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Quali sono i riti latini della Chiesa cattolica?

© Fr Lawrence Lew, O.P.-CC
https://www.flickr.com/photos/paullew/4609220724
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Le tradizioni liturgiche occidentali

Il Mistero celebrato nella liturgia è uno, ma le forme della sua celebrazione sono diverse. Di quale Mistero parliamo? Del Mistero pasquale. La Chiesa, fedele alla fede apostolica, dalla prima comunità di Gerusalemme fino alla fine dei tempi celebra e celebrerà in ogni luogo lo stesso Mistero pasquale.

Le varie tradizioni liturgiche o riti manifestano la cattolicità della Chiesa per il fatto di significare e comunicare lo stesso Mistero di Cristo.

I diversi riti nella Chiesa si sono formati nelle varie regioni in cui si è diffusa la Chiesa. Tutti i riti derivano da quella prima “frazione del pane” praticata dagli apostoli, secondo le istruzioni ricevute da Gesù, per commemorare la sua morte e risurrezione, celebrando l'Eucaristia.

In seguito, alla primitiva semplicità di quelle celebrazioni si sono aggiunti nuovi elementi di letture sacre, preghiere e invocazioni. Sono così nati i vari modi di celebrare che ora chiamiamo “riti”.

Il criterio che assicura l'unità nella multiformità delle tradizioni liturgiche è quindi la fedeltà alla Tradizione apostolica, ovvero la comunione nella fede e nei sacramenti ricevuti dagli apostoli, comunione significata e garantita dalla successione apostolica.

La Chiesa cattolica, sia in Occidente che in Oriente, ha un'ampia gamma di riti.

Ci sono quattro “tronchi” principali:

1.- In Occidente: il rito latino.

2.- In Oriente:
a).- il rito antiocheno (siriaco)
b).- il rito bizantino, nato da un gruppo di riti provenienti dal rito antiocheno sotto l'influenza di San Basilio e San Giovanni Crisostomo
c).- il rito alessandrino (Egitto).

In questi quattro “tronchi” si raggruppano tutti i riti: 29, per essere esatti.

Occidente

1. Il rito latino

È originariamente il rito di Roma, che si è poi diffuso in Occidente. È impiegato dalla grande maggioranza dei cattolici latini e dei cattolici in generale. Patriarca di questi è il vescovo di Roma.

Il rito romano si è sviluppato con il tempo e ha subito molti cambiamenti nei primi 15 secoli, fino all'unificazione stabilita da papa Pio V rispondendo a quanto richiesto dal Concilio di Trento.

Nei secoli successivi si sono verificate altre piccole variazioni. Papa Pio X ha modificato radicalmente il Salterio del Breviario e ha alterato le rubriche della Messa.

I pontefici successivi hanno portato avanti i cambiamenti, a cominciare da Pio XII, che ha rivisto le cerimonie della Settimana Santa e certi aspetti del Messale Romano nel 1955.

Nel XX secolo si sono verificati i cambiamenti più profondi con il Concilio Vaticano II, che ha espresso il desiderio che la reverenza al culto divino si rinnovasse nuovamente e si adattasse alle necessità dell'epoca.

Per questo, il Concilio Vaticano II ha proposto una revisione generale dei rituali di tutti i sacramenti, includendo l'Eucaristia.

La liturgia tridentina ha avuto la sua ultima espressione nel Messale di papa Giovanni XXIII del 1962, usato fino al Concilio Vaticano II.

In seguito papa Paolo VI ha concretizzato i desideri conciliari con il Messale del 1970. La Messa di Paolo VI è nota come Forma Ordinaria del Rito Romano.

Giovanni Paolo II ha rivisto la terza edizione tipica del Messale Romano. In seguito, nei termini del Motu proprio Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI sull'uso della liturgia romana precedente alla riforma del 1970, si è indicato che la Messa tridentina, ovvero il Messale Romano promulgato da San Pio V e nuovamente modificato da Giovanni XXIII con il Messale del 1962, deve essere considerata come espressione straordinaria della liturgia della Chiesa. Per questo è lecito celebrare la Messa secondo l'edizione tipica del Messale Romano promulgato da Giovanni XXIII.

Le condizioni per l'utilizzo di questo Messale, consegnate nei documenti Quattuor abhinc annis e Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II, sono ora regolate nel Motu proprio Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI, firmato il 7 luglio 2007.

