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Don Bosco: “Ricordatevi che il diavolo ha paura della gente allegra”

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Una mostra itinerante racconta il genio educativo del santo piemontese, nell'anno del bicentenario della sua nascita

Il destino non ha lasciato solo l'uomo. La vita di San Giovanni Bosco, per tutti Don Bosco, si può riassumere in questa frase. Una personalità straripante, sempre allegra, e con una genialità educativa che ha cambiato la vita dei giovani e di chiunque lo incontrasse. La società dell’allegria. L’oratorio di don Bosco: “Questa è la mia casa"  è la mostra itinerante per bambini e adulti che illustra i tratti distintivi della sua umanità e racconta le opere nate proprio dal suo desiderio di bene per l'uomo. Maria Serra, direttore editoriale “Piccola Casa Editrice” ci introduce all'esposizione che sta raccogliendo grande consenso in tutta Italia.
 


© Albeiro Rodas

Come nasce l'idea di fare una mostra per bambini e ragazzi dedicata a Don Bosco?

Ad agosto 2014 sono iniziate le celebrazioni per il bicentenario della sua nascita che termineranno nell'agosto del 2015, lui è nato nel 1815. Per questo abbiamo iniziato ad approfondire la conoscenza della sua figura: abbiamo scoperto un uomo straordinario. Una personalità appassionata, divertente e con una grandissima intelligenza e dedizione per i problemi quotidiani. Un uomo affettuoso, in un periodo in cui i metodi educativi non erano di certo amorevoli… Di fronte alla scoperta di questa umanità ci siamo “innamorati” della sua storia e abbiamo deciso di fare una mostra per bambini, giovani ma anche per adulti.

Qualche episodio significativo raccontato nella mostra?

E' cresciuto educato dalla mamma con un profondo intuito cristiano e umano, come è successo a tanti altri santi moderni. Sin da piccolo è stato investito di tanti doni: generosità, attenzione al prossimo, voglia di vivere. Con una serietà molto più “evoluta” rispetto ai suoi coetanei. Da qui l'episodio del saltimbanco: il piccolo Giovanni Bosco studiava gli spettacoli dei saltimbanchi che raggiungevano il suo paese durante le feste. Una volta imparati, convocava gli amici del borgo per riproporre lo show, attirando a sé gli amici e distogliendoli dalle cattive compagnie. Un signore racconta un altro episodio significativo della sua infanzia che documenta l'amore verso il prossimo di Giovanni Bosco: ogni giorno i due si incontravano e il piccolo Giovanni gli chiedeva di fare scambio di pane. Giovanni aveva il pane bianco, un pezzo molto pregiato, mentre il compagno aveva sempre solo un piccolo tozzo di pane nero. Don Bosco, con la scusa che a lui piaceva di più quello nero, otteneva sempre lo scambio. Soltanto da grande il bambino capì la generosità e l'inventiva di Don Bosco per portare a ognuno l'allegria e l'amore fraterno.

E nella vita adulta di educatore?

Una volta formato l'oratorio, Don Bosco aveva diversi metodi “innovativi” per attrarre i ragazzi: con i bravi ragazzi che già lavoravano nelle botteghe, assecondava le lamentele dei datori di lavoro e li convinceva a farsi “prestare” i ragazzi per portarli in oratorio con gli altri giovani. Quale modo migliore per farli tornare in bottega più diligenti? Con i ragazzi di strada, invece, li sorprendeva mentre giocavano d'azzardo nelle piazze: puntavano i soldi dentro un fazzoletto messo al centro del gioco e Don Bosco, con mano lesta, prendeva il fazzoletto e scappava via. I ragazzini gli correvano dietro fin dentro l'oratorio dove c'era un altro prete che stava predicando ad altri giovani. Iniziava poi una messa in scena concordata: i 2 preti – cosa insolita, soprattutto all'epoca- litigavano a gran voce, così da catturare l'attenzione dei ragazzi. Poi la lite si placava e il discorso passava ai temi educativi, alle buone maniere, all'allegria. Alla fine Don Bosco prometteva di ridare i soldi ai ragazzi all'uscita dell'oratorio. Ed è così che tantissimi giovani rimanevano attratti da questo simpatico prete e dall'ambiente estremamente allegro e conviviale. 

Quali sono i tratti distintivi della personalità di Don Bosco che emergono maggiormente?

Sicuramente l'allegria: lui da ragazzino fondò la “società dell'allegria” e il punto su cui reggeva era quello di essere sempre allegri. Da prete i ragazzi gli chiedevano il segreto della santità e lui rispondeva sempre: “l'allegria!”. Ma non un allegria ingenua, la sua era una certezza che Gesù era suo compagno e non lo lasciava mai solo. Un altro tratto era la sua amorevolezza per i giovani che incontrava: trovava sempre un metodo, fuori dai canoni, con cui dare loro fiducia e speranza.

Ad esempio?

Con alcuni giovani carcerati: riuscì a convincere il Ministro della Giustizia dell'epoca a portare i ragazzi fuori da un riformatorio per una gita. E senza scorta! Impensabile per i tempi che correvano! E dando profonda fiducia a questi ragazzi, nessuno scappò via e visse una giornata di giochi, salti e libertà. E' proprio con questa amorevolezza che è riuscito a cambiare chi stava insieme a lui.

 


© Iglesia en Valladolid
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