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Papa Francesco non dimentica il terremoto di Haiti

© United Nations Development Programme
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A 5 anni dal sisma, una conferenza internazionale convocata da Bergoglio farà il punto sulla ricostruzione del paese caraibico

Era il 12 gennaio del 2010 quando un violentissimo terremoto colpiva Haiti, provocando la morte di almeno 220 mila persone, oltre 300.000 feriti e un milione e mezzo di senza tetto. A cinque anni dal sisma, una conferenza internazionale, convocata da papa Francesco in Vaticano il 10 gennaio, farà memoria del tragico evento e segnerà il punto sulla ricostruzione del paese alla quale hanno dato un forte impulso la Chiesa e le organizzazioni caritative cattoliche.
 
L’incontro dedicato a "La comunione della Chiesa: memoria e speranza per Haiti a cinque anni dal terremoto" inizierà con le parole di benvenuto del cardinale Marc Ouellet, presidente della pontificia commissione per l'America latina e con l'introduzione del cardinale Robert Sarah, presidente emerito del pontificio consiglio Cor Unum che fino alla fine dello scorso anno ha curato la gestione dei doni del papa per la chiesa locale dell’isola. Seguiranno gli interventi del card. Chibly Langlois, vescovo di Les Cayes e presidente della conferenza episcopale di Haiti, creato cardinale al primo concistoro di Papa Francesco lo scorso febbraio, di mons. Thomas Gerard Wenski, arcivescovo di Miami, diocesi che ha catalizzato la generosità dei cattolici degli Stati Uniti, del presidente della fondazione dell'Associazione volontari solidarietà internazionale (Avsi) Alberto Piatti che gestisce alcune opere di carità sull’isola, e dell'ex rappresentante della Banca inter-americana di sviluppo in Haiti Eduardo Marques de Almeida. Alle 11.30 l'udienza dal Papa. Nel pomeriggio verrà dato spazio a quanti operano nel contesto della ricostruzione e, al termine dei lavori, mons. Gianpietro Dal Toso, segretario del pontificio consiglio Cor Unum metterà in evidenza le problematiche ancora aperte e le prospettive da affrontare in futuro.
 
Il terremoto del 2010 ha distrutto gran parte delle opere infrastrutturali, migliaia di abitazioni e tutti gli ospedali dell’isola. Le stime della Croce Rossa internazionale e delle nazioni Unite parlano di quasi tre milioni di persone effettivamente coinvolte dal sisma.
 
Caritas italiana, attiva fin dai primi giorni per soccorrere la popolazione terremotata accanto alla chiesa locale e nel quadro della rete di Caritas internazionale, ha sintetizzato lo sforzo messo in campo nel Rapporto Haiti 2010-2011.
 
Complessivamente a cinque anni dal terremoto sono stati finanziati 169 progetti di solidarietà, per un importo di oltre 21,5 milioni di euro, pari a circa l'86,3% dei 25 milioni raccolti grazie alla colletta straordinaria promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana il 24 gennaio 2010. La maggior parte dei progetti sono attivi nelle zone colpite (dipartimenti Ovest, Sud-Est  e Grand’Anse) e coinvolgono tutte le 10 diocesi del paese caraibico.
 
Secondo il cardinale Langlois, la Chiesa cattolica ha ancora circa 200 progetti da realizzare.
 
“Una parte dell’aiuto ricevuto dalla chiesa di Haiti – ha spiegato il segretario della Pontificia Commissione per l’America latina Guzman Carriquirry – è stata importante per ricostruire l’infrastruttura ecclesiastica minima fortemente danneggiata dal sisma: le scuole, il seminario sono in progetto e questa ricostruzione fa parte della ‘fantasia della carità’ manifestata nella diversità di opere che rispondono alle esigenze dell’intera popolazione haitiana” (il sismografo 8 gennaio). Si tratta di una ricostruzione fondamentale per dare speranza al paese più povero dell’America latina segnato dai forti contrasti sociali. “La società haitiana – ha spiegato Carriquirry – si divide tra ricchi e poveri e questa polarizzazione è parte organica della fragilità delle istituzioni che amministrano il paese e, dunque, dell'insicurezza e della violenza che sconvolhe Haiti ormai da anni”.

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