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Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 08/01/15

Costanza Miriano e Mario Adinolfi accusati dalla stampa meneghina e dalle opposizioni in Regione Lombardia di "omofobia" è davvero così?

Il prossimo 17 gennaio a Milano ci sarà un incontro patrocinato dalla Regione Lombardia e promosso da Obiettivo Chaire e insieme con Alleanza Cattolica a cui parteciperanno tra gli altri i giornalisti Costanza Miriano, Mario Adinolfi (direttore della Croce) e Luigi Amicone (direttore di Tempi). Tema dell'incontro la difesa della famiglia tradizionale. Fin qui ci sarebbe poco da aggiungere se non che gli interessati possono raggiungerli alle ore 15 all'Auditorium Testori, se non fosse che questo evento – ancora prima di iniziare – è già stato stigmatizzato e bollato come omofobo da parte dell'opposizione in consiglio regionale e dalle pagine di cronaca cittadina di Repubblica (3 gennaio).

Un attacco unidirezionale che sa più di polemica politica che non di confronto e a cui una delle dirette interessate, Costanza Miriano, risponde con forza così:

“Io non voglio parlare di omosessuali. Non ne so niente. Io voglio parlare della famiglia, che è l’unica cosa di cui so qualcosa, einvece mi si accusa di voler far curare i gay.

Trovo che sia questa la grande vittoria degli attivisti lgbt: riuscire a mettersi sempre in cima all’agenda, pur rappresentando un numero infinitamente piccolo di persone rispetto al totale. Punto. Chiuso l’argomento. Chi vuole può leggere i miei libri, articoli, ascoltare gli interventi e cortesemente segnalarmi i passaggi da “omofoba”, perché così Rep. definisce il convegno che faremo a Milano io e i miei tre amici. Se uno poi fosse colto da un grave attacco di onestà intellettuale potrebbe addirittura ascoltare suyoutube l’incontro, perché è un format che abbiamo già ripetuto più volte a Roma. Nessuno di noi ha mai detto che i gay vanno curati. E già mille battute se ne sono andate, porca miseria.
Il punto è che lo straw man si rende necessario a chi non la pensa come noi, diventa l’unico loro baluardo contro la pervicace, ostinata, ottusa, oscurantista realtà, che vuole che i bambini vengano da un maschio e da una femmina. Sul tema è l’unica cosa che abbiamo detto e che diremo sempre anche se dovesse costarci il carcere, come avrebbe voluto la legge Scalfarotto: i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre. Prima per essere messi al mondo, poi per essere allevati. Lo sanno tutti, è talmente vero che per coprire la forza della verità bisogna urlarci contro delle bugie. Io capisco, davvero, sinceramente, il desiderio di paternità e di maternità delle persone omosessuali, ma purtroppo bisogna gridare dai tetti cosa c’è dietro la realizzazione di questo desiderio: persone vendute o affittate, donne sfruttate (femministe, dove siete?), embrioni congelati, figli che non conosceranno mai la storia del loro patrimonio genetico (come si chiamerà mio padre? Hy698?), una cryogeneration da incubo, bambini che vogliono la mamma e piangono per anni.
Se questa è omofobia, sono contenta che gli attivisti lgbt siano usciti allo scoperto. Se parlare di famiglia è omofobia, non ci posso fare niente.

Giuliano Ferrara – direttore del Foglio – scrive alla Miriano e ad Amicone:

“Invito caldamente i nominati, nel giorno del convegno lombardo al quale hanno promesso di partecipare, giorno ch’è imminente, a starsene a casa o a organizzare la protesta contro l’insegnamento nelle scuole milanesi dell’ideologia del gender o dell’indifferenza sessuale, senza dimenticare che la sola radiografia del fenomeno da parte di un prete di curia milanese ha indotto l’arcivescovo a scusarsi per l’iniziativa. Le sentinelle leggano libri buoni in piedi invece di mettere in provetta, con l’assistenza di psichiatri psichiatrizzabili e di tradizionalisti senza il senso della tradizione, chimismi, ormoni in pillola e altre vaghezze dagli scaffali del farmacista Homais”

(Foglio, 4 gennaio) questo il consiglio del direttore ai partecipanti tenuto conto che l'associazione Obiettivo Charie promuove un percorso terapeutico di accompagno per le persone in crisi con la propria omosessualità.

Ma proprio sul punto è la stessa Miriano a rispondere all'Elefantino e ad altri :

“Per finire, quanto all’accusa che campeggiava ieri in prima pagina su questo giornale e dalla quale so già che non mi libererò facilmente, innanzitutto voglio dire che credo che la responsabilità individuale sia uno dei tesori della cultura giudaico cristiana, quindi io parlerei o scriverei ovunque mi facessero dire quello che penso. Poi vorrei chiarire che né io né i miei compagni di strada abbiamo mai detto che i gay vanno curati. Infine dico che non mi turba il fatto che tra i promotori dell’incontro (per il quale, detto per inciso, noi non prendiamo un euro) ci sia Obiettivo Chaire, un’associazione che accoglie e rispetta le persone che vivono con sofferenza la propria identità sessuale e non si propone affatto di curarle ma di sostenerle alla ricerca di sé. Io conosco e stimo molto due che ci lavorano, so quanto pagano di persona per questo loro impegno, e siccome non sono solita scaricare gli amici non lo farò neppure questa volta. Credo che se una persona viva con disagio la propria identità sessuale, non per la condanna sociale (l’ingiusta discriminazione va punita, e le leggi ci sono già) ma per la propria sofferenza interiore, abbia il diritto di chiedere aiuto a chi vuole, se è lui che lo vuole, a patto che lo faccia liberamente, e non venga indotto o spinto in nessun modo. Non ci trovo niente di scandaloso o offensivo per nessuno. E adesso sparate pure” (Il Foglio, 5 gennaio).

A chi andrà ad ascoltarli il compito di dire dove sia la verità.

Qui l'incontro tenutosi a Roma il 19 maggio scorso: 

Tags:
ideologia gender
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