stato conservato dalle prime comunità giudeo-cristiane, per poi essere trasportato a Costantinopoli. Il vocabolo sindone compare per la prima volta in italiano nei testi del Trecento che narrano di pellegrinaggi in Terra Santa, compare poi nella letteratura sacra e profana dei secoli seguenti fino a D’Annunzio, nella celebre Contemplazione della morte.  Una curiosità: nella terminologia medico-chirurgica degli inizi del Novecento il termine era d’uso per indicare il “tampone per suture”.

In epoca medievale, varie diocesi cristiane sostennero di possedere la reliquia autentica. Ci furono dunque molte “sindoni”, ma quella universalmente nota con l’epiteto di Sacra Sindone è conservata nel duomo di Torino dal 1578. Ed è la stessa che fin dal 1353 era venerata a Lirey, in Francia, passata poi ai duchi di Savoia nel 1453. Oggi con il termine sindone, normalmente scritto con la maiuscola, s’intende soprattutto l’immagine che compare sul “telo sindonico”, il cui aggettivo “sindonico” si riferisce appunto alla Sindone di Torino, conosciuta, almeno per nome, in tutto il mondo e considerata un unicum dal punto di vista storico, scientifico, teologico.

[Tratto dal volume di Roberta Russo, "100 cose da sapere sulla Sindone"]

 

 
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