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La Chiesa evangelizza con la bellezza della liturgia

Philippe Lissac / Godong / Photononstop
Italy, Piedmont, Turin. Celebration with the Shroud of Turin in Duomo (cathedral) Italy.
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Dalla Sacrosanctum Concilium all’Evangelii Gaudium: un convegno ripercorre il rapporto tra “Liturgia ed evangelizzazione”. Tomatis: “La liturgia è una realtà vivente”

"L'evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella liturgia. La Chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della liturgia": questo passo dell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium è ispirazione e approdo del congresso "Liturgia ed evangelizzazione" che si apre il 25 febbraio alla Pontificia Università Gregoriana per iniziativa della Conferenza episcopale italiana. La Cei, che ha chiesto all'ateneo dei gesuiti di curare la parte scientifico-pedagogica del simposio, propone la riflessione sul rapporto tra liturgia ed evangelizzazione nel cammino della Chiesa in Italia, impegnata nel decennio 2010-2020 con il progetto pastorale "Educare alla vita buona del Vangelo". Alle cinque relazioni principali saranno affiancati 21 laboratori tematici sulle questioni aperte nel cammino di attuazione della riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II con la "Sacrosanctum Concilium". Aleteia ne ha parlato con don Paolo Tomatis, direttore della pastorale liturgica della diocesi di Torino, a cui è affidata la relazione di apertura del convegno.

 

Dalla Sacrosanctum Concilium all'Evangelii Gaudium: la liturgia si adatta, in qualche modo, alle esigenze dell'evangelizzazione?

 

Tomatis: La liturgia è una realtà storica che muta con il tempo, nel contatto con le varie culture. Il rapporto con le culture cambia anche la Chiesa e muove il cammino dell'evangelizzazione. Così nel corso del tempo la liturgia ha mutato l'apporto all'evangelizzazione. In questo cammino c'è però una costante, cioè la convinzione che la liturgia evangelizza. Il Concilio Vaticano II ha affermato coraggiosamente che la liturgia è "fonte e culmine" dell'evangelizzazione, cioè dell'intera missione della Chiesa.

 

In questo cammino da SC a EG quali sono stati i grandi cambiamenti della liturgia per il servizio all'evangelizzazione: la lingua, per prima cosa…

 

Tomatis: Tutta la riforma liturgica è stata concepita come un servizio non solo alla liturgia in sè, ma alla Chiesa. Con la riforma della liturgia, il Concilio aveva in mente la riforma della Chiesa e il suo rinnovamento. Avvicinando di più il popolo alla liturgia e la liturgia al popolo, si avvicinava di più il popolo alla Chiesa e viceversa. Questo obiettivo ha dettato il passaggio dal latino alle lingue nazionali, nell'ottica di una maggiore comprensibilità, e l'adattamento alle culture, non solo dei testi, dei gesti, ma anche dei linguaggi come quello della musica e del canto. Una liturgia più aperta, cioè, alla varietà delle culture.

 

Nella riforma qualcosa è riuscito meglio e qualcosa peggio. E' vero? I canti "moderni", per esempio, per alcuni hanno costituito un modo di avvicinare soprattutto i giovani, per altri la distruzione di un patrimonio della tradizione…

 

Tomatis: Fin da subito ci si è accorti di un problema: la liturgia deve evangelizzare in modo proprio, cioè attraverso la celebrazione e il linguaggio liturgico che non può essere manomesso o appiattito. E' questa la grande sfida posta dalla liturgia nei decenni dopo il Concilio. E in ogni decennio le sensibilità sono state diverse: negli anni '70 c'era soprattutto l'esigenza di avvicinare la liturgia ai linguaggi della quotidianità e della vita; negli anni '80 e ' 90 è arrivata una maggiore consapevolezza della necessità di rispettare il linguaggio della liturgia; negli anni 2000 e nel decennio del pontificato di Benedetto XVI c'è stato l'invito ad orientare la liturgia su Dio, privilegiando una liturgia che evangelizza soltanto se mette al centro il protagonista divino più che le azioni di chi celebra. Oggi papa Francesco porta le sue sottolineature che sono quelle di una celebrazione attenta al popolo e alle culture, di una celebrazione fraterna, "nella gioia e nella bellezza", i due termini che usa al n. 24 dell'Evangelii Gaudium, per dire che la liturgia è chiamata ad essere un'esperienza di gioiosa evangelizzazione nella bellezza.

