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Donare la nostra debolezza

© Montse PB

Niña y velas

padre Carlos Padilla - pubblicato il 15/01/15

Quando si è vuoti e si sente di non avere niente di prezioso da offrire, si può donare solo il proprio peccato

La prima Epifania nella storia degli uomini, la prima manifestazione di Dio, è il Natale. E i Re Magi rappresentano il momento in cui quel Dio fatto carne si fa presenza davanti a tutti gli uomini della terra. Quei saggi d'Oriente vengono da terre lontane. Cristo nasce per tutti i popoli.

La seconda Epifania è il Battesimo del Signore al Giordano. Quando si manifesta in mezzo ai suoi. E la terza è il miracolo delle nozze di Cana. Lì Gesù fa il suo primo segno e molti credono in Lui.

Dio si manifesta perché noi uomini lo vediamo. Abbiamo bisogno che si manifesti per poterlo vedere tra gli uomini. A volte sono gli altri, con le loro vite sacre, a invitarci ad adorare il mistero.

Pensavo alle scalette che molte famiglie hanno portato con sé il giorno prima dell'Epifania per vedere bene la cavalcata dei Re Magi (una tradizione spagnola, ndt). Ogni famiglia una scala. Di varie forme e dimensioni. Abbastanza alte per vedere e farsi vedere.

Pensavo a San Simeone lo stilita, che è salito in cima a una colonna per vivere isolato dagli uomini, più vicino a Dio. Pensavo a Zaccheo, che è salito su un albero per vedere Gesù, e Gesù ha visto lui.

Molti bambini sono saliti su una scala per vedere meglio. Sicuramente molti hanno visto meglio. Sicuramente Dio ha visto meglio loro. Li ha guardati. Li ha baciati. Questo mi rallegra. La scala è solo un aiuto.

È come la stella. Sono solo aiuti nel cammino per salire più in alto, per arrivare più lontano, per toccare Dio. Ma sono aiuti necessari. A volte abbiamo la vocazione della stella. E indichiamo dov'è Lui. Alla fin fine è questo che importa.

Altre volte fungiamo da scale. Qualcuno può salire sui miei gradini e toccare più in alto, il cielo, le nubi di Dio. E si lascia vedere da Dio grazie a me. Ciò che conta è che l'altezza ci dia la prospettiva e ci renda visibili a Dio.

Avere la vocazione della scala è difficile. Rimaniamo incollati al suolo e vorremmo inerpicarci sulle vette. Passano attraverso di noi, salgono e a volte pesa. Ma è bello. Siamo un trampolino per le vette. Servono persone con la vocazione di scala. Cosa faremmo senza di loro?

E con la vocazione di stella. Indicare, condurre, aiutare, guidare. E tutto perché gli uomini si avvicinino a Dio. Si prostrino per adorarLo nel mistero. Si inginocchino come bambini.

L'adorazione di Gesù è un'abitudine che ci fa bene. Prostrarci davanti a Dio e adorare il suo nome ci aiuta. Vogliamo imparare ad adorare. Ci rende più umili. Più di Dio, più umani. Oggi vogliamo prostrarci e consegnargli la nostra vita.

Una persona pregava: “Oggi, per adorarti, ti offro tutti i miei peccati. Sono molti, Tu lo sai. Ce ne sono alcuni quasi irrimediabili. Oggi ti offro quelli piccoli, quelli che fanno sì che minuto per minuto il mio cuore si raffreddi. Quelli nascosti sono quelli che fanno più male. I peccati e un cuore umano spezzato, necrotizzato, che batte solo per te”.

È quello che vogliamo donargli. Ciò che siamo. La nostra debolezza. Oggi voglio prostrarmi davanti a Lui e offrirgli la mia debolezza, ciò che mi pesa, ciò che non mi inorgoglisce, ciò che mi costa della mia vita.

Gesù mi guarda. Mi commuovo. Forse sono questi i doni più preziosi, quelli che contano di più. Sono quelli che riempiono l'anima di Gesù. Quando una persona è vuota e sente di non avere niente di prezioso da offrire, può donare solo il proprio peccato.

Quante volte ci allontaniamo da Gesù quando vediamo solo il peccato nella nostra vita! Vediamo l'ideale e ci sentiamo lontani. Vediamo la vita e non troviamo un senso al cammino. In quei momenti, per niente orgogliosi, offriamo il nostro fango. Gesù si rallegra. Sa che è ciò che abbiamo, ciò che è più nostro. Ed Egli ci vuole con il nostro fango. Questo mi emoziona sempre.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
spiritualità
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