Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Come riconoscere una setta? Leggete il questionario

Jessica FORDE / CAPA DRAMA
Reconstitution dans une fiction TV
Condividi

Quando si parla di sette serve molta attenzione. Non tutti i gruppi religiosi sono sette

Bene. Vi dirò che se un monaco o una monaca della Chiesa cattolica, ad esempio una carmelitana, una clarissa, un trappista, un camaldolese, solo per citarne alcuni, rispondesse a questo questionario, darebbe un’indicazione allarmante di essere membro di una setta. Anzi, quando ho realizzato il questionario, ho pensato a loro in occasione di tutti e 30 i punti. E tuttavia il loro gruppo non è una setta.

Sì, ho teso una trappola a voi lettori. Il titolo di questo articolo racchiudeva la trappola. La trappola, o l’errore, sta nel fatto che un questionario di questo tipo per indicare la percentuale di un gruppo come più o meno lontano o vicino a una setta non è utile. Non vale. Il questionario non è adatto. Non è valido.

Vi raccomando di rileggerlo pensando a un monaco o a una monaca di clausura. Capirete come l’ho elaborato pensando proprio a loro. Tutto quanto è stato detto si adatta perfettamente ai monaci e alle monache. Vediamo rapidamente la cosa:

la chiamata vocazionale, divina; il cambiamento di vita prima e dopo l’ingresso; il rapporto con i familiari e gli amici; l’impossibilità di visite in Quaresima o in Avvento, o in altri periodi dell’anno liturgico, e il controllo dei rapporti con il mondo esteriore; il fatto di vestire con lo stesso abito; le confessioni regolari a un sacerdote nel sacramento della penitenza; la confessione delle colpe in certi momenti della giornata; il controllo di digiuni, sonno, altre penitenze fisiche, attività ricreative, orari…; la radicalità nella sequela di Gesù Cristo; la recita di preghiere; il fatto che il monastero sia una struttura piramidale, totalizzante; le scarse uscite all’esterno; la clausura; i silenzi; il carattere materno/paterno del priore o della priora, o del superiore, e in relazione al fondatore di ciascuno di loro; la forte fratellanza affettiva dei membri; il desiderio apostolico e di zelo evangelico; il controllo finanziario.

3. La soluzione al questionario: la vera questione

La mia intenzione era dimostrare che il concetto di setta di molte persone, e a volte di alcuni esperti, non è corretto. Perché non risolve bene la serie di domande che abbiamo formulato nel nostro questionario. Il metodo del checking o verifica di una lista di qualifiche, come quella presentata in questa sede, non aiuta. Anzi, copre e offusca la vera questione, e con questa la vera soluzione al tema della definizione di una setta. Cos’è allora una setta?

Come afferma la psicologa Margaret T. Singer, i marines degli Stati Uniti non sono una setta, anche se molte di queste caratteristiche si applicano anche a loro, incluse punizioni fisiche molto severe, insulti, sottomissione e umiliazioni, violenza fisica, ecc., come parte dell’addestramento, come accade anche in altre forze speciali. Come sostiene questa esperta specializzata in sette, però, chi entra nei marines sa a cosa va incontro. Lo fa liberamente. È questo per noi il vero quid, la chiave: la libertà, il libero arbitrio.

La chiave di discernimento è la libertà. La libertà è il punto di contatto della ragione e della volontà, e per questo attraverso l’intendimento si delibera sui pro e i contro delle opzioni possibili, e dopo di ciò e attraverso il processo volitivo elettivo la volontà decide, illuminata dall’intelligenza e dal ragionamento; per questo entrambi – intendimento e volontà – sono collegate all’azione libera e sono chiavi per il nostro tema (S. Th., I, q. 83).

Si sapeva chi era il gruppo? Si è deciso di appartenere al gruppo liberamente, con conoscenza e senza coazione, in libertà?

Tornando ai monaci e alle monache della Chiesa cattolica, esiste un processo di conoscenza da parte del candidato e da parte del gruppo. Non c’è inganno nella vita religiosa, nei gruppi menzionati in precedenza (carmelitani…), alcuni dei quali sono estremamente esigenti nella vita quotidiana; chiunque può sapere cosa si fa e come si vive in essi, non essendo facile da parte del candidato l’ingresso e l’appartenenza ed essendo molti quelli che vengono respinti perché non possono seguire quel tipo di vita, cosa che si vede nei primi mesi di contatto. Dall’altro lato, chiunque può andarsene quando lo desidera, essendoci un periodo di iniziazione e di contatto previo, parziale e graduale.

Nelle sette questo non avviene. Le sette usano ogni tipo di inganno per non mostrare il proprio volto reale. Per questo, di fronte ad altre definizioni la nostra definizione di setta è strettamente legata alla libertà, alla conoscenza del gruppo.

Per questa ragione, definiamo la setta un gruppo sociale predatore che pratica il mimetismo e l’adescamento.

Predatore: La setta è sempre negativa, è perversa. Non esistono sette buone o neutrali. La setta è predatrice, termine che uso come gli altri due (mimetismo e adescamento) basandomi su un avvicinamento biologico che applico allo studio (per quanto possibile) dei gruppi sociali. Nel nostro caso di depredazione sociale, questa si circoscrive a tutto ciò che possiamo chiamare aggressione. Consiste nell’aggredire qualcuno per provocargli danno, pregiudizio, per ferirlo o ucciderlo.

Mimetismo: Avviene quando un organismo finge di essere un altro diverso. È il caso di alcune specie di mosche che simulano con colori e tratti gialli e neri l’apparenza di una vespa, evitando così di essere mangiate dai potenziali nemici. Le sette si fanno passare per quello che non sono. I gruppi religiosi cattolici menzionati, invece, non si fanno passare per qualcosa che non sono, anzi, esprimono in modo ben chiaro l’elevata esigenza che richiedono e la difficoltà di sequela, così come quello che fanno i loro membri una volta entrati nel gruppo. Il mimetismo si applica sia al comportamento e alle azioni che alle convinzioni, aspetto che a volte viene dimenticato, ed è l’elemento che porta a volte tanti dei gruppi settari esistenti a farsi passare per religioni, manipolando testi sacri di religioni riconosciute o creando altri testi nuovi con nuove rivelazioni dei loro leader, portando così a divergenze inconciliabili con la fede originale che pretendono di mimetizzare, captando in questo modo persone che non sono capaci di applicare un intendimento corretto e un ragionamento adeguato alla falsità dei testi e alle affermazioni del fondatore o dei leader del gruppo settario.

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni