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Contro gli abusi il coraggio di parlare

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Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 02/03/15

Zollner: “Le stime più basse sugli abusi nelle società in genere vanno dall'8 al 25%”. L'attività del Centre for child protection dei Gesuiti.

In un paese della cintura di Torino una ragazzina di 13 anni è stata violentata per mesi da un gruppo di coetanei – nessuno dei quali ha più di 14 anni – e costretta al silenzio sotto la minaccia che foto e video della violenza sarebbero stati inviati ai genitori. Quando la ragazzina non ne ha potuto più e si è ribellata, la minaccia è stata messa in atto, ma la madre della vittima ha fatto scattare le indagini e ora otto minorenni sono indagati. Sull'episodio si sofferma il blog (26 febbraio) del Centre for child protection (Ccp), il centro per la prevenzione degli abusi sessuali sui minori e le persone vulnerabili all'interno della Pontificia Università Gregoriana, che sottolinea come “uno degli aspetti più inquietanti di questa notizia è che “molti sapevano e non parlavano e che la vittima stessa avesse paura di far sapere quanto le stava accadendo”. Infatti: "Tutti nel quartiere conoscevamo questa storia", ha raccontato uno studente della scuola frequentata dalla ragazzina e dai suoi stupratori. "Sembrava una cosa normale – ha aggiunto – non avevamo capito che le avevano fatto dei video e la stavano ricattando" (Avvenire 21 febbraio).

Scopo del Centre for child protection, che dopo una fase sperimentale a Monaco di Baviera durata tre anni, si è recentemente trasferito a Roma, è, sottolinea il post sui fatti di Torino, “creare nel mondo una rete capace di sensibilizzare sul tema degli abusi dei minori” perché un mondo più sicuro è quello in cui si sappia “di non essere soli e che c'è chi è pronto ad aiutarti e può capire”.

Con questo obiettivo il Centro offre un programma di apprendimento a distanza per operatori pastorali che aiuti a cogliere i segni di un possibile abuso, le modalità più adatte di reazione, informi sulle leggi in vigore in quel Paese e nella Chiesa e, sul lato della prevenzione, informi su cosa si può fare per creare un contesto sicuro per i minori, cioè bambini adolescenti e persone vulnerabili.

Un fenomeno dalle dimensioni agghiaccianti

La sensibilizzazione è sempre più necessaria perché, come ha rilevato il presidente del Centro, il gesuita Hans Zollner, intervistato da Aleteia in occasione della presentazione alla stampa dei nuovi obiettivi di impegno, “il problema dell’abuso sessuale sui minori è globale”. “Il governo indiano 8 anni fa – ha proseguito Zollner – ha pubblicato una statistica agghiacciante che tra le pagine evidenzia come il 52% di tutta la popolazione minorenne in India,secondo una proiezione dello stesso governo, viene abusata sessualmente. Il 52% della popolazione minorile di quel Paese significa circa 200 milioni di persone! Una cifra che non viene recepita facilmente perché si tratta di dimensioni incredibili”. E non basta: “Un rappresentante del governo australiano qualche mese fa mi ha detto che secondo le statistiche della Royal Commission che investiga sulla materia, in Australia il 95% di tutti i casi di abuso sono commessi, non nell'ambito di istituzioni, ma nelle famiglie”. Questo significa che “quando parliamo degli abusi commessi nella Chiesa cattolica, in quella protestante, nelle associazioni sportive o negli Scout, parliamo solo della punta dell’iceberg. Il problema è davvero di dimensioni mondiali e le stime più basse circa l'abuso sui minori nelle società in genere vanno da un minimo di 8 al 25%. E sono le stime più basse”. Per Zollner è necessario “parlare della formazione dei bambini nelle scuole e nelle famiglie e come aiutarle ad affrontare il problema. Come Chiesa cattolica è certamente uno dei tanti cantieri in cui lavorare, ma dobbiamo educare anche i responsabili futuri della Chiesa – sacerdoti, seminaristi, religiosi, religiose – affinché possano monitorare non solo se stessi, ma anche aiutare a costruire un mondo più sicuro per bambini, adolescenti e persone vulnerabili”.

Pedofilia e culture

Obiettivo del programma di e-learning del Centro è aiutare ad affrontare il problema tenendo conto di culture e legislazioni diverse. “In alcuni Paesi dell'Africa o dell'Asia – ha spiegato Zollner – è prescritta l'età di 18 anni per poter contrarre matrimonio, ma di fatto queste regole non vengono rispettate. I ragazzi si sposano a 13, 14 o 15 anni, come è normale per la loro cultura. Siamo di fronte a qualcosa che noi dell’Occidente dobbiamo comprendere meglio prima di giudicare: si tratta sempre di abuso? Come viene percepito l’abuso di chi gode, come nel caso del sacerdote, di grande stima da parte delle famiglie? Come può essere coniugata la tutela dei minori con una certa franchezza e libertà nel rapporto normale con dei giovani? L'arcivescovo di Manila, il cardinale Tagle, descrive quella filippina come una “cultura del toccarsi”, nella quale non avere un contatto fisico significa essere freddi, distanti, quasi nemici. In questi casi occorre lavorare molto sul concetto dei confini, dei limiti: come possiamo sensibilizzare le persone sul fatto che non tutto il toccarsi è buono, soprattutto quando c’è un’intenzione di sfruttamento degli adulti sui minori? Rispondere a queste domande ad affrontare il rapporto tra vittime e abusatori e a prevenire il fenomeno”.

Il ruolo dei media

Il ruolo dei mass media nel denunciare e prevenire gli abusi può essere di grande aiuto, ma va esercitato in modo responsabile. “Forse non tutti lo sottoscriverebbero – ha affermato Zollner – ma i media hanno avuto un ruolo importante e continuano ad averlo nel creare attenzione al tema e alla necessità di dare giustizia alle vittime, facendo in modo, inoltre, che questi fatti non abbiano più a ripetersi. Ciò che chiedo è che tengano desta l'attenzione in modo costante, anche quando il tema sparisce dalla luce dei riflettori”. “Alcune vittime di abuso – ha raccontato il padre gesuita – mi hanno detto che ogni volta che l’informazione si scatena, ciò le porta a rivivere il trauma dell’abuso e la ferita si riapre”. Quando i riflettori si spengono sulle notizie, però: “Chi si occupa di loro? Chi li aiuta ad affrontare il dolore, la solitudine, la rabbia?”.

Teologia e abusi

Il Centre for child protection è impegnato nell'aggiornamento del corso a distanza per renderlo più adatto alle esigenze pratiche degli operatori pastorali, “meno accademico, molto più interattivo, semplice nell'uso delle parole e stimolante a livello di visualizzazione”. Tra gli altri programmi anche nuove conferenze dopo il simposio del 2012 all'Università Gregoriana “Verso la guarigione e il rinnovamento” che ha dato inizio alle attività del Centro. Una delle conferenze sarà dedicata al rapporto tra teologia e abuso, un tema che, ha sottolineato il gesuita “stranamente negli ultimi 30 anni, da quando si parla nella Chiesa di questi terribili fatti, è stato trascurato”. “Cosa ci dice Dio – ha concluso Zollner – di fronte a questa piaga del corpo della Chiesa? Davanti al dolore delle vittime, alla negligenza di alcuni vescovi o Superiori provinciali di Congregazioni religiose e di fronte alla disumanizzazione dei propri comportamenti a cui sono arrivati gli abusatori? Bisognerà riflettere e parlarne”.

Tags:
pedofilia
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