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Gesù in fila che aspetta…

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 12/01/15

Cosa proveremo il giorno in cui si compirà ciò per cui siamo fatti?

Questa domenica abbiamo celebrato il Battesimo del Signore. È appena nato a Betlemme e già adoriamo Gesù che si avvicina al fiume Giordano per essere battezzato da Giovanni. Che consolazione deve essere stata per Giovanni vedere che Gesù prendeva sul serio la sua vita, la sua missione, la sua forma di essere testimone!

Gesù rispettava Giovanni, il suo mistero. Lo ammirava. Quel momento al Giordano è l'incontro tra due uomini obbedienti. Due uomini umili. Giovanni è colui che ha obbedito per tutta la vita. E la sua vita ha trovato senso in Gesù. Tutta la sua vita ha consistito nell'aspettarlo e nel prepararsi a quel momento. E in quel momento il suo anelito ha raggiunto la pienezza.

Come sarà quel giorno per noi? Cosa proveremo il giorno in cui si compirà ciò per cui siamo fatti?

Sicuramente è stato molto diverso da come Giovanni lo immaginava. Dio sorprende sempre. Rompe sempre gli schemi. Si nasconde nel quotidiano, nella vita di ogni giorno, e arriva mentre svolgiamo le nostre occupazioni quotidiane. Com'è avvenuto con Giovanni, che quel giorno stava battezzando molti uomini:

“Predicava: 'Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo'. In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba” (Marco 1, 7-11).

È il momento in cui lo Spirito Santo si posa su di Lui. Giovanni è solo uno strumento. Lo Spirito discende in mezzo agli uomini. Lì Dio gli consegna il suo Spirito. Nella forza dello Spirito Santo inizierà la sua missione. In quella forza diventa forte nel deserto di fronte alla tentazione.

Gesù, uomo e Dio, cercatore, figlio e Padre, innamorato. Gesù, uomo, bambino, aveva bisogno di essere pieno dello Spirito. Aveva bisogno della mano di Dio che si posasse sulla sua vita, confermando la sua scelta. Aveva bisogno di Giovanni che battezzava nel fiume Giordano.

In realtà non lo abbiamo compreso del tutto. Resta nascosto come un mistero. Il figlio di Dio, uomo e Dio, aveva bisogno della forza dello Spirito, dell'amore di suo Padre donato in modo manifesto, davanti agli uomini.

Non aveva già ricevuto lo Spirito dalla nascita? Non aveva forse vissuto per trent'anni alla presenza di Dio, accudito da Maria, educato da Giuseppe, guidato dalla forza dello Spirito? Sicuramente Dio riempiva il cuore di suo Figlio fin da piccolo. Era necessario andare fino al Giordano?

Sì, era necessario. Quel giorno, al Giordano, il fuoco dello Spirito Santo è arrivato nella sua anima. Il Giordano è il momento dell'abbassamento. Gesù aveva bisogno di quel fuoco per la missione che aveva davanti.

Come ha scritto un giorno Santa Teresina, “un uomo, specialmente un sacerdote, che lavora partendo da un'unione profonda e intima con Cristo, anche quando non compie una grande quantità di opere è molto più fecondo di un altro che, senza questa unione profonda, svolge una quantità sorprendente di lavoro”.

Gesù aveva bisogno di quell'unione perfetta e profonda con lo Spirito perché le sue opere fossero piene di Dio. Lo Spirito discende su di Lui e a partire da quel momento sa come devono procedere i suoi passi. Inizia la sua missione, inizieranno i suoi segni. Si farà forte davanti alle tentazioni nel deserto.

Solo chi vive nella forza dello Spirito è fecondo, rimane fedele, si fa strumento docile. È Dio che agisce nelle nostre azioni, non siamo noi.

A volte mi vedo agire solo con le mie forze, come se volessi cambiare il mondo, trasformare tutto. E cado ferito. E inciampo. E comprendo nuovamente che solo se sono ancorato a Dio la vita è feconda. Solo legato a Lui do vita. Sciolto da lui do solo la mia vita.