 

Dal punto di vista dei gesti come si traducono queste coordinate?

 

Tomatis: Spetta al lavoro – non facile – dei liturgisti e degli operatori pastorali quello di discernere i linguaggi più adatti. La fraternità può esprimersi in un canto partecipato in modo tale che non sia espressione solo della cultura o dei gusti di qualcuno, ma cerchi un'intesa con l'assemblea. Si esprime anche in una giusta prossimità, per esempio attraverso l'omelia sulla quale si sofferma molto papa Francesco, affermando che deve avere il "linguaggio della madre", quasi un dialetto materno, così da essere in ascolto della Parola di Dio, ma anche del popolo. Si tratta di comprendere questi inviti componendoli con altre sottolineature: quelle di una "liturgia filiale" che sta davanti a Dio non solo con affetto, ma anche con rispetto. La composizione di questi temi è la sfida della riforma liturgica.

 

In che modo la liturgia per i grandi eventi – come l'ostensione straordinaria della Sindone che vi apprestate a celebrare a Torino oppure, in dimensioni ancora maggiori, le Giornate mondiali della gioventù – può diventare un luogo di evangelizzazione?

 

Tomatis: C'è sempre un lavoro di negoziazione tra quelle che sono le esigenze della liturgia e quelle di eventi legati alla presenza del pontefice. La Messa non è una celebrazione adatta per un'assemblea troppo grande e bisogna interrogarsi su quale sia il limite – numerico, prima di tutto – per considerare una "folla" come una "assemblea". Tuttavia è stato dimostrato che, pur in presenza di questo rischio, i grandi eventi con il papa sono occasioni di evangelizzazione perchè accade che persone molto lontane dalla Chiesa si avvicinino anche solo per curiosità e c'è l'occasione di mostrare il volto di Chiesa attraverso il canto o la preghiera. In questi incontri c'è, inoltre, la possibilità di usare altri tipi di linguaggio che possono essere più popolari, come accade recandosi a contemplare la Sindone o più vicini alla sensibilità giovanile, magari proponendo momenti diversi dalla celebrazione eucaristica.

 

Quali sono i problemi o le possibilità che un liturgista deve affrontare in queste occasioni?

 

Tomatis: Negli eventi di popolo c'è una caratteristica fondamentale che è la tendenziale apertura, il carattere di ospitalità: il fatto stesso che si svolgano all'aperto fa sì che non ci siano biglietti, chiunque può avvicinarsi e sentirsi parte di un evento di Chiesa. La presenza di papa Francesco a Torino amplificherà questo aspetto perché molti si riconoscono in lui e lo aspettano. Ci sono vantaggi e svantaggi. In una grande celebrazione occorre cercare la giusta solennità da coniugare con una grande sobrietà, perchè in genere le persone sono all'aperto, in piedi, esposte al freddo o al caldo e devono poter comunque apprezzare la celebrazione e sentirsi partecipi. Occorre, quindi, lavorare sulla programmazione dei gesti e dei tempi. Però dipende dai pontefici e dalle chiese: si può sottolineare la solennità con un gloria più lungo, eseguito dal coro, oppure ricercare di più il contatto con l'assemblea; si può conservare la lingua latina come lingua dell'universalità, oppure pregare nella lingua nazionale. Tutto questo ci dice che la liturgia non è realtà fissa, immobile, ma è una realtà vivente.

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