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5 modi per essere un cattolico coraggioso a lavoro

Marquette-University-CC

Randy Hain - pubblicato il 14/01/15

3. Iniziamo la conversazione condividendo un po’ di noi. La trasparenza invita alla trasparenza. Non possiamo aspettarci che qualcuno si apra con noi se non siamo disposti a fare lo stesso. Il nostro percorso di fede è una benedizione da condividere. La testimonianza che offriamo può avere un’influenza profonda su qualcuno. Come leggiamo in 1 Pt 3:15-16, “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo”. Se possiamo essere desiderosi di condividere la nostra fede con altri, veniamo anche avvertiti di farlo con attenzione e gentilezza.

4. “Reality Check”: perseguire il paradiso vs. essere popolari. La nostra destinazione ultima è il paradiso, non questo posto chiamato Terra. I nostri critici ci aiuteranno ad andare in paradiso? Ci sosterranno nei momenti difficili? No, ci spingeranno verso uno stile di vita secolare in cui c’è poco spazio per Dio e il materialismo e la popolarità sono gli idoli alla moda del momento. Francis Fernandez ha scritto che vincere il rispetto umano è parte della virtù della fortezza. Descrive le sfide che un cristiano può affrontare in questo modo: “…chiacchiere e calunnie, derisione, discriminazione sul posto di lavoro, perdita di opportunità economiche o amicizie superficiali. In queste circostanze scomode, potremmo essere tentati di prendere la via più semplice e ‘gettare la spugna’. In questo modo potremmo evitare il rifiuto, il fraintendimento e la ridicolizzazione. Potremmo preoccuparci al pensiero di perdere degli amici, delle ‘porte chiuse’ che in seguito saremo incapaci di riaprire. È la tentazione di essere influenzati dal rispetto umano, nascondendo la propria reale identità e rinunciando al nostro impegno di vivere come discepoli di Cristo”. Fare ciò che è giusto non è sempre facile, ma a lungo termine è chiaramente ciò che dà maggiori benefici. Perché non dovremmo scegliere il paradiso?

5. Essere coerenti e condurre una vita cattolica integrata. Portiamo la nostra fede con noi al lavoro, quando andiamo a mangiare con gli amici, alle partite di calcio dei bambini e agli incontri con i vicini? O pratichiamo la nostra fede cattolica solo la domenica a Messa? È facile conformarsi alle aspettative secolari, mentre è difficile mostrare pubblicamente il nostro amore per Gesù, vivere le beatitudini, evangelizzare e condurre una vita pienamente integrata.

A questo proposito, ho sempre trovato ispirazione nella saggezza dell’esortazione apostolica di papa San Giovanni Paolo II Christifideles Laici: “La formazione dei fedeli laici ha come obiettivo fondamentale la scoperta sempre più chiara della propria vocazione e la disponibilità sempre più grande a viverla nel compimento della propria missione… I fedeli laici, infatti, sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esercizio della loro funzione propria e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a rendere visibile Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro vita e con il fulgore della fede, della speranza e della carità”.

Non possiamo farlo da soli, e dobbiamo pregare per avere la guida dello Spirito Santo. Nella mia esperienza personale, è un work in progressquotidiano e non è mai semplice, ma dovremmo tutti riconoscere che ci sono persone che ci guardano per vedere il nostro esempio. Vogliono imparare da noi ed essere ispirati dal nostro coraggio, se siamo disponibili a prendere posizione a favore di Cristo. Pensate a quanto siamo fortunati a vivere in un Paese cristiano (anche se le nostre libertà religiose sono chiaramente sotto attacco), in cui tutto ciò che rischiamo è la possibile disapprovazione o l’alienazione dagli altri. Quando portiamo la nostra fede al lavoro, ci opponiamo a quella paura e solidifichiamo i valori fondamentali in cui crediamo come cristiani. Per mantenere quella forza, è importante vivere in modo fedele ogni giorno, il che vuol dire portare la fede al lavoro. A volte sarà difficile e richiederà sacrifici, ma vivere con l’amore di Dio ogni minuto di ogni giorno è ben più gratificamnte di una piccola disapprovazione.

So che è difficile, ma ci viene richiesto un sacrificio. Il sacrificio è semplicemente amare Cristo più di quanto amiamo le opinioni di coloro che ci circondano. Preghiamo gli uni per gli altri e continuiamo a chiedere a Gesù la forza e il discernimento per conoscere e seguire la Sua volontà.

Domani è un altro giorno. Avremo il coraggio di essere una luce a favore di Cristo per chi ci circonda?

Randy Hain è senior editor di The Integrated Catholic Life. Questo articolo è stato adattato dal suo libro The Catholic Briefcase: Tools for Integrating Faith and Work.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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