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«I cristiani tiepidi? Poverini, sono in grande pericolo»

© OSSERVATORE ROMANO / AFP

Radio Vaticana - pubblicato il 30/01/15

Così il pontefice durante l'Omelia a Santa Marta di questa mattina

di Alessandro De Carolis

Un cristiano deve sempre custodire in sé la “memoria” del suo primo incontro con Cristo e la “speranza” in Lui, che lo spinge ad andare avanti nella vita con il “coraggio” della fede. Lo ha affermato Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino, presieduta nella cappella di Casa Santa Marta. 

Non ama sul serio chi non ricorda “i giorni del primo amore”. E un cristiano senza più memoria del suo primo incontro con Gesù è una persona svuotata, spiritualmente inerte, come solo sanno essere i “tiepidi”.

Cristiani tiepidi, un fallimento
A orientare l’omelia di Francesco è anzitutto la frase iniziale della Lettera agli Ebrei, nella quale l'autore invita tutti a richiamare “alla memoria quei primi giorni”, quelli in cui avete ricevuto, dice, “la luce di Cristo”. Quello in particolare, il “giorno dell’incontro con Gesù” – osserva il Papa – non va mai dimenticato perché è il giorno di “una gioia grande”, di “una voglia di fare cose grandi”. E assieme alla memoria, mai smarrire il “coraggio dei primi tempi” e l’“entusiasmo”, la “franchezza” che nascono dal ricordo del primo amore:

“La memoria è tanto importante per ricordare la grazia ricevuta, perché se noi cacciamo via questo entusiasmo che viene dalla memoria del primo amore, questo entusiasmo che viene dal primo amore, viene quel pericolo tanto grande per i cristiani: il tepore. I cristiani 'tiepidi'. Eh, ma stanno lì, fermi, e sì, sono cristiani, ma hanno perso la memoria del primo amore. E, sì, hanno perso l’entusiasmo. Anche, hanno perso la pazienza, quel 'tollerare' le cose della vita con lo spirito dell’amore di Gesù; quel 'tollerare', quel 'portare sulle spalle' le difficoltà… I cristiani tiepidi, poverini, sono in grave pericolo”.

Attenzione al male che bussa
Quando pensa ai cristiani tiepidi, due immagini tanto incisive quanto sgradevoli all’apparenza colpiscono Francesco. Quella evocata da Pietro, del “cane che torna al suo vomito”, e l’altra di Gesù, per il quale ci sono persone che nel decidere di seguire il Vangelo hanno, sì, cacciato via da sé il demonio, ma quando questi torna in forze gli aprono la porta senza stare in guardia e così il demonio “prende possesso di quella casa” inizialmente pulita e bella. Che è come dire, tornare al “vomito” di quel male in un primo tempo rifiutato. Viceversa, afferma Francesco:

“Il cristiano ha questi due parametri: la memoria e la speranza. Richiamare la memoria per non perdere quella esperienza tanto bella del primo amore, che alimenta la speranza. Tante volte è buia, la speranza, ma va avanti. Crede, va, perché sa che la speranza non delude, per trovare Gesù. Questi due parametri sono proprio la cornice nella quale possiamo custodire questa salvezza dei giusti che viene dal Signore”.

Memoria e speranza uguale fede
Una salvezza afferma il Papa, citando il passo del Vangelo, che va protetta “perché il piccolo grano di senape cresca e dia il suo frutto”:

“Danno pena, fanno male al cuore tanti cristiani – tanti cristiani! – a metà cammino, tanti cristiani falliti in questa strada verso l’incontro con Gesù, partendo dall’incontro con Gesù. Questa strada nella quale hanno perso la memoria del primo amore e non hanno la speranza".
"Chiediamo al Signore – è la preghiera conclusiva del Papa – la grazia di custodire il regalo, il dono della salvezza”. 

QUI L'ORIGINALE

Tags:
omelia santa martapapa francesco
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