Con quanta poca serietà prendiamo a volte la nostra vita spirituale! E come ci ricorda papa Francesco, senza preghiera il vino diventa aceto. Il mio vino è diventato aceto? Senza riposare nello Spirito, l'anima si secca, si intorpidisce.

Gesù ha riposato quel giorno nello Spirito Santo. Si è riempito di Dio. Del suo amore infinito. Egli, perfetto Dio, perfetto uomo, ha avuto bisogno di inginocchiarsi nel Giordano. Quanto più noi abbiamo bisogno di tornare a Dio cercando il suo amore, la forza dello Spirito!

Mi colpisce sempre immaginare Gesù che aspetta di essere battezzato nel Giordano. Ricordo le parole di un medico, África Sendino, morta di cancro. Ha imparato dal dolore e dalla necessità di consolazione quando per anni aveva consolato e curato tante persone.

Nel suo diario ha scritto: “Essere nella fila dei malati oncologici mi ha ricordato la fila che si sarà formata al Giordano per ricevere il Battesimo da Giovanni. Finalmente ho capito cosa significava ciò che aveva fatto Gesù impegnandosi ad essere uno dei tanti. Finalmente ho capito il movimento di Dio per eccellenza, che è l'abbassamento fino al limite di essere confuso come uno dei tanti. Allora ho trovato senso non già dal fatto di essere la dottoressa Sendino, e nemmeno ad essere il medico-malato. Ho trovato senso dal fatto di essere semplicemente una malata tra i tanti che quel giorno si ammassavano nel reparto di oncologia” (1).

Ci sono persone che ci parlano di Dio in modo impressionante. Ci parlano della grandezza dell'animo umano e della grandezza di Dio. Grazie a lei ho capito cosa ha fatto Gesù quel giorno al Giordano. Si è messo in fila. Dietro a tutti. Si è spogliato del suo rango passando per uno dei tanti. Lo ha fatto per tutta la vita.

Oggi vedo Gesù al Giordano e mi commuove. È lì come uno dei tanti, senza darsi importanza. Non per insegnarci qualcosa, né per darci una lezione. Non è un camuffamento, né una posa. Semplicemente, aspetta il suo turno. Come qualsiasi uomo. Nessuno nella fila se ne rende conto, nessuno lo lascia passare prima.

Egli aspetta. Desidera incontrare Giovanni. Gesù non ha mai battezzato in seguito, non è stato il suo modo di portare Dio agli uomini. Ha usato le sue mani, la sua parola, il suo sguardo, non tanto l'acqua. Quel giorno, però, Gesù vuole chinarsi davanti a Giovanni.

Amo fare le cose alla mia maniera, con il mio stile. Non mi piace adattarmi alle forme degli altri, ai loro metodi. Ma è vero che l'amore a volte ci rende capaci di fare le cose secondo l'altro, per amore dell'altro, seguendolo, senza chiederci tanto quale sia il mio stile, cosa voglio io, com'è il mio modo di toccare il cuore.

Gesù aspetta Giovanni, guarda Giovanni, accoglie Giovanni com'è, con ciò che fa. Così vuole iniziare, con il segno di Giovanni. Obbedendo. Si spoglia di se stesso.

Vogliamo sempre essere speciali. Non passare inosservati, essere tenuti da conto, che i nostri doni siano valorizzati, essere rispettati per ciò che siamo. È difficile nascondersi, abbassarsi, lasciar passare prima altre persone, fare le cose alla maniera di altri anche se non siamo del tutto d'accordo, anche se l'idea non è nostra.

Oggi guardo Gesù. Dio nascosto, che aspetta, rallegrandosi per il fatto di essere uno dei tanti, per il fatto di mettersi nella fila dei bisognosi, dei vulnerabili, di quelli che chiedono. Senza mettersi in mostra. Lo sento molto vicino. Al mio fianco. Che cammina dietro di me, che si unisce a me, che aspetta con me. Perché è con me e mi comprende.

(1) Pablo d’Ors, Sendino se muere

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
spiritualità
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