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Esistono peccati così gravi che non possono essere perdonati?

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Felipe Aquino - pubblicato il 05/02/15

L'amore di Dio non ha limiti tranne uno: senza pentimento non si può accedere alla misericordia e alla salvezza

Sappiamo che disperare del perdono dei propri peccati offende Dio. Nel “Dialogo della Divina Provvidenza”, Dio insiste molte volte su questo con Santa Caterina da Siena: 

“Con questa misericordia possono attaccarsi alla speranza, se lo vogliono. Ché se non vi fosse questo, non vi sarebbe nessuno che non si disperasse, e nella disperazione giungerebbe coi demoni all’eterna dannazione…Quest’ultimo peccato della disperazione è molto più spiacevole a me e dannoso a loro, che tutti gli altri peccati che hanno commessi… Al peccato della disperazione non ve li muove fragilità, poiché non vi trovano alcun piacere, ma niente altro che pena intollerabile.

Nella disperazione l’infelice spregia la mia misericordia, stimando il suo difetto maggiore della misericordia e bontà mia. Caduto che sia in questo peccato, non si pente né ha dolore della mia offesa come dovrebbe; si duole sì del suo danno, ma non si duole dell’offesa che ha fatta a me; e così riceve l’eterna dannazione…

La mia misericordia è maggiore di tutti i peccati che potesse commettere qualunque creatura. Perciò mi dispiace molto che essi stimino maggiori i loro difetti. Questo è quel peccato che non è perdonato né di qua né di là”.

Quando parla di questo, che è il “peccato contro lo Spirito Santo”, il Catechismo della Chiesa insegna che

“La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna” (§ 1864).

La cosa più importante è capire e credere che

“La Chiesa 'ha ricevuto le chiavi del regno dei cieli, affinché in essa si compia la remissione dei peccati per mezzo del sangue di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo. In questa Chiesa l'anima, che era morta a causa dei peccati, rinasce per vivere con Cristo, la cui grazia ci ha salvati'.

Non c'è nessuna colpa, per grave che sia, che non possa essere perdonata dalla santa Chiesa. 'Non si può ammettere che ci sia un uomo, per quanto infame e scellerato, che non possa avere con il pentimento la certezza del perdono'. Cristo, che è morto per tutti gli uomini, vuole che, nella sua Chiesa, le porte del perdono siano sempre aperte a chiunque si allontani dal peccato” (§ 981-2).

A chi desidera meditare in modo approfondito la questione della fiducia e della misericordia di Dio, raccomando vivamente di leggere il libro di monsignor Ascânio Brandão “El Breviario de la Confianza” (Ed. Cléofas, 2013).

Non serve arrabbiarsi con se stessi e condannarsi dopo un peccato. Sarebbe un male maggiore, è orgoglio sopraffino. Il rimedio è rialzarsi umilmente, accettare con rassegnazione la propria mancanza e cercare il perdono nella misericordia infinita di Dio, che non ci abbandona mai. Cristo ci ha lasciato la Chiesa e la confessione per questo motivo.

San Francesco di Sales insegnava che “più siamo miserabili, più dobbiamo avere fiducia nella bontà e misericordia di Dio; perché tra la misericordia e la miseria c’è un legame così grande, che l’una non si può esercitare senza l’altra”.

Raccomandava inoltre di soppesare i difetti più con dolore che con indignazione, più con umiltà che con severità, e di conservare il cuore pieno di un amore blando, tranquillo e tenero. Non conformarci alla nostra debolezza e alla nostra miseria, aggiungeva, è una questione di orgoglio. Dio a volte permette le nostre cadute, come è avvenuto con San Pietro, per farci diventare umili. È grazie alle nostre mancanze che conosciamo la nostra miseria e confidiamo solo in Dio.

Giuda e San Pietro hanno peccato gravemente al momento della Passione del Signore, ma Pietro non si è disperato. È stato umile, ha confidato nella misericordia di Gesù e si è salvato. Giuda è caduto nel rimorso e si è suicidato. La differenza è stata la fiducia nella misericordia di Gesù.

È per questo che Santa Faustina ha raccomandato tanto la Coroncina della Misericordia, che possibilmente deve essere recitata davanti al Santissimo Sacramento e in particolare di fronte ai moribondi.

Non possiamo dimenticare che la gioia di Dio e dei suoi angeli è vedere un peccatore pentito. “Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”. Con quale gioia Gesù ha perdonato Maria Maddalena, la donna adultera, la samaritana, Zaccheo e tanti altri!

“Le lacrime dei penitenti sono così preziose da essere raccolte nella terra per essere elevate al cielo, e la loro virtù è così grande che si estende fino agli angeli”, ha detto Bossuet. Gli angeli stimano le lacrime di pentimento dei peccatori più di quelle degli innocenti. L'amarezza del pentimento ha per loro più valore del miele della devozione.

Ogni caduta è una grande occasione che abbiamo per imparare ad essere umili. Sant'Alfonso diceva che anche i peccati commessi possono contribuire alla nostra santificazione, nella misura in cui il loro ricordo ci rende più umili, più grati alle grazie che Dio ci ha donato dopo tante offese.

L'umiltà è quindi la grande forza di chi aspira alla santità. Lo ha detto Santa Teresa: chi possiede la virtù dell'umiltà e quella della rinuncia a se stessi “può ben uscire a combattere contro tutto l’inferno congiunto e contro tutto il mondo e le sue seduzioni”.

Queste due virtù, diceva la santa, hanno la proprietà di nascondersi da chi le possiede, di modo che non le vede mai, né si persuade di averle, anche se gli viene detto. San Giovanni della Croce ha detto che “tutte le visioni, rivelazioni e sentimenti celesti non valgono il minimo atto di umiltà”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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