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A Pordenone cattolici tradizionalisti e ortodossi si “dividono” la chiesa

© Public Domain

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 10/03/15

In poche ore l'iconostasi viene sostituita dai candelabri. E da un mese ci sono anche i Templari

La stessa chiesa, la Santissima Trinità di via San Giuliano a Pordenone, utilizzata da cattolici di stampo tradizionalista e da cristiani ortodossi romeni. Un edificio “contenitore” di celebrazioni diverse, che viene sistemato di volta in volta a ogni cambio di rito, utilizzando anche arredi sacri montati su rotelle per favorirne gli spostamenti (Messaggero Veneto, 10 marzo). 

LA MEDIAZIONE DEL VESCOVO
Un luogo di culto, uno dei più belli e suggestivi della città, che pare quasi trasformarsi in un set cinematografico. «Sono anni che la convivenza va avanti» spiega monsignor Giuseppe Pellegrini, vescovo di Pordenone, aggiungendo di aver cercato una soluzione per i tradizionalisti che hanno però preferito continuare a celebrare alla Santissima. Così come avviene dal 1991. 

DOMENICA POMERIGGIO IL RITO IN LATINO
Attualmente si officia una celebrazione ogni domenica alle 18 e ad ogni festa di precetto (come il mercoledì delle ceneri), ma anche per funerali. Il rito in latino secondo il Messale di San Pio V, sottolinea Natale Vadori, presidente di “Una voce”, associazione laica di liturgia,  «è molto rigido, non c’è nessuno spazio all’improvvisazione – sottolinea Vadori –. L’altare è lo stesso, ma il sacerdote con gli apolidi è voltato verso l’altare e a nome della comunità si rivolge verso Dio».

LO SGUARDO VERSO ORIENTE
Più dettagliatamente, spiega don Ivo Cisar (Una Voce Venetia, 28 settembre 2006), «il sacerdote non si pone "contro" i fedeli, chiudendosi in un cerchio (cfr. Ratzinger, Introduzione allo spirito della liturgia), ma sta a capo del "popolo di Dio", quale condottiero, e con esso si rivolge a Dio, verso l'oriente, verso l'altare, il quale non deve essere mai una tavola (per una specie di Cena di tipo protestante) e che non è prescritta, resa obbligatoria, anzi, la duplicità di "altari" dovuti a quelli posticci deve col tempo scomparire (cfr doc. sulla riforma liturgica del 25 gennaio 1966).

IL CROCIFISSO E LE CANDELE
Sull'altare, prosegue don Ivo, «deve essere collocato un crocifisso, perché vi si rinnova il sacrificio della croce; vi si trova, in mezzo, il tabernacolo, sede di Cristo, presente realmente sotto le specie eucaristiche e la cui presenza, prodotta dalla transustanziazione avvenuta nella consacrazione, è durevole; vi sono i candelieri con le candele per significare la presenza di Cristo, "luce del mondo" (Gv 8,12; Lc 2,32; 1,78); nella sua pietra si conservano le reliquie dei santi, nostri intercessori presso Dio (Canone romano), con i quali siamo uniti nella grande comunione dei santi e della liturgia celeste (cfr. Ap 6,9)».

LA DOMENICA MATTINA E' DEGLI ORTODOSSI
Ma se questo rito è "protagonista" la domenica pomeriggio, al mattino dello stesso giorno la chiesa si trasforma. Padre Octavian Schintee, parroco della comunità ortodossa rumena di Pordenone, spiega che è dal 1998 che utilizzano la chiesa della Santissima Trinità, per le loro celebrazioni la domenica mattina. 

IL POSIZIONAMENTO DELL'ICONOSTASI
Per questo, ogni volta, «dobbiamo posizionare l’iconostasi, tipica della chiesa ortodossa, tra altare e navata». Si tratta di quattro grandi pannelli con rotelle, alti circa due metri, con le icone di Gesu Cristo, della Madonna col Bambino, del santo patrono San Giovanni Battista e del santo greco Nectarios (santo di tutto il mondo ortodosso, considerato un grande guaritore).

IL MARTEDI' SPAZIO AI TEMPLARI
Da circa un mese, un giorno alla settimana, riporta ancora il Messaggero Veneto, la chiesa di via San Giuliano viene aperta al pubblico anche dall’Associazione templari cattolici d’Italia. Il martedì, ai lati del portone di ingresso si posizionano due persone con addosso un mantello. Un servizio caratteristico di questa associazione, che conta 1.000 iscritti in tutta Italia e permette di rendere di nuovo fruibili a fedeli e no luoghi di importante valore artistico e spirituale, che negli anni sono stati chiusi o trascurati. L’ordine fondato nel XII secolo, infatti, proteggeva i luoghi di culto e i pellegrini che si recavano a visitare Gerusalemme dalle scorribande dei saraceni.

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