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Che cosa è la Quaresima spiegata da Pinocchio

© JeffChristiansen
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Abbandonare il Tonno che c’è in noi per cercare una soluzione al buio. Per farci desiderare il lume là in fondo

Ma cos’è ‘sta Quaresima, che comincia col mercoledì delle ceneri? Proviamo a spiegarla con Pinocchio, che su questo la sa lunga, anzi lunghissima.

Tutti sanno che il burattino finisce nella pancia del pesce-cane (non della balena, del pesce-cane). Dentro c’è un buio pesto. Pinocchio si mette a urlare:

– Aiuto! Aiuto! Oh povero me! Non c’è nessuno che venga a salvarmi?

A questo grido qualcuno risponde:

– Chi vuoi che ti salvi, disgraziato?… – disse in quel buio una vociaccia fessa di chitarra scordata.

Il padrone della voce è un tonno, che chiede al nuovo arrivato di identificarsi in quanto pesce. E quando Pinocchio gli risponde di non essere affatto un pesce, l’altro gli domanda perché mai allora si sia fatto inghiottire. La risposta è molto pinocchiesca:

– Non son io, che mi son fatto inghiottire: gli è lui che mi ha inghiottito! Ed ora che cosa dobbiamo fare qui al buio? …

Pinocchio ha ragione: il passato non conta: è il presente che chiede una soluzione. La sua domanda è la stessa che dà il titolo ad un famoso libro di Lenin all’inizio della Rivoluzione: “Che fare?”. Sottotitolo: Problemi scottanti del nostro movimento. Anche il buio nel ventre del pesce-cane è un problema scottante: “che fare?” che fare ora? La risposta è di quelle da far cadere le braccia:

– Rassegnarsi e aspettare che il Pesce-cane ci abbia digeriti tutt’e due.

Il seguito del dialogo segna la distanza ideologica tra i due inghiottiti. L’uno, l’eroe del libro, non può tollerare l’idea di una fine ingloriosa dei suoi giorni. Non è fatto per il buio, lui. L’altro è la figura simbolica del cinismo e della rassegnazione – della disperazione tamponata, stabilizzata, avrebbe detto qualcuno – tipiche della società borghese di fine Ottocento. E non solo.

– Ma io non voglio digerito! – urlò Pinocchio, ricominciando a piangere.
– Neppure io vorrei essere digerito, – soggiunse il Tonno, – ma io sono abbastanza filosofo e mi consolo pensando a che, quando si nasce Tonni, c’è più dignità a morir sott’acqua che sott’olio!…
– Scioccherie! – gridò Pinocchio.
– La mia è un’opinione, – replicò il Tonno, – e le opinioni, come dicono i Tonni politici, vanno rispettate.
– Insomma… io voglio andarmene di qui… io voglio fuggire”.
– Fuggi se ti riesce.

Il dilemma è appunto questo: c’è o non c’è alternativa al buio dell’esistenza, al volere cieco della sorte che divora ogni cosa? La Quaresima si situa esattamente al centro di questo dilemma: da una parte il desiderio e la speranza di ritrovare la luce, dall’altra il convincimento “filosofico” che alla morte non esiste alternativa se non illusoria.

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quaresima
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