Altri riti oggi in uso

Roma crea in base alle determinazioni del Concilio di Trento (1545-1563) i libri che unificano la liturgia della Chiesa.

Visto che il Breviario e il Messale non avevano carattere obbligatorio nel caso in cui esistessero altri riti diversi con un'antichità superiore ai 200 anni, è stato possibile che questi si conservassero, anche se sono stati pochi quelli che hanno resistito alla corrente “romanizzatrice”.

Alcuni riti liturgici latini persistono oggi per la celebrazione della Messa in forma rivista dal 1965-1970, ma i riti liturgici specifici per celebrare gli altri sacramenti sono stati praticamente abbandonati.

Tra quelli ancora in vigore, ci sono il rito bracarense della diocesi di Braga (Portogallo) e i riti di alcuni ordini religiosi, che restano in uso in forma limitata con il permesso dei superiori ecclesiastici grazie al Motu proprio Summorum Pontificum.

Grazie a questo testo, gli ordini religiosi con rito proprio hanno recuperato la loro liturgia. Questi riti sono simili al Rito Romano nella sua Forma Straordinaria, ma con alcune particolarità.

È il caso del rito premostratense, del rito domenicano, del rito carmelitano, del rito certosino e del rito cistercense.

Rito premostratense: L'Ordine dei Premostratensi è un ordine religioso di vita monacale fondato da San Norberto nel 1120.

Il suo nome deriva dal luogo in cui ha avuto origine, l'abbazia di Prémontré, a Prémontré (Francia). La sua vita si basa sulla regola dei canonici regolari di Sant'Agostino.

Rito domenicano: Rito dell'Ordine dei Predicatori, fondato da San Domenico di Guzmán nel 1215.

Rito carmelitano: Rito dell'Ordine del Carmelo, il cui primo maestro generale è stato San Bertoldo (XII secolo).

Rito certosino: Rito dell'Ordine dei Certosini, fondato da San Bruno nel 1084. Il rito certosino è in uso in una versione rivista nel 1981.

Rito cistercense: Quello dei Cistercensi è un ordine monastico cattolico riformato la cui origine risale alla fondazione dell'abbazia di Cîteauxda parte di Roberto di Molesme nel 1098.

Rito bracarense o bragano: Rito dell'arcidiocesi di Braga, sede del primate del Portogallo; risale al XII secolo o a prima. Si continua a usare in forma opzionale nell'arcidiocesi di Braga.

Riti ora inesistenti:

Tra i riti oggi in disuso ne sottolineiamo due:

Rito celtico: Sorto nelle zone di origine celtica dell'Occidente europeo, è piuttosto collegato al rito gallicano e ne subisce l'influenza. In Inghilterra è scomparso già nel VII secolo sotto l'influsso dei benedettini. Nella Bretagna francese si è mantenuto fino al IX secolo, in Irlanda fino al XII.

Rito gallicano (Francia): Di questo conserviamo il libro liturgico più antico della Chiesa latina (V secolo). Ha subito un notevole influsso orientale. Ha vissuto una sorta di rinascita nel XVII e nel XVIII secolo in varie liturgie regionali, come quella di Lione.

Questi riti e alcuni altri di minore importanza sono stati assorbiti dalla liturgia romana.

2. Il rito ispanico o mozarabico: È il rito della Penisola iberica (Spagna e Portogallo), noto almeno dal VI secolo, ma probabilmente affonda le radici nell'evangelizzazione originaria. È chiamato comunemente “mozarabico”.

Il suo uso è persistito tra i mozarabici, ovvero i cristiani sottomessi agli arabi in Spagna.

La liturgia mozarabica (spagnola) ha avuto il suo momento di splendore nell'epoca visigota (VII secolo). Ha iniziato ad essere fortemente repressa da quella romana verso l'XI secolo e oggi sussiste solo nella cattedrale di Toledo (Spagna). La sua celebrazione attualmente è in genere semiprivata. 

3. Il rito ambrosiano: È il rito dell'arcidiocesi di Milano. Di origine antica e probabilmente consolidata ma non originata da Sant'Ambrogio (IV secolo), si è romanizzato a poco a poco.

Attualmente vige nella diocesi di Milano e in alcune zone vicine. È simile al rito romano, con alcune varianti nei testi e una leggera differenza nell'ordine delle letture.

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